Recensione del concerto del 23/03/2017 al Monk, Roma

I concerti al Monk stanno diventando davvero un’abitudine. Sfido io: con una programmazione così vasta, ricca e varia il club si conferma come il vero e unico punto di riferimento della musica live della Capitale. Questa sera mi trovo qui perché è la volta de La Rappresentante di Lista, forse uno dei progetti più promettenti della scena musicale indie italiana. Anzi, senza forse. Arrivato al Monk trovo una fila ben nutrita di fan. Il locale si riempie in poco tempo. Mentre i Mòn aprono sul palco le danze, Dario Mangiaracina, chitarrista e fondatore de La Rappresentante di lista, è fuori in cortile, a bere e parlare. Sembra un po’ in tensione. Dopo un po’ lo vedo tornare definitivamente nel backstage.

Entro dentro per prendere posto. Il concerto starà per iniziare. Ed infatti, poco dopo sale sul palco la formazione al completo: Dario Mangiaracina alla chitarra elettrica, al guitalele e al sax, Veronica Lucchesi alla voce (è, insieme a Dario, la fondatrice della band), Enrico Lupi alla tromba e ai synth,  Marta Cannuscio alla sezione ritmica (fatta di percussioni e pad elettronici) ed Erika Gold al sax e ai cori. Il concerto comincia con Siamo Ospiti e Mina vagante, e fin da subito spiccano quelle che sono e saranno le caratteristiche salienti della band: eclettismo strumentale, sperimentazione elettronica, sonorità ricercate, ma soprattutto la carismatica e intensissima voce di Veronica. È proprio Veronica ad imporsi come la vera regina del palco. La sua voce è anch’essa tra le novità sicuramente più rilevanti della musica italiana. Forte, determinata, decisa, precisa: il carisma che ne viene fuori è proprio quello delle grandi cantanti del passato. Non a caso, nella scaletta viene proposta una cover di un’atra grande voce: Loredana Bertè. E la luna bussò diventa nell’arrangiamento musicale un brano in pieno stile de La Rappresentante, spiazzante, mai scontato, e la voce di Veronica rende un sublime ed estremamente personalizzato omaggio alla Bertè.

la rappresentante di lista at Monk

Vengono invitati sul palco a questo punto alcuni ospiti. Si tratta della sezione di fiati della Med Free Orchestra, formata da Vincenzo Vicaro al sax baritono, Ihor Svysthun al trombone, Francesco Fiore e Alessio Guzzon alla trombe. Dario Mangiaracina continua ad essere in tensione e prima dell’esibizione con la formazione allargata mette le mani avanti giustificandosi per non aver provato molto con la nuova sezione. Non una bella mossa farsi vedere insicuro da parte di un pubblico romano già poco attento e molto, molto maleducato. Ché quella del pubblico, è forse l’unica nota veramente negativa del concerto. Anche nei momenti di maggiore intimità, come il riadattamento in versione ballad di Guardateci tutti, con al piano l’ospite Sade Mangiaracina, o la bellissima armonizzazione a cappella di un canto in dialetto siciliano, c’è sempre qualcuno che grida, ride, scherza ad alta voce. Misteri della vita: gente che paga per ascoltare un concerto dal vivo e poi lo rovina a sé stesso e agli altri. E il grottesco tocca l’apice quando l’altra parte del pubblico, quella attenta (per fortuna, la maggior parte) chiede più volte la massima attenzione con rumorosissimi shhh!. Ma si sa, gli inconvenienti sono sempre dietro l’angolo. L’esibizione con i fiati della Med è comunque, nonostante i timori di Dario, un’esplosione sonora. La professionalità della sezione intrusa oscura di fatto la paura di Dario, che riacquista sicurezza e spontaneità sul palco.

Gli ultimi due brani, che chiudono definitivamente il concerto sono La rappresentante di lista e Un’isola. Un concerto che si è svolto proprio come ce lo si sarebbe aspettato. Sul palco, come sul disco, la band sa emozionare, sa far ballare, sa suonare, sa cantare. E lo so che potrà sembrarvi strano che mi stupisca del fatto che una band sappia suonare o cantare, ma purtroppo, almeno nel panorama indie italiano, non è più così scontato. Sì, sì, non voglio fare la parte del conservatore brontolone e pedante, è solo che una cura ed un’attenzione maggiore alla parte musicale mi fanno sempre stare bene, o comunque fanno stare meglio la mia anima e il mio orecchio.

E La Rappresentante di lista sembra proprio essere un’isola (per usare il titolo di un loro brano) di pace sonora all’interno del vastissimo mare della musica indie. Un posto dove approdare quando si ha voglia di terraferma, quando ci si vuole salvare da un mare che (r)accoglie dentro di sé varietà di generi e forme, dalle perle alla monnezza. Un’isola dunque. Un’isola che ci dimostra di fatto come si possa fare musica indie anche senza essere stonati o scordati, o usando addirittura accordi diversi dai soliti quattro. Insomma, una musica indie che sa essere personale, che sa essere Musica, e non un puro esercizio commerciale.

di Leonardo Gallato, all rights reserved

 

UN’ISOLA, OVVERO LA RAPPRESENTANTE DI LISTA ultima modifica: 2017-03-27T09:00:59+00:00 da Leonardo Gallato

A proposito dell'autore

Leonardo Gallato, come se niente fosse, nasce nel 1991. Senza esagerazioni o pretese di qualche sorta vive all'insegna dell'amore la sua giovane vita, che può essere serenamente raccontata in poche, ma intense quanto inafferrabili, parole. Forte passione per le cose vecchie, per cui si laurea alla facoltà di lettere classiche de La sapienza di Roma. Forte passione per la letteratura e in particolare per la poesia, per cui scrive e pubblica una raccolta, intitolata "Silenzi". Forte passione per la musica, per cui fa anche quella, scrivendo e suonando suoi brani. Tante forti passioni e pochissimo tempo. Ce la farà il giovane Gok... cioè, Leonardo, ad arrivare sano e salvo fino alla vecchiaia?

Post correlati

Utilizziamo cookie analitici e di profilazione di terze parti per migliorare la tua esperienza di utilizzo. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi