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Prima di rassegnarsi, Eddie Brock aveva tutto: un lavoro importante, una bellissima fidanzata e anche il controllo totale sul suo corpo, aspetto da non sottovalutare. Tutto finisce con un’intervista che gli farà perdere quasi ogni speranza per il suo futuro, ormai privato della sua carriera e di Anne, la donna che era in procinto di sposare. In un disperato tentativo di riacquistare la sua carriera, il nostro protagonista subisce una mutazione, a causa di un incontro che gli cambierà la vita, dotandolo di poteri sovrumani e tantissima fame, davvero molta.

Dal 2008 in poi, il Marvel Cinematic Universe ha costruito un modello industriale che propone di volta in volta con leggere modifiche, settando dei nuovi canoni per i cinefumetti, che, pur con una struttura basica, funzionano perfettamente. Venom invece non funziona assolutamente. L’elemento più importante nell’universo cinematografico Marvel, risiede nell’equilibrio tra cupezza e serenità, in modo molto organico, senza che i due stati danneggino l’altro. Con il film diretto da Ruben Fleischer l’equilibrio si frantuma, producendo una prima parte molto cupa e posata, seguita da una totalmente in antitesi, sprecando spunti visivi ben fatti; in tutto ciò la fattura del prodotto audiovisivo non è granché, anzi nelle scene più concitate appare mediocre. Potremmo paragonare Venom a un prodotto DC medio, non ai livelli di Suicide Squad ma quasi.

In comune con la pellicola di David Ayer, il film in analisi sembra aver preso uno dei maggiori difetti: la comicità completamente fuori luogo. Unendosi col simbionte, Eddie sviluppa un rapporto molto particolare con esso, comunicando sempre di più fino a far di loro due insieme, un duo comico molto peculiare. Come afferma lo stesso parassita, anch’egli è un perdente. Sono due sfigati che s’incontrano e formano un essere più simpatico che malvagio, esattamente come i personaggi del film DC citato in precedenza. Più stand up comedian che cattivi. Sprecando totalmente Tom Hardy, Venom non si prende rischi e pensa di poter rifarsi al modello Marvel, diventando tuttavia una origin story davvero scialba e poco interessante.

Se avessero agito in modo completamente diverso?

Poteva essere benissimo un body horror tendente verso l’action, nel quale poter intensificare la dualità del personaggio, costruendo un rapporto che ricordasse il racconto più celebre di Robert Louis Stevenson. Subito dopo l’assorbimento, Eddie non sa ancora di essere invaso da un parassita ma ogni gesto e azione ci trasmette quello stato, per via di un malessere isterico che lo conduce, (in quelle poche scene), a diventare un essere repellente, disgustoso, frutto di un’unione contro natura. In quella via si doveva insistere, prendendosi molto rischi ma almeno provandoci. Le sfumature interessanti nel film sono presenti ma confinate nelle scene appena descritte. Tutto ciò non salva la pellicola e porta lo spettatore a chiedersi quella domanda che precede il paragrafo.

Poteva… e invece Venom è un compitino copiato male.

di Gianluca D’Alessandro, all rights reserved

Venom, il Marvel senza rischi ultima modifica: 2018-10-07T20:41:36+00:00 da Redazione

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