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Al di sopra di tutti: The Shape of Water e Three Billboards Ouside Ebbing, Missouri

 

La 74esima edizione del Festival del Cinema di Venezia (30 agosto – 9 settembre) quest’anno è andata oltre ogni previsione: film belli, storie interessanti, tanto pubblico e la certezza che i film arriveranno nelle sale. Non resta più quindi un Festival di film di nicchia, anzi.

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Il regista messicano Guillermo del Toro (Pan’s Labyrinth) vince il Leone d’Oro con “The Shape of Water”, un film che ha messo d’accordo tutti nella giuria capitanata dall’attrice americana Annette Bening. Una dichiarazione d’amore per il cinema e, come ribadisce nel discorso, per la vita e l’amore:

“Dedico questo premio a tutti i registi latinoamericani che vogliono fare qualcosa: abbiate fede, restate puri. Bisogna avere fede in qualsiasi cosa si creda: io credo nella vita, nell’amore e nel cinema”.

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Già il manifesto del film infrange le regole del marketing commerciale: un dipinto bellissimo e poetico, l’abbraccio de la bella e la bestia in un gotico fantasy che commuove toccando vari temi. La paura del diverso e la solitudine si intrecciano, portano una donna muta (Elisa, interpretata dalla fantastica attrice britannica Sally Hawkins) ed una creatura anfibia (Doug Jones) ad avvicinarsi in un mondo magico e sotterrato, con livelli che sprofondano al suon di un ticchettio d’orologio fino ad una sala di cinema tra sogni e malinconia.

 

La fotografia di Dan Laustsen è raccontata attraverso i colori dell’acquamarina, dalla torta al lime conservata in frigo dal vicino Richard Jenkins alla Cadillac del villain Michael Shannon alle divise indossate come donne di pulizia del centro di ricerca aerospaziale – dalla Hawkins e da Octavia Spencer, altro mostro della recitazione e collega chiacchierona di Elisa.

 

La musica di Alexandre Desplat accompagna gli sguardi dolci ed empatici tra Elisa e l’anfibio, l’abbandono delle gocce sul finestrino, la consapevolezza del vicino che la vita sia un naufragio dei nostri piani e che lui sia nato troppo presto o troppo tardi, mentre la sceneggiatura di del Toro e Vanessa Taylor accompagna quella scoperta del diverso, tra paura e curiosità, se non anche attrazione fisica che rivelerà una serie di richiami cinematografici e citazioni di genere, dal cinema muto al musical, passando per Amelie ed Il Mostro della Laguna Nera in un America del 1961 che alla perfezione della famiglia americana modello contrappone quel sentirsi solo e non compreso nell’essere diversi, nel sentirsi incompleti. Ed in questo, trovarsi, per quello che si è.

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In America uscirà in autunno, per essere in selezione agli Oscar, in Italia ad inizio 2018, come anche Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri) del regista e sceneggiatore anglo-irlandese Martin McDonagh (In Bruges), che a Venezia vince il premio come Miglior Sceneggiatura: un film in lizza per il Leone d’Oro, che ha più unito il consenso di pubblico e critica, con una straordinaria Frances McDormand, madre esasperata, rabbiosa e vendicativa e con  Woody Harrelson, Sam Rockwell, John Hawkes e Peter Dinklage.

 

Dialoghi taglienti e battute brillanti per un darkly comic drama che gioca tra la vendetta e i sensi di colpa: tre manifesti rosso fuoco che denunciano uno stupro omicida (la figlia della protagonista viene stuprata, ammazzata e carbonizzata mentre rientrava a casa) ed una donna che combatte con il coltello tra i denti in un’escalation di odio e rabbia. Ma la vendetta appaga davvero? Di chi è la colpa? Le storie degli altri personaggi si intrecciano in un humor molto scuro, tra razzismo, maschilismo, violenza, provincialismo, giustizialismo, ipocrisie e paure svelando il marcio dell’individuo-centrismo americano in situazioni al limite. Le evoluzioni di alcuni personaggi sono molto interessanti ed un giro di cannuccia rivelerà la possibilità della speranza.

 

La McDormand avrebbe forse meritato la Coppa Volpi per la magnifica interpretazione, premio che è comunque andato ad un’altra bravissima attrice, Charlotte Rampling protagonista di Hannah, del regista italiano Andrea Pallaoro. Il premio al maschile è andato invece all’attore palestiniano  Kamel El Basha per la sua interpretazione in The Insult, film del regista franco-libanese Ziad Doueiri.

 

Tra i premi consegnati nella serata conclusiva al Lido di Venezia da sottolineare il Premio Miglior film della sezione Orizzonti che è andato a Nico, 1988 dell’italiana Susanna Nicchiarelli, nei cinema italiani dal 12 Ottobre: un film sugli ultimi anni di vita di Christa Päffgen, la sacerdotessa delle tenebre, musa di Warhol e cantante dei Velvet Underground, in arte Nico.

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Qui, l’elenco di tutti gli altri premi:

 

Gran premio della giuria: Foxtrot di Samuel Maoz

Leone d’argento per la miglior regia: Xavier Legrand per Jusqu’à la gard

Premio Marcello Mastroianni (a un attore emergente): Charlie Plummer per Lean on Pete

Premio speciale della giuria: Sweet Country di Warwick Thornthon

Premio Leone del futuro per la miglior opera prima: Jusqu’à la garde di Xavier Legrand

 

Premio Orizzonti miglior regia: Bedoune Tarikh e Bedoune Emza per Vahid Jalilvand

Premio Speciale della giuria Orizzonti: Caniba di Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel

Premio Speciale Orizzonti per il migliore attore: Navid Mohammadzadeh

Premio Speciale Orizzonti per la migliore attrice: Lyna Khoudri

Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura: Alireza Khatami per Los versos del olvido

Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio: Grosse chagrin di Céline Devaux

 

Premio Venezia Classici per il miglior documentario sul cinema: The Prince and the Dybbuk

Premio Venezia Classici per il miglior film restaurato: Idi Smotri

 

Miglior storia in realtà virtuale: Bloodless

Miglior esperienza in realtà virtuale: La camera insabbiata

Miglior realtà virtuale: Arden’s Wake

to be continued..

di Alessandra Carrillo,  all rights reserved

Venezia 74: il fantasy di del Toro, lo scuro comic drama di McDonagh ultima modifica: 2017-09-13T05:35:15+00:00 da Alessandra Carrillo
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