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Terza edizione di Vinitaly sulle pagine digitali delle Storie Divi(g)ne e terza edizione di The Freak all’evento più importante in Italia nel mondo del vino. La prima volta avevamo fatto una carrellata tra le diverse regioni, da nord a sud, da bianchi a rossi, in allegra compagnia, mentre l’anno scorso il nostro tour , sempre diviso in due puntate, era stato più diretto alle cantine “amiche”, con tante nuove scoperte e sorprese, ritrovando le Storie divi(g)ne di tante avventure precedenti.

Dopo queste prime due presenze di “posizionamento”, a partire da quest’anno la nostra penna winelover ha deciso di intraprende un percorso ponderato e strategico di scoperta cuoriosa e puntuale dell’universo Vinitaly. E The Freak non poteva che iniziare in maniera totalmente unconventional. Trentino ? Toscana ? Piemonte ? Veneto ? Nulla di tutto questo (anche se in Piemonte un salto ci è scappato…!). Siamo stati nelle regioni più inaspettate, ma ci siamo andati preparati, ed abbiamo trovato sorprese davvero interessanti…

Basilicata, l’oro del Vulture

Armato di libretto per annotare i diversi calici più graditi, sul quale già erano segnate le cantine da visitare, inizio il mio percorso per The Freak. Entro nel Padiglione Puglia, ma non per questa regione – stavolta ! – bensì per sondare cosa abbiano da offrirci Basilicata e Molise, due regioni per me e per molti quasi sconosciute dal punto di vista del panorama vinicolo. In Basilicata la fa da padrone l’Aglianico del Vulture, e tra i miratissimi stand da andare a trovare, di cui due assenti, andiamo a casa Re Manfredi – Terre degli Svevi – armati di penna et curiositas. Proviamo l’intera scala, dal Rosato al Bianco, passando poi ai tre Aglianico, Rosso, Re Manfredi e Serpara. Proprio quest’ultimo ci sorprende molto, con il suo sapore caldo e vellutato, annotato con “4 F” (le F, di Fabrizio, sono il mio metro di giudizio, da una a 5!) questo cru di 6 ettari su terreni collinari di origine vulcanica. Davvero un’eccellente novità. Ma è tempo di andare oltre, zaino in spalla, attraversiamo il confine…

Molise, nuovi inizi

 

Arriviamo in Molise, due cantine annotate, cerchiamo…una sì, una no, andiamo a trovare Claudio Cipressi, ma niente Di Majo Norante, peccato. Anche con Claudio, guida squisita nella degustazione e nel racconto del suo lavoro e dei suoi vini, attraversiamo i diversi vini, dal bianco al rosato al rosso, assaggiando in anteprima la produzione 2017. Scendiamo di annata e saliamo di grado andando sui rossi, Macchiarossa, Tintilia e Macchianera che, anche in questo caso, risultano davvero delle interessanti novità per il palato. I primi due sono Tintilia DOP, vitigni autoctoni riscoperti proprio grazie al lavoro di Claudio, che anno dopo anno ha ritrovato in queste vigne una sua mission, capace di coinvolgere il territorio e riportare alla luce un vino di notevole qualità. Ma è il Macchianera (Molise rosso DOP) che la fa da padrone con il suo corpo pieno ed il suo color rubino-granato, proprio come piace a noi piemontesi! Ringraziamo Claudio e “prendiamo l’aereo”, perché un’ultima piccola regione ci attende in questa giornata di Grandi Vini, in territori (a noi) poco conosciuti.

 

Valle d’Aosta, scoprire vere e proprie eccellenze

Tra neve, gelate, montagne e poco spazio coltivabile, ecco dove si realizza il miracolo dei vini della Valle d’Aosta. In questa terra caliamo il Poker. 4 di 5 cantine segnate sulla mia Moleskine nera, e non ce le perdiamo di certo. Entriamo in casa Ottin, dove ovviamente non manca il Fumin, vino autoctono così chiamato perché il colore degli acini li fa apparire come “affumicati”. Un vino che si adatta perfettamente alla cucina valdostana di carni giovani e formaggi stagionati. Il Fumin è una certezza che ritroviamo orizzontalmente anche in Cantina Lo Triolet, La crotta di Vegneron e Les Crêtes dove andremo dopo, e che sicuramente saranno parte di prossime gite Freak, di cui avrete maggiori notizie in maggio! Ottin ci offre anche un eccellente Pinot noir, che fa chiaramente comprendere il potenziale ormai espresso dalle vigne di queste valli, derivanti da un lavoro complesso, sempre incerto, ma devoto, determinato, meticoloso. Lo Triolet mi coglie alla sprovvista con due Syrah-Fumin davvero straordinari e quasi prenotiamo subito un giro in cantina! Chambave invece è la scoperta della cantina di Vegneron, un vino fruttato che merita almeno tre F con un +. E prima di scendere di latitudine per un salto in Piemonte, Les Crêtes ci lasciano un ultimo prezioso ricordo di questo tour valdostano. Petite Arvine da 4 F ed un Torrette Superiore (blend autoctoni a maggioranza Petit Rouge). Zaino in spalla, un passaggio in Piemonte, immancabile, prima di ritornarvici anche fisicamente…

E poi, i miei profumi. Piemonte, dove il vino è casa.

 

In Piemonte per tre punti fermi, di questi ultimi anni e di questi ultimi mesi. Certamente un passaggio da Batasiolo, amico ormai di lunga data freakeriana, certezza nell’ospitalità e nella qualità. Subito dopo un salto, un saluto ed un assaggio da Andrea Faccio, Cantina Villa Giada, una Storia Divi(g)na inedita, un’esperienza straordinaria da tutti i punti di vista di circa un mese fa, più che una cantina o un b&b, un luogo di ritrovo, una famiglia. E da Andrea non ci facciamo mancare un Gamba di Pernice – vino che prende il nome proprio dal colore del raspo, simile al colore di queste (so che sembra un po’ come la vertebra di moffetta…quindi andate a vedervi una foto della Pernice!), ed un Dedicato a Federico, Barbera Superiore del Nizza Monferrato, anche questo un sapore di ricordo ed un momento di assoluta estasi. Infine, proprio in dirittura d’arrivo, Erika – che abbiamo conosciuto poco tempo fa per Langhe in Tavola – ci ospita per una degustazione miratissima Barolo da Luigi Oddero dove, ça va sans dire, troviamo i sapori de La Morra, Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba, il cuore vero e autentico del Barolo di Langa. E dopo questo ultimo tasting, tristemente, ma in fretta se no perdo il treno(!), lascio nuovamente i padiglioni di Vinitaly. Per il prossimo anno il piano prevede due sole regioni: i padroni di casa e la mia casa. Vinitaly 2019 sarà Veneto e Piemonte. Un anno di attesa, ma per fortuna abbiamo la nostra Divigna Commedia a tenerci compagnia tutti i mesi! Buona lettura…

di Fabrizio Spaolonzi, all rights reserved

Vinitaly: piccole regioni, grandi vini ultima modifica: 2018-05-03T05:29:20+00:00 da Fabrizio Spaolonzi

A proposito dell'autore

Under 30 - così non devo aggiornare questo profilo per un pò di anni - torinese, un pò veneto, un pò lombardo, con trascorsi esteri e fortemente romani. Ho studiato diritto ed economia, per ritrovarmi a scienze politiche prima di lavorare in finanza. La vita? È un fiume in piena, bisogna saper remare bene, mai perdere pazienza e speranza e sapersi rialzare quando si cade. E proseguire. Obiettivi? Tanti. Ambizioso? Certo, ma non arrivista. E, sì, c'è una sostanziale differenza. Sono un Freak? Non lo so, ma certamente a modo mio, come tutti, non posso giudicarmi normale. Tutti mi chiedono di descrivermi in tre parole, ma io preferisco dire cosa non sono, a volte suona più chiaro! Non sono: monotono, tedioso, borioso, quotidiano, grigio, tetro, troppo serio. (Alto). Scrivo di vino perchè mi piace. Sì, mi piace scrivere; sì, mi piace il vino. Degusto la vita come degusto il vino, imparando a poco a poco.

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