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Venezia 75 è DONNA

Al di là delle critiche, trionfano i film con donne protagoniste

C’è stata un’inversione di tendenza. Nonostante la 75° Mostra del Cinema di Venezia sia stata in apertura un’edizione criticata per avere sulla carta solo una donna regista tra i 21 registi in concorso, i film che hanno vinto hanno raccontato altro: altro che machismo, Venezia 75 è donna.

Ha trionfato ROMA di Alfonso Cuarón che vince il Leone d’Oro con la giuria all’unanimità: la storia della sua tata raccontata con amore estremo nel personaggio di Cleo (Yalitza Aparicio al suo primo film), in simbiosi in questa famiglia senza padre, dove le donne reggono il timone tra macchine troppo grandi ed un biberon tra gli alcolici a Capodanno. E’ l’amore femminile, quello della tata, quello della mamma, in questo quartiere (Roma) di Città del Messico, mentre la macchina da presa scorre lenta su una terrazza in bianco e nero, nei ricordi di un Messico anni ‘60/70 che vive terremoti e incendi della natura e dell’anima sociale nelle rivolte studentesche. Ci sono le parole sussurrate al cinema, gli abbracci ed i vuoti mentre la banda passa rumorosa, un aereo riflesso in una pozzanghera, un mondo che si richiude nel realismo che sembra poesia, quegli occhi dal finestrino in un taglio di luce che raccontano affetto puro. Chapeau.

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E dall’amore all’odio, nel film Leone d’Argento: THE FAVOURITE di Yorgos Lanthimos dove sin dai primi grandangoli e dalle slow motion grottesche si percepisce l’atmosfera surreale di corte della Regina Anna (una fantastica Olivia Colman che vince la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile) dove l’amica intima Lady Sarah Churchill (Rachel Weisz) governa il paese in sua vece mentre si prende cura di lei, fin quando arriva l’aristocratica parente caduta in disgrazia Abigail Masham (Emma Stone) che riesce a conquistarsi fiducia e confidenze della sovrana – dalla faccia nella melma infangata al letto più importante d’Inghilterra è un attimo. Si intreccia un gioco di ruolo magnifico, in una sceneggiatura perfetta di Deborah Davis e Tony McNamara che racconta la manipolazione, il potere e la vendetta tutta al femminile. Le tre protagoniste hanno ruoli forti, d’impatto, complessi e complicati, giocano con l’ironia, la fragilità tra vero e falso, il disprezzo, la rabbia vendicativa, il sesso, l’ardore, la femminilità ed il desiderio di vittoria, egoista e subdolo. L’ansia meccanica di un respiratore nella sofferenza della gotta, l’ingordigia da vomito, un violoncello che racconta l’adulazione e l’ipocrisia: allegoria di un macabro rituale che si trascina nell’oscurità. E fiducia e menzogna dietro una benda, tra decisioni di stato e di guerra: la mano di Lanthimos si vede, inquadrature dal basso che raccontano l’assoggettazione, l’umiliazione in lunghe riprese che passano attraverso gli occhi e la moltitudine di conigli. Conigli non solo simbolo dei figli morti alla regina ma anche simbolo del racconto che il regista fa in ogni suo film: il cane, l’aragosta, il cervo ed ecco i conigli – una passione particolare che nasce dalla strana relazione degli uomini con gli animali “li amiamo, li uccidiamo per mangiarli, in certi paesi e non in altri. Sono interessato a vederli interagire” afferma Lanthimos.

 

Ed un altro animale lo racconta metaforicamente l’unica regista donna in concorso Jennifer Kent che vince il Premio Speciale della Giuria con THE NIGHTINGALE (l’usignolo): un film girato in 1:33.1 che ingabbia i protagonisti nei colori stantii della foresta e della notte macchiati di sangue e di urla atroci e racconta con vivido dolore i galeotti portati in Tasmania, in Australia dalla Gran Bretagna, le violenze subite, gli scontri viscerali e quella voce di usignolo che sopravvive alle torture.

E’ un film che fa male fisico, un pugno forte allo stomaco per la profonda violenza che Clare (la bravissima Aisling Franciosi) subisce ed a cui reagisce con la forza di una madre che perde tutto, nella protezione di una lingua per sé (il gaelico che parlava con il marito) e con negli occhi una delle scene più crude e forti di questo festival, con nelle orecchie il pianto straziante della sua bambina: l’odio e la vendetta nei confronti dell’ufficiale britannico interpretato da Sam Catflin diventano fine ultimo e quella che si rivela poi un’alleanza con il giovane aborigeno Billy (interpretato brillantemente dal vincitore del Premio Marcello Mastroianni come attore emergente: Baykali Ganambarr che fa un discorso molto bello nel ritirare il premio – nel video qui sotto) sotto un cielo di stelle e alberi, trasforma l’auspicio di vendetta in miseria condivisa alla ricerca di quella umanità ancora viva nello sguardo di un ragazzino messo alla prova dalla vita.

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Un film che non può lasciare indifferenti, ma che ha ricevuto critiche che fosse un film femminista: forse perché visto con gli occhi soliti degli uomini, perché se la violenza e la vendetta fossero stati tutti al maschile (tipo il Revenant con il Premio Oscar Leonardo di Caprio) forse forse tante critiche non sarebbero arrivate, ed altrettanto se fosse chiaro un po’ a tutti il periodo storico descritto nel film, in un’Australia che ha perso all’epoca la battaglia del razzismo, condannando gli aborigeni a vivere ai bordi della società nello schiavismo che distruggeva il loro vitale contatto con la terra madre. La Kent ha avuto il coraggio di raccontare insieme questi pezzi, in questa alleanza tra gli ultimi, in un film che magari non tutti definiscono perfetto, ma con una voce solida, fiera e forte, un messaggio potente  e crudele che ha scombussolato Venezia – c’è stato persino un accreditato che ha urlato epiteti poco felici e sessisti nei confronti della regista (accredito revocato, fortunatamente): forse perché questo film arriva nelle viscere e chi non vuole mettersi in discussione reagisce a suo modo. Un film quindi che arriva a farsi amare, o odiare – non ci sono vie di mezzo.

Forse, quello che resta di questo festival e dei film vincitori, è che bisogna imparare a guardare i film con altri occhi, ad apprezzarne anche il racconto al femminile senza pregiudizi (che non va traviato sempre e necessariamente per femminista, anche se sì, la sua chiave di lettura potrebbe essere un messaggio di forza femminile e quindi femminista) ed è importante che anche gli uomini vogliano raccontarlo: forse i veri uomini sono i primi a dichiararsi femministi perché capiscono che c’è anche un altro modo di vedere le cose, senza esserne impauriti o spaventati.

Che sia sempre più così, che anche le donne possano andare al cinema cercando ispirazione nei personaggi (noi abituate a vederci per la maggior parte solo in ruoli minori e non abbastanza forti) e che sia solo un percorso naturale avere anche più donne che girano film. Il Festival di Venezia si impegna a riconoscerlo, ed ogni anno se ne discuterà in dei seminari che aiuteranno a creare consapevolezza: la firma di Barbera e Baratta assieme alle associazioni femminili di Dissenso Comune e Women in Film ha segnato un altro step forward, e la foto fatta insieme – come le donne a Cannes – vuole ricordare vividamente che ci siamo.

The Nightingale, da non perdere, all’interno della rassegna “Da Venezia a Roma” – mercoledì 19 settembre ore 20, cinema Eden. Tutto il programma qui: https://www.aneclazio.com/wp-content/uploads/2018/09/VENROM_2018_programma-new_1-converted.pdf

“Roma” sarà invece disponibile su Netflix mentre “The Favourite” dovrebbe uscire nei cinema italiani a fine gennaio.

 

I premi dei film in concorso (assegnati dalla giuria presieduta da Guillermo del Toro e composta da Sylvia Chang, Trine Dyrholm, Nicole Garcia, Paolo Genovese, Malgorzata Szumowska, Taika Waititi, Christoph Waltz, Naomi Watts):

 

LEONE D’ORO per il miglior film a:
ROMA
di Alfonso Cuarón (Messico)

LEONE D’ARGENTO – GRAN PREMIO DELLA GIURIA a:
THE FAVOURITE
di Yorgos Lanthimos (UK, Irlanda, USA)

 

LEONE D’ARGENTO – PREMIO PER LA MIGLIORE REGIA a: 
Jacques Audiard per il film THE SISTERS BROTHERS (Francia, Belgio, Romania e Spagna)

 

COPPA VOLPI 
per la migliore interpretazione femminile a: 
Olivia Colman 
nel film THE FAVOURITE di Yorgos Lanthimos (UK, Irlanda, USA)

 

COPPA VOLPI 
per la migliore interpretazione maschile a: 
Willem Dafoe nel film AT ETERNITY’S GATE di Julian Schnabel (USA, Francia)

 

PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a: 
Joel Coen e Ethan Coen 
per il film THE BALLAD OF BUSTER SCRUGGS di Joel Coen e Ethan Coen (USA)

 

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a: THE NIGHTINGALE di Jennifer Kent (Australia)

 

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI 
a un giovane attore o attrice emergente a: 
Baykali Ganambarr nel film THE NIGHTINGALE di Jennifer Kent (Australia)

 

di Alessandra Carrillo, all rights reserved

 

Venezia 75 è Donna ultima modifica: 2018-09-16T16:56:39+00:00 da Alessandra Carrillo

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