You’ve got me wrapped around your finger

di Pietro Maria Sabella

You’ve got me wrapped around your finger

di Pietro Maria Sabella

You’ve got me wrapped around your finger

di Pietro Maria Sabella
2 minuti di lettura

Aspettavamo sempre la campanella delle 13:00 del sabato pomeriggio per poterci sentire liberi, potenti, padroni del mondo per le successive trentasei ore.

Padroni inconsapevoli ed incoscienti, avidi di vita e di scoperte.

Manifestavamo embrioni di personalità con i capelli un po’ lunghi, portati a casaccio e, ad appena quindici anni, avevamo già il coraggio di andare in giro con pezzetti di barba o con le prime scarpe fighe, gazzelle, puma, etnies. Ci dividevamo fra South Park e Platone, fra Friends e Baudelaire e, in tutto ciò, il clima mite di Palermo ci consentiva – anche in inverno – di rimanere all’aperto, davanti al Duomo, sul suo immenso sagrato, a programmare il pomeriggio e la serata che sarebbero a breve giunti e doveva essere tutto perfetto.

Tutto scandito e predefinito: numero di persone, orario, luogo, posti dove incontrarsi, ragazze o ragazzi da conoscere, dove andare a fare la merenda – che era un po’ il vero aperitivo per chi non sapesse cosa fosse l’aperitivo – e dove, poi, andare a cenare. Sostanzialmente le scelte potevano essere tre: pizza, kebab o panino. Dieci o quindici mila lire bastavano e avanzavano; riuscivamo a farci tutto, anche ad offrire una birra e fare la benzina per il motorino.

In realtà, non andava mai nulla secondo i programmi. Arrivavamo in ritardo, ci incontravamo sempre al Politeama, in centinaia, e poi tutto sarebbe stato naturale.

Era l’era dei cd masterizzati e spacciati fra di noi più di qualunque altra cosa. La musica era il centro delle nostre vite, l’inizio e molto spesso la fine dei nostri discorsi.

Più gruppi o band conoscevi, più acquisivi vigore, importanza, centralità. Ma dietro questo apparente individualismo, si celava il desiderio di accettare l’altro e farsi accettare. Con la musica si sperimentava il disagio, si sognava, si piangeva, si conoscevano i fatti del secondo novecento; le bombe, le stragi, gli amori epici.

La musica era il nostro primo nutrimento; si studiava con la musica, si passeggiava con la musica, si inizava ad amare con la musica e si davano i primi baci.

E qualche bacio avrà avuto come sottofondo una di queste canzoni ma, senza dubbio, al momento di riaprire gli occhi, sarà rimasta in mente questa parola: Linger.

Ciao Dolores

di Pietro Maria Sabella, all rights reserved

 

 

 

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