VENEZIA 73, LA GIOVENTÙ IN VIAGGIO – I Parte

di Alessandra Carrillo

VENEZIA 73, LA GIOVENTÙ IN VIAGGIO – I Parte

di Alessandra Carrillo

VENEZIA 73, LA GIOVENTÙ IN VIAGGIO – I Parte

di Alessandra Carrillo
4 minuti di lettura

L’estate Addosso, Piuma, Questi Giorni

Cartoline da San Francisco e Cuba, dalla piscinetta di casa e da Montenegro e Serbia: il viaggio fuori e dentro sé

È quell’estate del dopo maturità, quando si sogna di non pensare a nient’altro che a divertirsi, alla spensieratezza di un momento di vita difficilmente ripetibile, ancora senza responsabilità ma con la voglia di essere grandi, quelle “estati che ci porteremo addosso per sempre”: e così si ritrovano Marco e Maria, nella scoperta di sé, liceale tra bronci, desideri e voglia di esplodere lui, spirito di ribellione di un’adolescenza repressa nella camicetta abbottonata, dietro libri e parole educate e stizzite lei.

E’ l’ultimo film di Gabriele Muccino, L’Estate Addosso, primo film italiano in competizione alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia e già nelle sale: ci sono luci e panorami che accompagnano le prove di libertà davanti al Golden Gate Bridge (che un po’ ricorda lo spirito del grido de “L’ultimo Bacio”), le corse nudi sulle spiagge di Cuba, la vicinanza empatica che solo un viaggio insieme ti dà, e poi, questo mettersi tutto alle spalle, senza delusioni, senza giudizi. unnamed-6

Si rompono gli schemi dettati dalla bigotteria italiota a confronto con la diversità, nell’apertura di una San Francisco moderna all’incontro con Matt e Paul, complici americani di quest’estate di cui non si riesce a fare a meno: sorrisi nel ricordare quelle chiacchiere formali prima di conoscersi, lo scambio di sguardi, tra imbarazzi e verità, quando si percepisce davvero l’altro, il silenzio degli abbracci, di quando non si sa se ci si rivedrà. La condivisione di un’estate di vita è quello che arriva di questo film, accompagnato dalle musiche di Jovanotti e dai cambiamenti sui volti ed i corpi di Matilda Lutz e Brando Pacitto che, grazie al successo di Braccialetti Rossi, diventa sinonimo cinematografico di una generazione a cui i film italiani a Venezia sembrano far la corte.

Ed infatti sempre Brando afferra il suo zaino in spalla e parte alla volta di Marocco e Spagna nel film Piuma, mentre i protagonisti restano a casa, in un’estate post-maturità dai toni diversi, dove si rinuncia al viaggio per una gravidanza a rischio, per una tranquillità da ricercare tra Ferro (Luigi Fedele) e Cate (Blu Yoshimi) e attorno a loro, per accogliere una bambina che possa vivere la vita leggera come una piuma.

Il film del regista italo-inglese Roan Johnson, al cinema dal 20 Ottobre, ha invaso il red carpet di Venezia di paperelle gialle, per giocare proprio con quella leggerezza di un film che accompagna la precarietà e l’insicurezza dei nostri tempi con l’ironia intelligente di due ragazzi che si confrontano con il mondo degli adulti e ne cercano di far parte, esorcizzando la paura di diventare genitori tra sogni e concretezze di un riscontro con la realtà fatto di altri, tra nonni, futuri nonni e badanti che si intersecano tra i piani di palazzine che diventano il loro viaggio intimo ed il mare diventa una piscinetta gonfiabile che fa acqua ovunque.

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Un viaggio vero e proprio è invece quello intrapreso dalle quattro giovani ventenni del film Questi Giorni di Giuseppe Piccioni, che torna in gara a Venezia dopo 15 anni: un road movie al femminile interpretato da Maria Roveran (Liliana), Marta Gastini (Caterina), Laura Adriani(Angela) e Caterina Le Caselle (Anna).

Luoghi inconsueti, perché si parte da Gaeta direzione Belgrado, passando per il Montenegro. E così si vive insieme a loro l’esperienza di ritrovarsi in un altro Paese e dover comunicare, chi con un’inglese stentato, chi cavandosela meglio; il confronto con altre culture che porta sorriso e incomprensioni; i batticuori estivi ed i sensi di colpa fra amiche tra risate sulle letture di Maupassant e confessioni notturne con un giovane fratello prete; la gelosia che si nasconde dietro un’amicizia; la luce tremolante delle candele e la lettura del futuro, in cerca di amore; la rivalsa di chi non riusciva mai a scegliere; il silenzio su verità importanti celato tra gli appunti dell’università. Delle quattro storie intrecciate alcune prevalgono, fortemente quella di Liliana, che porta sul grande schermo anche una bella performance, come mamma parrucchiera ignara, fragile ma forte, di Margherita Buy ed un professore timido, con una balbuzie accennata e vera, interpretato da Filippo Timi.

Una pennellata di colori tenui e mischiati, senza tratti marcati e forte introspezione psicologica, un dipinto impressionista che accenna ad unaluce malinconica di un’avventura giovanile dolce e amara.

Nessuno dei tre vince nulla, come nemmeno il documentario sull’immortalità Spira Mirabilis di D’Anolfi e Parenti: la competizione dei titoli stranieri è alta, ma lasciamo ai botteghini l’ardua sentenza.

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VENEZIA 73, ITALIANI: TRA FUORI CONCORSO E PIACEVOLI SCOPERTE – II Parte

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