Vaccino, siamo
già in ritardo

Vaccino, neanche siamo partiti
e siamo già in ritardo

I numeri dicono che abbiamo utilizzato solo il 7% delle dosi arrivate in Italia
Davvero troppo poche

di Claudio Rinaldi

Vaccino, siamo
già in ritardo

Vaccino, neanche siamo partiti
e siamo già in ritardo

I numeri dicono che abbiamo utilizzato solo il 7% delle dosi arrivate in Italia
Davvero troppo poche

di Claudio Rinaldi
vaccino

Vaccino, siamo
già in ritardo

Vaccino, neanche siamo partiti
e siamo già in ritardo

I numeri dicono che abbiamo utilizzato solo il 7% delle dosi arrivate in Italia
Davvero troppo poche

di Claudio Rinaldi
2 minuti di lettura

Vaccino sì, vaccino no. Passiamo il tempo a discutere se sia giusto o meno obbligare gli italiani a vaccinarsi. Critichiamo gli scettici, colpevoli di non capire. I No-Vax minacciano di morte chi invece ha già alzato il braccio e ha voluto subito farlo. E così andiamo avanti in una lotta tra tifoserie, senza renderci conto che il problema è un altro. 

Ad oggi abbiamo utilizzato solo il 7% delle dosi arrivate in Italia. In numeri assoluti abbiamo vaccinato 45 mila persone, mentre la Germania ne ha già vaccinate 150 mila. Israele e la Gran Bretagna più di 1 milione

Che cosa significa? Non siamo ancora partiti, ma già siamo in ritardo. Un ritardo ancora colmabile, certo. Ma abbastanza inspiegabile, visto che ci avevano raccontato per settimane – governo, commissario e regioni – come tutto era pronto. E invece evidentemente così non è. 

Che cosa sta accadendo? Arriveranno le smentite, i distinguo e le scusanti. “C’era il Capodanno di mezzo”, è già tra le giustificazioni più usate. Ma l’impressione è che davanti alla sfida più importante, si sia arrivati arrivati – come al solito del resto – in affanno e senza idee.

Le primule dell’architetto Boeri saranno pure belle – nessuno lo mette in dubbio – ma non bastano: l’obiettivo non è la riqualificazione delle città, ma una puntura in un braccio. 

L’impressione è che non si sia colto il valore della velocità. Vaccinare prima, significa in primis salvare vite e poi tornare a una certa normalità. D’altronde appare strano come da un lato si santifichi il vaccino, e dall’altro non ci si preoccupi della velocità con il quale viene iniettato.

Vaccinare velocemente il maggior numero di italiani infatti è il miglior antidoto – sarebbe giusto dire: il miglior vaccino – contro lo scetticismo diffuso. Tolti i No-Vax – una piccola percentuale della popolazione per fortuna -, molti cittadini sono semplicemente disorientati. Hanno paura e vogliono mandare avanti gli altri per capire se si possono fidare, se ci possono essere effetti collaterali.

Non mi sento di criticarli, è una preoccupazione legittima e molto umana. Io penso che non ci siano dubbi sull’efficacia del vaccino, ma le sensibilità sono diverse. Dunque le preoccupazioni di chi invece vuole essere sicuro vanno combattute con l’evidenza.

Solo quando molti italiani si saranno vaccinati e non avranno conseguenze, altri italiani si convinceranno. Non mi sembra una grande scoperta, è la logica. E per questo, guardare oggi i dati e scoprire che siamo già in ritardo mi fa cadere le braccia. Saremmo dovuti partire a bomba, e invece sembriamo un treno regionale per di più scortato dalla polizia.

Così non va, diamoci una sveglia.

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