Volevo solo fare l’amore

di Fabrizio Lucati

Volevo solo fare l’amore

di Fabrizio Lucati

Volevo solo fare l’amore

di Fabrizio Lucati
9 minuti di lettura

Il caldo di fine luglio romano si fa sentire già alle sette del mattino. Vestito come il giorno prima, fuori da un palazzo che non è il mio, prendo la moto e me ne vado a lavoro. Mi fermo a fare colazione al McDonald’s h24 di fronte la stazione Termini. Un panino con salsiccia e uovo può sembrare pesante alle 7.30, ma se la notte l’hai passata come l’ho passata io, ti serve qualcosa di forte per stare in piedi il resto della giornata. L’ascensore sale lento, nella testa flash della sera prima. L’alcool, i baci, il sesso, il sangue, la paura. Cerco di distrarmi. Riflesso nello specchio, vedo solo prove della notte passata: una camicia sgualcita, pantaloni macchiati, la puzza di un corpo fuori di casa da 24 ore senza una doccia a trentacinque gradi esterni.

In ufficio solo le donne delle pulizie. E’ veramente presto. Poso zaino e casco alla mia postazione, mi butto sul divano, magari riesco a dormire almeno un’ora.

Non passano venti minuti che vengo svegliato da un urlo di Mal, collega di ufficio, il cui nome completo Malory, non viene mai usato perché, come dice lei stessa, è da vecchia.

  • Cautli! Che ci fa già qua? Hai mica bevuto, di nuovo?-

  • No macchè, magari…-

  • E allora perché sembri appena uscito da una bisca?-

  • Quanto tempo hai? E’ una storia lunga e appassionante-

  • Poco, come al solito. Devo preparare delle carte per una riunione che si svolgerà presto, puoi deliziarmi con un’altra delle tue avventure mentre rilego fogli che verranno a malapena letti e poi buttati.-

  • Questo è lo spirito, vado a fare due caffè magari.-

  • Ma chi te manna!-

Cinque minuti e siamo nella sua stanza. In mano ho un espresso, lei l’ha già mandato giù e inizia a lavorare.

  • Quindi?-

  • Ieri sera sono uscito con una…

  • Oh santo cielo Caulti, hai appena preso sberle e già ti sei ributtato nella mischia?-

  • Sai come funziona no? Cerchi subito una vittoria, così per risollevare il morale e poi…

  • Finisce una merda.-

  • Già. Comunque, dobbiamo tornare ad aprile.-

  • Come ad aprile.-

  • Ricordi i colloqui?-

  • Non dirmi la figona della Jugoslavia?

  • Eh! Out of my league! La ragazza con il vestito a fiori, lei. Bhè il giorno dopo il colloquio si era fatta viva, mi aveva cercato su Facebook, ma l’avevo subito stoppata e detto che finché c’era una selezione in atto non era bello frequentarsi in ambiti non professionali, così per avere un certa professionalità, ma anche per creare quell’atmosfera di frutto proibito.-

  • Sei un coglione-

  • La selezione l’abbiamo chiusa a inizio luglio, ma non l’avevo più sentita, fino a una settimana fa. Ci sentiamo e fissiamo un appuntamento. Vado a prenderla sotto casa sua, direzione Piazza Sempione, seduti al chiosco prendiamo da bere, solito negroni io, vodka tonic per lei. Si chiacchiera. Non è per nulla male, molto simpatica, spigliata ed espansiva. Per lo più parlo io. Un monologo da parte mia in cui ne esce una persona da un ego smisurato. Lei ascolta, ogni tanto parla, io faccio finta di non ascoltarla. Riesce solo a spiegare le origini francesi del suo nome, Catherine, nonostante sia figlia di siculi, la madre è un’appassionata di alpi e arrampicata, il nome deriva da una famosa arrampicatrice, mai sentita. Mi sfotte anche per il mio essere gemelli, mentre scherza la afferro per una mano, la porto a me e la bacio.-

  • Wow-

  • La fai finita? Tre drink dopo e i suoi complimenti per aver bevuto tre negroni in una calda sera di metà luglio, ritorniamo a casa sua, ci baciamo sotto il suo portone di casa e mi fa salire. Tre piani a piedi, soste sulle scale con baci e paccate. Entriamo in casa, mi porta nella sua stanza, condivide casa con altre due ragazze, dobbiamo fare piano. Mi tolgo le scarpe, l’orologio e la cinta mentre lei è in bagno. Torna in stanza, l’afferro per i fianchi e ci baciamo ancora fino a sdraiarci a letto. Io spoglio lei, lei spoglia me e andiamo a letto insieme. Finito, lei va in bagno, io mi rivesto e quando torna vado via, tutto ok.-

  • Infatti, non sembra niente di così sconvolgente.-

  • Non è stata la prima sera a dare problemi, infatti.-

Mal riceve una telefonata e si allontana. Io ricevo un messaggio dalla ragazza con il vestito a fiori. È in sala d’attesa dalla ginecologa. Mi farà sapere. Sono molto preoccupato per il risultato della visita, non avrei mai pensato che una cosa del genere succedesse a me. I miei pensieri sono interrotti da Mal che rientra:

  • Bhè? Non è stata la prima sera, quindi quando?-

La seconda. Cinque giorni dopo, cioè ieri sera. Dopo il lavoro la sono andata a prendere a casa, era strano, entrambi sapevamo come sarebbe finita, una semplice anteprima al sesso. Una birra al Pigneto. Semplice. Giusto per non farlo sembrare così squallido.-

  • Ma invece squallido lo era. –

  • Eh. Sono d’accordo con te ma le apparenze vanno salvate, giusto? –

  • Giusto. –

  • Si chiacchiera, un’oretta o forse meno. Scopro cose nuove di lei, anche se m’imbarazza il discorso lavoro. Alla fine da noi è stata scartata, ed è toccato a me scriverle un’email in cui davo il responso negativo. Il nuovo lavoro poi, non è niente di che ed è scomodo arrivarci, quindi bisso su cosa farà una volta in ferie. Candidamente risponde con mare, sole, amici e libri. Ottima risposta. Torniamo alla moto, in sella e via a casa sua. Come l’ultima volta, stavolta giochicchia un po’, mi saluta, mi dà la buonanotte, io la ignoro e lego la moto. Saliamo da lei, come l’altra volta. Sul letto ci baciamo e ci spogliamo, poi oltre. Lei si mette sopra di me. Si muove. Come l’altra volta si muove bene. Poi la prendo per i fianchi e la metto sotto di me.-

  • Matteo non sono sicura sia necessario che tu mi dica tutti i particolari.-

  • E’ necessario. Geme ed impreca, affonda le dita nella mia schiena, mi prende il sedere per accompagnare i movimenti. Mi fermo, la prendo e la giro sulla pancia. Lei si alza appoggiandosi sulle mani, la prendo da dietro. Parto lento e accelero, sempre più veloce finché il fattaccio. Esco per un secondo, ha iniziato a muoversi anche lei, per un momento abbiamo perso la coordinazione, cerco di rientrare subito, ci riesco ma si stacca di botto, lamentandosi per il dolore. “oddio mi hai fatto malissimo dice”. Si porta la mano tra le cosce, la tira via piena di sangue. –

  • Cristo santo Matteo! –

  • Mi affaccio e vedo una grossa quantità di sangue che si fa strada. Sulla coperta del letto si è già formata una macchia di circa cinque centimetri. Si pulisce la mano sulla coperta, se la porta insieme all’altra al viso. Io cerco di calmarla, le metto un braccio intorno al corpo e propongo di andare all’ospedale. Lei si siede contro la spalliera del letto. Si tiene la fronte con il dorso della mano destra, poi tira indietro i capelli, si lamenta per il dolore. All’improvviso tira indietro gli occhi e sviene. –

  • CAZZO! Come sviene? –

  • Sviene! Perde conoscenza. Cerco di mantenere la calma, ricordo il corso di primo soccorso, quello che ho fatto per l’ufficio mesi fa, la metto supina in posizione di sicurezza. Controllo il respiro, almeno quello c’è. Però poi entra in shock…-

  • Come entra in shock!? –

  • Inizia ad avere le convulsioni, si agita, sempre senza coscienza.-

  • E tu? –

  • E io ho iniziato a imprecare come un matto, cercavo di tenerla ferma. Le parlavo. –

  • E che le dicevi scusa? “Ti prego non tremare?” –

  • No, dicevo cose tipo: “Ti prego non farmi questo brutta stronza!”. Lì la calma è andata a fanculo, puro panico! –

  • Beh ci credo! –

  • Le cingo le spalle con un braccio e con la mano libera le prendo il viso, non riesco a capire se stia tentando di mandare giù la lingua. In tutto ciò io sono ancora nudo e per qualche inspiegabile ragione ho ancora un’erezione. –

  • Oddio! Ma sei un pervertito! –

  • Ma mica le controllo ste cose! –

  • Appunto peggio! Che schifo! –

  • Comunque, la crisi cessa dopo un minuto, inutile aggiungere un minuto lunghissimo. Si calma. Apre gli occhi e mi guarda. Le sorrido. Egoisticamente sorrido. Già mi vedevo in carcere, con tanti compagni pronti a farmi fare la stessa fine sua. Cerco di calmarla. Le fa male. Propongo di andare in ospedale, non vuole. Si vergogna. Stiamo per un po’ così, io seduto al suo fianco sul letto, lei sdraiata, perde ancora sangue. Mi chiede di andare via, ma l’immagine di me in carcere con altri detenuti che mi regalano la sua stessa sorte, mi fa rimanere. Ci vuole quasi mezz’ora ma trova la forza per alzarsi, pare che il sangue si sia fermato. Con la coperta le tampono il sangue. Mentre è in piedi, inizia a gocciolare sangue, rientra nel panico. Anche io nel panico, faccio finta di niente. Riprendo la coperta, e le tampono ancora il sangue. Si calma, va in bagno. Mi metto mutande e pantaloni. Rientra, indossa mutande e un paio di assorbenti. Di nuovo, m’invita ad andare via, rifiuto ancora. Cambiamo le lenzuola, la coperta ha una macchia di sangue enorme, che trapassando ha imbrattato le due lenzuola fino ad arrivare al materasso. S’incanta a guardare il materasso macchiato, così lo prendo e lo rigiro, almeno non si vede. Prende lenzuola pulite e la aiuto a rifare il letto, nota una macchia sul mio pantalone, me lo fa togliere e lo smacchia al volo. Però, un bel lavoro, il sangue è difficile da togliere. Si sdraia, mi sdraio al suo fianco e l’abbraccio, anche perché è un letto ad una piazza e mezzo. Mi guarda, sorride e fa: “Io volevo solo fare l’amore”. –

  • Oddio poveretta!-

  • Fidati, non era neanche nei miei piani questa cosa. Dormiamo fino alle sei, non è una sua fitta a svegliarci, è il mio telefono. Una stupida mail, pubblicità. Mi rivesto. Prendo le mie cose. Lei rimane a letto, posizione fetale. Le strappo la promessa di farsi vedere da un medico e me ne vado. –

  • L’hai lasciata così? –

  • Il sangue si era fermato, era viva. Più di così non potevo fare! –

  • Potevi portarla in ospedale! –

  • In moto? –

  • Giusto. Va bene. Capisco la tua faccia. E adesso?-

  • Adesso mi metto a lavorare, vorrei tornare a casa presto, farmi una doccia mettermi a letto a morire. –

  • Mi sembra un’ottima idea Caulti, ma mi riferivo a quella poveraccia, Dio quanto sei egocentrico!-

  • Sto aspettando notizie.-

Le notizie arrivano per l’ora di pranzo. Ha finito la visita un paio di ora prima, Il referto parla chiaro, lacerazione della vagina, si parla di punti. La ginecologa le ha chiesto se stessimo usando qualche gioco o chi fosse questo tizio. Ci salutiamo, domani partirà per la Sicilia, in pullman, i miei sensi di colpa sono al massimo delle loro forze e stendono, senza pietà, quella punta di orgoglio che si era fatta viva dopo i commenti della dottoressa. Penso proprio che per un po’ me ne starò buono. L’estate mi ha già regalato troppe emozioni.

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