Caro Trump,
fatti da parte

Caro Trump, la democrazia
non morirà a Capitol Hill

Lettera al Tycoon da parte di un (ex) sostenitore
"Hai voluto strafare, hai superato il limite"

di Giuseppe Ruggero Sabella

Caro Trump,
fatti da parte

Caro Trump, la democrazia
non morirà a Capitol Hill

Caro Trump, la democrazia
non morirà a Capitol Hill

di Giuseppe Ruggero Sabella
caro Trump

Caro Trump,
fatti da parte

Caro Trump, la democrazia
non morirà a Capitol Hill

Lettera al Tycoon da parte di un (ex) sostenitore
"Hai voluto strafare, hai superato il limite"

di Giuseppe Ruggero Sabella
8 minuti di lettura

Caro Donald Trump,

ti scrivo queste due righe, perché siccome ci sono cresciuto e credo ancora in maniera cieca ed incrollabile nel “Sogno Americano – che per quanto i tuoi piccoli “sostenitori” si siano impegnati a distruggere non è morto a Capitol Hill il 6 Gennaio 2020 – ed ovviamente nella democrazia – che è il sale della Buona Politica -, mi piacerebbe tanto evitare che un branco di “bricconcelli cattivi” in netta minoranza e desiderosi di carnevalate dal sapore orgiastico possano macchiare non soltanto la bandiera a stelle e strisce, ma anche la dignità e l’impegno di chi veramente la rappresenta, in patria ed Oltreoceano. 

“È stato detto che la Democrazia sia la peggior forma di Governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora”  (Winston Churchill)

Ti dico una cosa, anche se probabilmente già lo saprai…

Nella vita di ciascuno di noi esiste un limite che, per una motivazione o per un’altra, non si dovrebbe mai e poi mai superare. 

Un limite fatale, che però spesso appare grigio e non definito quando si è in balia di se stessi e magari dei propri tristi deliri, o addirittura – peggio ancora -, allorquando si decide deliberatamente di ignorarlo. 

Un limite inesorabile, che non perdona, superato tuttavia il quale determinate conseguenze potrebbero diventare, ineluttabilmente e per sempre, irreversibili e trancianti.

Gravi, gravissime. Pesanti, pesantissime. 

Così, scolpite sulla pietra con il fuoco ed il ferro, fino ai posteri ed ad perpetuam rei memoriam.

Non solo per il tuo straordinario Paese – che però oggi si sta vergognando come un ladro in Chiesa prima della Confessione ed ha anche, permettimi, un filino di paura -, ma magari anche per il morale, il senso di affidabilità, lo stato d’animo e dunque e la fiducia e la stima che anche altri miliardi di persone sparse da Occidente ad Oriente, si propongono – o meglio si proponevano – di riporre in te.

Questo limite è il cosiddetto punto di non ritorno, che a maggior ragione se sei praticamente l’Uomo più importante e potente della Terra – o almeno lo eri fino a qualche ora fa – carissimo Donald, hai probabilmente il sacrosanto dovere di non oltrepassare e di non far oltrepassare da coloro che dipendono da te, mai ed in nessun caso. 

Perché da chi si proclama leader indiscusso dell’Occidente e Capo della Democrazia delle Democrazie, ci si aspetta perlomeno chiarezza, trasparenza e limpidezza massima, quando arriva il momento di correre ai ripari e cercare di salvare la faccia – non solo politicamente ma anche e forse soprattutto umanamente -, in un estremo tentativo di autoapologia in Mondovisione.

Una presa di posizione chiara e decisa, quando insomma è arrivato il momento di condannare senza se e senza ma quello che di terribile è successo nella tua bellissima Capitale.

Specialmente quando ancora si contano i morti ed i feriti, a causa di una banda armata di guerriglieri inferociti ed ultrainvasati travestiti in stile Village People comandati da un sostenitore della “Teoria QAnon” che sembra la brutta copia di Attila “Il Flagello di Dio”, che arrivano addirittura  a profanare il suolo sacro di Capitol Hill – in quella che doveva essere una felice Cerimonia, per non dire una vera e propria Festa della Democrazia – che tu dici di amare tanto – per il Mondo intero,  ma che invece è stata trasformata in un campo di battaglia, intriso di lacrime, sangue, sfiducia e dolore.

Perché si, è in questo che il giorno dell’Epifania è degenerato – forse un pochino anche a causa tua, Carissimo Donald -, la cerimonia di Proclamazione del Presidente Joe Biden da parte del Congresso degli Stati Uniti d’America.

Guarda, ti do ragione a tentare il tutto per tutto per giocartela fino all’ultimo istante da vero Tycoon (ricordi ancora il significato di questa espressione, vero?); almeno però fino a quando questo avviene nei limiti della Costituzione scritta dai Padri Fondatori che tu stesso hai giurato solennemente di difendere e proteggere, ed alla quale invece da ieri mi sa che dobbiamo mettere almeno un paio di cerotti.

Va bene, infatti, tentare fino alla fine – sulla base di elementi concreti e giuridicamente legittimi -, un bel “ribaltone elettorale” in punta di Emendamenti presso le Sedi Giudiziarie del tuo grande Paese, dove però i Giudici oramai non ne vogliono più sapere nulla di te nonostante lo stanco e adesso – vorrai scusarmi – patetico sbandieramento di precedenti autorevoli e lavoretti di cesello a mò del  più abile degli azzeccagarbugli. 

Va bene anche appellarsi strenuamente ai tuoi fedeli (adesso non più tanto) sostenitori Repubblicani – alcuni dei quali però proprio in queste ore, a cagione del sangue che macchia ancora la terra, stanno dando il proprio via libera alla richiesta di Impeachment verso di te e di immediata rimozione – chiedendo loro di aspettare l’ultimo minuto nonostante il tuo avversario designato abbia ormai vinto con largo distacco e stia venendo confermato come nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, dinnanzi al Mondo intero. 

Va bene perfino essere giustificati nell’avere qualche “fanaticuccio” innocuo qua e là tra le proprie fila (quale schieramento politico non l’ha avuto del resto, anzi le Sinistre ed estreme Sinistre lo hanno dimostrato nel corso della Storia, no Donald?), purché questo “simpatico” fanatismo non degeneri in volgare guerriglia domestica, in violenza, distruzione e devastazione, non solo materiale ma anche morale, delle più sacre aule della Democrazia più importante e bella (almeno si spera, eh!) del Pianeta.

Potevi uscirne a testa alta, sconfitto ma con grande dignità. La dignità dei tuoi numeri e dei tuoi risultati presidenziali, la dignità della tua correttezza e sportività che tanto decantavi in tempi ormai remoti.

D’altro canto chi non ha pregiudizi ed ha seguito per davvero il tuo ottimo mandato – sia a livello economico che sociale -, sa perfettamente quante belle cose hai oggettivamente fatto per il tuo popolo, per rendere l’America “Great Again!”; e chi ti scrive, lo sai bene, ha fermamente creduto in te, almeno fino a quando non hai deciso di sputare su tutto e di rinunciare a ciò che da te ci si aspettava tradendo cosi, direttamente e/o silenziosamente, i principi e gli slogan attorno ai quali tanti e tanti altri si erano riuniti.

E invece hai voluto strafare, hai voluto superare il famigerato limite, oltre il quale – carissimo Donald – si fa tutto un altro gioco. E non ci sono più precedenti autorevoli o sentenze de “Lo Stato c/ Tizio” o avvocati come Rudolph Giuliani che possano tenere.

Non dovevi aizzare le folle, specialmente in un Paese che ci ha dimostrato nel corso degli anni che taluni sono bravissimi a perdere il cervello anche solamente per pochi attimi per poi fare una strage con pistole e coltelli.

Dovevi invitare i tuoi elettori – da serio Repubblicano e Liberale quale ti credevo e forse ti credevamo essere – a mantenere le gambe ferme e solide, e la mente lucida, in una gara fatta di educazione, garbo e fair play.

E invece no, a causa della tua inerzia e dei tuoi modi equivoci hai contribuito a permettere a “Jake lo Sciamano” ed alla sua Gang di scappati di casa di penetrare nelle stanze del Congresso e di fare i propri porci comodi, in nome di una qui non invocabile libertà di manifestazione ed espressione del pensiero?

Questa, poi…

Spero ti renderai conto, caro Donald, di quello che, in un modo o nell’altro hai fatto.

Ti rendi conto che stai portando i Repubblicani a dare appoggio e ragione ai Democratici!? Insomma, quando ti sei giocato perfino la fiducia ed il sostegno di George Walker Bush Jr – che in quanto ad attaccare brighe può insegnarci ancora di più di John Wayne e Clint Eastwood messi insieme – nonché di tutti i tuoi colleghi – dotati di senno – presenti in Europa, significa che l’hai combinata veramente grossa; al netto dei populismi infatti, hai subito condanne da tutte le parti, e ci devi stare mi sa…

Ad ogni modo, qualcuno da ultimo ha domandato, con la disperazione negli occhi: “ La Democrazia è in pericolo!?

Questa soddisfazione però non la voglio dare, per un verso o per un altro…

Ed infatti dico no, fermamente no. 

Almeno a parere mio, carissimo Donald, se non altro almeno fino a quando il 51% delle donne e degli uomini che muoveranno i propri passi sulla nostra bella Terra condanneranno le spregevoli ed ingiustificabili azioni commesse a Washington DC nelle ultime ore da quella specie di sottocopia scaduta dell’Armata Brancaleone.

No, fino a quando la Ragione ed il Buon Senso, il Dialogo ed il Dibattito Politico avranno la meglio sull’odio e sulle ingiustizie volte a rovesciare barbaramente l’Ordine Costituito e la Volontà degli Elettori (che – ci sono stato io e ci devi stare anche tu – rimane legittima, in un modo o nell’altro, almeno fino a che la Corte Suprema non dichiara il Contrario).

No, fino a che la Risposta Universale di tutti i Popoli sarà quella del risoluto e fermo rifiuto delle modalità di “espressione” del Pensiero dei suddetti tuoi “sostenitori” – chepperò, e ti chiedo scusa, in questo caso ricordano i fasti degli scimpanzè infervorati allo Zoo quando hanno tanta fame ed hanno voglia di divertirsi.

Insomma, ci hanno provato, ma non ci sono riusciti, per fortuna.

Stiamo tutti tranquilli, la Democrazia non morirà a Capitol Hill, almeno non per un “Golpetto all’Amatriciana”.

 Quelle statue, quei libri e quegli scranni ne vedranno ancora tanta di acqua che passerà sotto i ponti, e meritano assai di meglio.

Addio Donald, ti abbraccio con tenerezza…

Il tuo (Ex) sostenitore, Jack Forrest Sabella

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