Vaccini obbligatori
per i sanitari: è giusto?

Vaccini obbligatori per i sanitari:
è giusto?

La libertà individuale è più importante di quella collettiva?

di Cristina de Palma

Vaccini obbligatori
per i sanitari: è giusto?

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Vaccini obbligatori per i sanitari:
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di Cristina de Palma
Sanitari

Vaccini obbligatori
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Vaccini obbligatori per i sanitari:
è giusto?

La libertà individuale è più importante di quella collettiva?

di Cristina de Palma
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Il nuovo decreto parla chiaro: in arrivo sanzioni per tutti gli operatori medico-sanitari che rifiuteranno la vaccinazione. Dopo i tantissimi casi di focolai in ospedali e nelle Rsa dovuto al personale non vaccinato, il governo Draghi corre ai ripari. Nel «decreto legge Covid» viene introdotto l’obbligo di immunizzare il personale medico per evitare che chi non vuole vaccinarci contribuisca alla diffusione del virus negli ambienti sanitari.  

La norma però riguarda unicamente medici o infermieri a diretto contatto con i pazienti. Chi svolge funzioni amministrative, per esempio il direttore di una Asl, non subirà conseguenze nel caso dovesse rifiutare la dose.

Come si legge nella bozza, il provvedimento nasce dalla volontà di tutelare la salute pubblica e prevede che “gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2. La vaccinazione contro il Covid “costituisce requisito essenziale all’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative rese dai soggetti obbligati”. 

Le nuove sanzioni non includono il licenziamento, ma l’attribuzione di nuove mansioni, dove possibile, altrimenti è prevista la sospensione dello stipendio per un tempo considerato congruo rispetto all’andamento della pandemia.

La decisione si è resa necessaria visto l’ennesimo caso di un focolaio in una Rsa di Fiano Romano, alle porte di Roma, dove 27 anziani sono risultati positivi al Covid-19 dopo che una operatrice socio-sanitaria no-vax aveva involontariamente contagiato altri colleghi, provocando quindi una catena di contagio che ha colpito tutti i pazienti della struttura. 

Ma in questi mesi, sono tantissimi i casi di medici no-vax che hanno sostenuto le proprie ragioni, anche davanti ai Tribunale. Il 19 marzo scorso, un giudice di Belluno, Anna Travia, aveva respinto le richieste di due infermieri e otto operatori sociosanitari che si erano rifiutati di vaccinarsi e che per questo motivo erano stati sospesi dal lavoro. 

I dieci sanitari, dipendenti della Sedico Servizi e della Sersa, due case di riposo del Bellunese, all’indomani del rifiuto erano stati messi in ferie forzate dalla direzione delle Rsa e sottoposti alla visita del medico del lavoro che li aveva dichiarati “inidonei al servizio”, con conseguente allontanamento dalle loro attività senza prendere lo stipendio. Ma gli operatori no-vax hanno fatto ricorso in tribunale per essere reintegrati nel posto di lavoro, sostenendo che la Costituzione dà libertà di scelta vaccinale e rifiutando i giorni di ferie imposte. 

Ci ha pensato il giudice a chiarire, sentenziando che “il dovere del datore di lavoro di preservare il diritto all’integrità fisica e morale dei lavoratori, prevale sull’interesse del lavoratore ad usufruire di un periodo di ferie diverso da quello scelto”. 

Le nuove sanzioni in vigore dal 7 aprile apriranno però uno scenario scomodo: il personale medico sanitario è obbligato a vaccinarsi oppure, visto che viviamo in una democrazia, la libertà individuale è più importante di quella collettiva?

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