Intervista a Davide Manca, il cacciatore di luce

di Redazione The Freak

Intervista a Davide Manca, il cacciatore di luce

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Intervista a Davide Manca, il cacciatore di luce

di Redazione The Freak
5 minuti di lettura

«Non mi sono mai sentito a mio agio con la definizione “Direttore della fotografia”, preferisco piuttosto “Autore della fotografia cinematografica”. “Autore” vale a dire, infatti, libero ingegno creatore, della “foto-grafia” cioè dello “scrivere con la luce”» (Vittorio Storaro).

Bello quel film, l’hai visto?

Sì, e che fotografia!

Ma cosa si intende – al cinema – per fotografia? Non tutti sanno che – solitamente – in un film la composizione dell’inquadratura, la disposizione delle luci, il controllo dei movimenti della macchina da presa, le scelte stilistiche sull’angolo di ripresa e la scelta dell’obiettivo, il piano di messa a fuoco, l’apertura del diaframma per l’esposizione voluta, la distanza e la profondità di campo, sono tutte operazioni che svolge – su disposizione del regista (ma non sempre) – il direttore della fotografia.

Non tutti sanno che il regista premio Oscar con “La grande bellezza” Paolo Sorrentino non fa un passo senza Luca Bigazzi, suo fedele direttore della fotografia. E così molti famosi registi italiani e internazionali.

The Freak ha incontrato – in esclusiva – uno dei d.o.p. (director of photography) emergenti più talentuosi del panorama italiano, Davide Manca. Classe 82, Diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Direttore della Fotografia del Film Nastro d’Argento “Et in terra pax” di M. Botrugno e D. Coluccini, Direttore della Fotografia del Film “Wacth them fall” di K. Tassin e di tanti altri progetti – indipendenti e non – che non stiamo qui ad elencare per motivi spazio-temporali. E, infine, Direttore artistico della rivista di cinema Fabrique du Cinéma.

Prima di tutto raccontaci le tue passioni per il cinema e la fotografia: quando sono nate?

La mia passione e’ nata presto, prima la passione per le luci, per i proiettori specialmente e poi per il cinema inteso come Raccontare per Immagini. Son stato molto fortunato, perché son stato prima allievo di Oliviero Toscani (uno dei piu’ noti fotografi europei) e subito Dopo di Giuseppe Rotunno (direttore della fotografia di Fellini, Visconti, Gilliam) così affinando una tecnica e una cultura cinematografica molto ampia. Che mi ha permesso di emergere presto ed esordire alla fotografia per lungometraggio a soli 26 anni.

Sei ormai famoso per il tuo coraggio e spirito d’adattamento, nel senso che puoi girare con macchine da presa importanti come Red, Alexa ma anche con una 5D e fotocamere digitali meno potenti. Cosa significa, che basta che il progetto sia interessante e tu cerchi – con i mezzi a disposizione – di ottenere il miglior risultato possibile?

Il miglior risultato possibile, perché ogni film, ogni scena di un determinato film ha bisogno della sua fotografia, ha bisogno di poter ricreare un’atmosfera che dia più forza narrativa, lavorando a stretto contatto con il mestiere dell’attore, la luce diventa un personaggio in più nel film! Quindi il mezzo sta nell’intelligenza di capire il senso della storia e superare le difficoltà tecnico-economiche della produzione con l’ingegno della narrazione.

Tuo film preferito? Tuo regista preferito? Tuo d.o.p. preferito?

Il mio film preferito coincide con il mio regista preferito e’ “Il Caso Mattei” di Francesco Rosi, uno dei più grandi registi al mondo, che ha fatto da scuola a molti talenti internazionali.

Il mio direttore della fotografia preferito è soltanto uno, l’unico mio idolo: Christopher Doyle.

Quale genere cinematografico preferisci?

Il mio genere preferito è il cinema sociale, quel genere che ci permette di fare un mestiere che può salvare delle vite, senza essere eccessivamente celebrativo son convinto che il cinema sia una grande arma di pensiero che può influire fortemente sulla coscienza e la formazione degli individui, Francesco Rosi ha fatto questo e per me è un grande Mito.

Qual è il regista con cui ti sei trovato meglio?

Non risponderò mai a questa domanda…

Ma i registi a cui devo di più in assoluto sono Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, i registi di Et in terra pax, il mio film di esordio.

Hai partecipato al film di Ciro de Caro “Spaghetti Story”, un low-budget-movie da 15mila euro, girato in 11 giorni con una 5d. Che esperienza è stata? Da non ripetere?

Da non ripetere! No, è stata un’esperienza unica, un film fatto in casa da dieci persone con una grande passione per quello che stavano facendo.

E il risultato di tanta energia è stato largamente premiato dall’uscita in sala e dalla imponente presenza di pubblico.

Hai girato a New York con Kristoph Tassin e Marco Bocci per il film “Wacth them fall”, e in Italia con David Petrucci il film “Hope Lost”. Due film in inglese. Come mai?

Whatch them fall è stato un film fantastico, abbiamo fatto le riprese in tre continenti. E’ un viaggio psichedelico nell’esistenza di un fotoreporter di guerra tra la vita e la morte.

Questo film appunto in lingua inglese mi ha permesso di essere notato da una produzione internazionale che mi ha arruolato per fotografare ben due film con attori Hollywoodiani (Rutger Hauer, Danny Glover, Misha Barton, Danny Trejo, Michel Madsen) per il mercato internazionale e quindi in lingua inglese ma diretti da registi italiani: Alessandro Capone e David Petrucci.

Cosa pensi della situazione del cinema italiano e delle sue produzioni?manca2

Penso che l’italia si sia dimenticata la sua storia di grande produttrice di film per il mercato internazionale, bisogna osare , smettere di fare i film sulle famiglie borghesi in crisi, bisogna investire sui registi giovani, i vecchi hanno fatto già abbastanza.

Cosa pensi del film italiano vincitore del premio Oscar “La grande bellezza”?

Penso che sia un progetto bellissimo e che abbia portato un gran bene all’Italia, spero che ci possa dare dei benefici nel mercato globale.

Stai partecipando alla realizzazione di un progetto (ancora top secret) giovane e indipendente di una serie Tv tratta da un fumetto italiano che ha ottenuto il riconoscimento di interesse culturale e un contributo dal MIBAC, cosa ne pensi?

Penso che i fumettisti italiani siano dei geni, e che bisogna investire su serie tv di questo tipo, riscoprire il cinema di genere ed essere degli equilibristi dell’immaginario, non dobbiamo aver paura di esporci e quindi questo progetto l’adoro.

Progetti futuri?

Si un film fuori dall’Italia, spero vada tutto come previsto e che finalmente questa collaborazione con l’estero, che mi ha dato tanti benefici, diventi duratura.

In bocca al lupo.

Crepi.

Davide Manca 

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