Bassetti: “Ristoranti
aperti la sera”

Bassetti: "Riapriamo i ristoranti la sera"

Intervista all'infettivologo: dagli anticorpi monoclonali al Festival di Sanremo
"Sul vaccino russo c'è un pregiudizio ideologico"

di Cristina de Palma

Bassetti: “Ristoranti
aperti la sera”

Bassetti: "Riapriamo i ristoranti la sera"

Bassetti: "Riapriamo i ristoranti la sera"

di Cristina de Palma
Bassetti: "Riapriamo i ristoranti la sera"

Bassetti: “Ristoranti
aperti la sera”

Bassetti: "Riapriamo i ristoranti la sera"

Intervista all'infettivologo: dagli anticorpi monoclonali al Festival di Sanremo
"Sul vaccino russo c'è un pregiudizio ideologico"

di Cristina de Palma
6 minuti di lettura

Matteo Bassetti è tra le figure più popolari del momento. Prima della pandemia era conosciuto soltanto tra gli addetti ai lavori, poi è arrivata la notorietà grazie anche alla televisione. Il direttore del reparto di Malattie Infettive al San Martino di Genova è spesso ospite nei talk show per la sua capacità di spiegare le cose in maniera semplice, diretta. Ultimamente è stato attaccato pesantemente dai no-vax (massima solidarietà anche da tutta la redazione di The Freak) e dice sempre ciò che pensa senza mai risparmiarsi, così come ha fatto in questa intervista, utile a capire a cosa – per esempio – a cosa servono gli anticorpi monoclonali e non solo…

Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie Infettive al San Martino di Genova

Bassetti, qualche giorno fa l’Aifa ha dato il via libera a due anticorpi monoclonali. Cosa ne pensa? 

È una cura che si aggiunge a quelle che abbiamo e che sicuramente arricchisce il patrimonio delle cure contro il Covid. Si utilizza in una tipologia particolare di pazienti, in modo precoce ma per sfruttarla al meglio c’è bisogno di un ottimo rapporto con la medicina territoriale. 

In che senso?

Nel senso che è una cura che si farà in ospedale su soggetti che hanno avuto un esordio della malattia da meno di tre giorni, quindi toccherà ai medici di medicina generale intercettare questi pazienti, curarli e poi spedirli a casa. Questo significa una diminuzione dei ricoveri in ospedale. 

Da una settimana i dati sui decessi, che si aggirano intorno ai 500 morti al giorno,  faticano a scendere, perché? 

La curva dei decessi non scende perché i nostri ospedali sono carichi di pazienti molto complicati. Una volta entrati per la problematica del Covid, rimangono a lungo in ospedale e spesso, anche se guariscono dal Covid, muoiono per altre cause e complicazioni. 

Oggi moltissime regioni sono in zona gialla e l’infettivologo Massimo Galli ha subito ribadito che “la zona gialla non deve farci dimenticare che siamo in una situazione di assoluta precarietà per quanto riguarda la pandemia”. È d’accordo? 

Sì, la zona gialla non vuole assolutamente un via libera, perché il coprifuoco alle 22h rimane e i ristoranti sono chiusi dalle 18h. Non è un libera tutti, è una sorta di lockdown se vogliamo. Il sistema dei colori fino ad oggi ha funzionato, ma deve essere molto più dinamico.

Che intende dire? 

Più che chiudere tutto indistintamente, scuole, negozi e fare un lockdown generalizzato che per me è una barbarie, bisognerebbe analizzare da vicino ogni singola situazione e agire caso per caso. La divisione in regioni molto grandi, come la Lombardia, non ha senso. Bisogna intervenire localmente. 

Anche a livello di province? 

Sì, ci sono delle aree che secondo me hanno bisogno di una chiusura totale. Se vediamo che ci sono delle province che hanno difficoltà con i contagi, con i ricoveri, che sono saturi, si chiude e basta. Bisogna adottare delle misure rapide e veloci. Due settimane di chiusura: scuole, ristoranti, bar, tutti i posti dove ci sono gli assembramenti. 

Parlando di ristoranti, la chiusura serale è efficace?

Meglio tenere i ristoranti aperti che avere il delivery per 30/50 persone in casa, come avviene oggi. 

Tema vaccini. Sembra che quello russo, lo Sputnik V, abbia superato le perplessità iniziali della comunità scientifica…

Abbiamo considerato il vaccino russo in maniera ideologica. Ed è una cosa sbagliata guardare la scienza con l’ideologia. Io sono stato uno dei primi ad aprire al vaccino russo, perché credo fortemente che la Russia sia un paese di grande livello dal punto di vista scientifico e culturale.  

Ma quindi chi ha rifiutato il vaccino russo non l’ha fatto su basi scientifiche? 

Chi ha avuto un atteggiamento ideologico, e ce l’hanno avuto alcuni politici, oggi deve farsene una colpa perché i dati sul vaccino russo sono i dati migliori di tutti i vaccini a vettore virale. Sono meglio di Astrazeneca, per dire. Quindi se qualcuno ha scelto di puntare su Astrazeneca e non su quello russo adesso deve prendersi le sue responsabilità. 

Dal 31 dicembre ad oggi, sono state somministrate oltre 2.421.000 di dosi di vaccino su tutto il territorio nazionale. In quanto tempo potremmo raggiungere l’immunità di gregge?

A questo ritmo nel 2025. In realtà ci nascondiamo dietro al fatto che i vaccini non arrivano, ma io non sono certo che saremo in grado di vaccinare comunque tutta la popolazione italiana. Le regioni sarebbero in grado di fare 500mila vaccini al giorno, se avessimo tutte le dosi a disposizione? Io non ne sono convinto. 

Quale è la soluzione quindi? 

Bisogna assolutamente allargare l’offerta di dove poter fare questo vaccino. Il programma Arcuri ha fallito. Le tende, le assunzioni centralizzate, sono idee errate, ma mi auguro che con il nuovo governo si riparta da zero. 

Ecco, ha citato il nuovo governo. C’è stato un momento in cui sembrava che l’unica soluzione fossero le elezioni. Secondo lei è ipotizzabile andare a votare durante una pandemia? 

Diciamo che le elezioni, se si dovessero fare, si farebbero a maggio/giugno quindi in un momento di relativa tranquillità per i contagi. Non credo sia un problema. Mi risulta che poi ci saranno le amministrative in moltissime città. Se dovessimo votare tra una settimana però le direi di no per mancanza di organizzazione. La pandemia non deve essere una scusa per non votare. 

Per molti, la curva dei contagi è strettamente connessa con la riapertura delle scuole. È veramente così?

Ora che le abbiamo riaperte, faremo veramente una figura meschina se le chiudessimo nuovamente. Il problema non è la scuola in sé ma quello che ruota intorno, i trasporti ad esempio. Le regioni hanno potenziato i mezzi e gli orari di ingresso. Siamo il paese dove i ragazzi sono andati meno a scuola nell’ultimo anno, dobbiamo farci delle domande.  

Cosa pensa del personale medico che non vuole vaccinarsi?

È scandaloso. Per me è semplice, non ti vuoi vaccinare? Ti licenzio o faccio in modo di non farti più lavorare nella struttura. Ma il problema reale è rappresentato da quei medici di base che sconsigliano il vaccino. Un medico contro i vaccini è un medico non degno di chiamarsi tale e io non lo considero un mio collega. Deve essere espulso dall’ordine. 

Si riferisce allo scontro avuto con un medico no-vax qualche giorno fa durante una trasmissione televisiva?

Sì, non esiste che un medico del sistema sanitario nazionale, in convenzione, dica che il vaccino non serve. Bisogna dare dei segnali forti e non aspettare la burocrazia italiana che ci mette 10 mesi per sanzionare quei medici. È anche un modo per tutelare i pazienti. 

Il Comitato tecnico scientifico ha dato il via libera al Festival di Sanremo, senza pubblico però. Lei aveva lanciato una provocazione “mettiamo i sanitari già vaccinati”. 

Su Sanremo c’è troppo rumore, come inevitabile che sia. Siamo passati da un estremo all’altro; da 500 persona in teatro a zero. C’è una via di mezzo, si poteva mettere un numero inferiore di persone rispetto alla capienza. Poi ricordiamo che il Festival è anche un volano economico per la città, non è un semplice teatro. E quello di mettere personale già vaccinato poteva essere un bel messaggio di ringraziamento per il lavoro svolto in questi mesi. E diamo anche un segnale agli altri. 

Una sorta di incentivo per tornare il primo possibile alla normalità? 

Sì, in Italia purtroppo abbiamo una forte componente di no-vax e di scettici. Ce ne accorgeremo tra qualche mese perché avremo molte persone che faranno resistenza al vaccino. Dobbiamo imparare a convincerli, ma non sarà facile.

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