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Intervista esclusiva a Francesco Gabriele e Helen Watkinson, rispettivamente regista/attore e attrice protagonista del film in Concorso al Catania Film Fest “Blue Hollywood”.
Francesco, di cosa parla il tuo film?

“Blue Hollywood” racconta la storia di due giovani attori: Alessandro, italiano, e Celeste, inglese, che, dopo essersi conosciuti in un corso estivo di recitazione a Londra, decidono di trasferirsi insieme a Los Angeles per inseguire i propri sogni e tentare di lavorare nella film industry Hollywoodiana. Racconta, con umorismo e leggerezza, di come spesso i sogni possano infrangersi quando vengono a contatto con la realtà.

 

Cosa ti ha spinto a raccontare questa storia?
Ho vissuto per 3 anni a Los Angeles, ho studiato molto recitazione ed è un mondo che conosco piuttosto bene. Per molto tempo ho cercato un film su giovani aspiranti attori in cui identificarmi, ma non ho mai trovato nulla che raccontasse di attori e ponesse al centro della storia la recitazione. Dopo tante ricerche, mi sono reso conto che ci sono moltissimi film che parlano di aspiranti danzatori, cantanti, musicisti… ma che non c’era nulla per quanto riguarda gli attori! E cosí, cinque anni fa, nacque l’idea di “Blue Hollywood”.
Sei anche il produttore ? Quanto è costato e come hai reperito i fondi? 
No, la produttrice è Devorah Corona Mendez, che è stata davvero straordinaria e non finirò mai di ringraziarla! Io sono il Produttore Esecutivo, ciò significa che mi sono occupato di reperire la maggior parte dei fondi. Essendo questo il mio film di diploma dalla London Film School, una buona parte del film è stata finanziata dalla scuola. Il resto sono riuscito a recuperarlo grazie a product placement e risparmi personali, di amici e familiari che hanno creduto nel progetto e investito nel film. Il budget totale è stato di 40.000 dollari e con questo siamo riusciti a coprire tutto, inclusi viaggi e pernottamenti Londra-Los Angeles per me, attrice, produttrice e direttore della fotografia che venivamo da Londra.
Il film è stato girato in 15 giorni con una schedule che prevedeva 12/13 ore al giorno di lavoro.
Ci sono stati davvero tanti imprevisti, come di consuetudine su qualsiasi set, ma la bravura di tutto il team è stata quella di non perdersi mai d’animo e lavorare sempre uniti per raggiungere il risultato.

Raccontaci un aneddoto.

 

Non dimenticherò mai quando stavamo girando una scena all’interno di un’abitazione privata che avevamo preso in affitto per girare gli interni dell’ufficio dell’agente Mary Brown. Dopo circa 4 ore di lavoro, dei vicini hanno cominciato a lamentarsi e minacciato di chiamare la polizia se non avessimo smesso di filmare. Il proprietario dell’abitazione, nonostante fosse consapevole delle nostre intenzioni, si è spaventato e ci ha cacciato tutti via. Cosí siamo stati costretti a trovare una soluzione su cosa fare e in tempi brevissimi. Non potevamo permetterci di perdere un giorno né di rigirare le scene della mattina. Fortunatamente il mio primo assistente alla regia, Peter Fuller, ci ha offerto di andare nella sua abitazione e filmare lì. Abbiamo dovuto fare uno unit movement non previsto nel bel mezzo della giornata di oltre 40km, ma tutta la crew una volta arrivata sul posto, ha cominciato a lavorare velocemente e professionalmente per far assomigliare il piú possibile la predente location alla nuova. E mentre la scenografa andava a comprare degli oggetti di scena per rendere tutto piú simile, io con il direttore della fotografia (Giacomo La Monaca, altra persona a cui sarò sempre infinitamente grato!) lavoravo alla shot list e a come cercare di mostrare il meno possibile la nuova location!

Il risultato finale è stato sorprendente e, nonostante lo stress, siamo riusciti a coprire le scene di cui avevamo bisogno e, in post-produzione, tutto era perfettamente omogeneo!
Ti ha aiutato qualcuno  a Los Angeles per la realizzazione del film, hai davvero uno zio produttore, come il tuo personaggio rivela in una battuta del film?No, purtroppo non ho nessuno zio produttore! E nessuno della mia famiglia lavora in un settore artistico. Ho dovuto imparare tutto da zero, crearmi le mie connessioni, il che è stato molto difficile ma allo stesso tempo maggiormente gratificante.

Si, ovviamente ci sono tantissime persone che mi hanno aiutato e senza le quali non sarebbe stato possibile realizzare il film! Oltre al supporto della mia famiglia, della London Film School, del direttore della fotografia e della produttrice, una gratitudine immensa va alla UCLA, l’Università della California che ha supportato il film e ci ha permesso di collaborare e conoscere tanti studenti talentuosi del corso MFA in Filmmaking che hanno ricoperto la maggior parte dei ruoli della Crew.

E all’American Academy of Dramatic Arts che ci ha fornito molti spazi all’interno del Campus e ci ha dato un grande supporto!
L’industria del cinema americano è davvero come la descrivi con raccomandazioni, sesso, ambiguità, droga?
Onestamente non mi limiterei a circoscrivere alla sola industria del cinema americano il discorso di raccomandazioni, ambiguità, sesso e droga. In qualsiasi settore in cui girano tanti soldi probabilmente ci sono questi elementi. Di certo in settori artistici, essendo la meritocrazia qualcosa di prettamente più soggettivo, tutto ciò è presente in misura maggiore.
Ovviamente non è sempre cosí e non è tutto cosí! Ma ci certo l’industria cinematografica è un settore in cui i compromessi sono spesso necessari e soprattutto nell’ambito della recitazione bisogna stare molto attenti. Ho girato il film a Maggio 2016, prima di tutto lo scandalo Weinstein… quindi penso proprio che “Blue Hollywood” sia stato molto premonitore in questo. E mi auguro che nel frattempo qualcosa ad Hollywood sia cambiato!
Felice di essere stato premiato al Catania Film Fest?Molto più che felice! Il Catania Film Fest è stata un’esperienza magica e indimenticabile! Un’anteprima siciliana in una sala stracolma con oltre 200 persone piene di energia ed entusiasmo! E non si può spiegare a parole la gioia di ricevere due riconoscimenti nella serata finale nella splendida cornice del MA Catania: il premio della Giuria Giovani come “Miglior Film Europeo Indipendente” e il Premio Speciale come “Regista Rivelazione”. Posso solo dire un grazie enorme, sincero e profondamente sentito agli organizzatori e ai selezionatori per avermi dato questa opportunità. Ed un grazie infinito a tutti i ragazzi che hanno votato Blue Hollywood come Miglior Film Europeo!

 

Progetti futuri? 

A breve girerò un videoclip musicale e nel frattempo sto sviluppando il mio prossimo lungometraggio, “Ghost Light”, un film scritto dallo sceneggiatore americano Dan Spurgeon ed ispirato ai classici horror italiani anni 80. Nel frattempo sto scrivendo un lungometraggio in italiano interamente ambientato a Terracina.

Helen, come ti sei trovata a girare  a Los Angeles? Era la tua prima volta?

Non ero mai stata  a Los Angeles ma, come Celeste dice nel film, ho sempre sognato andarci. Vedere con i miei occhi il Chinese Theatre e passeggiare sulla Walk of Fame è stata un’esperienza magica… quindi il mio entusiasmo che vedete nel film è assolutamente vero!

 

Dove hai studiato recitazione?

Ho cominciato a recitare al National Youth Theatre di Londra quando avevo 16 anni e, da quel momento in poi, ho capito che avrei voluto intraprendere la carriera di attrice. Dopo essermi laureata in Letteratura Inglese presso lo University College London, ho conseguito il Master in recitazione presso il Drama Centre. La preparazione che mi ha dato la scuola è stata straordinaria. In particolar modo, conservo un ricordo bellissimo dei due mesi trascorsi a Mosca a studiare al Boris Shchukin Theatre Institute.

 

È stato il tuo primo film da protagonista?

‘Blue Hollywood’ non è stato solamente il mio primo film da protagonista, ma il mio primo film in assoluto! Sono estremamente grata a Francesco Gabriele per aver creduto in me e per avermi dato l’opportunità di interpretare il ruolo di Celeste che mi ha permesso di imparare cosí tanto!
Cosa pensi delle difficoltà di questo mondo per una giovane e aspirante attrice?
È una domanda molto difficile. Penso che ognuno abbia difficoltà diverse ma, personalmente, la cosa che mi crea maggiore difficoltà è l’autostima. In questo mestiere devi affrontare cosí tanti rifiuti, constantemente, che ti porta a chiederti in continuazione “perchè non mi ha scelto?”, “forse sono io il problema?”.
Per questo motivo mi sento particolarmente legata al monologo del “Gabbiano” che Celeste interpreta nel film che parla dell’importanza di avere fede.
Progetti futuri?Al momento sono impegnata nelle prove di ‘The Bacchae’ che verrà rappresentato in Polonia. Io sono nel coro e balliamo, suoniamo, cantiamo, usiamo tamburi e tutto è recitato in greco antico. È qualcosa di totalmente nuovo per me ma mi entusiasma moltissimo!

Francesco Gabriele e Helen Watkinson presentano “Blue Hollywood” ultima modifica: 2018-05-14T06:12:58+00:00 da Redazione

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