Unicef & TheFreak: “Bambini della Siria, generazione a rischio”

di Elena

Unicef & TheFreak: “Bambini della Siria, generazione a rischio”

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Unicef & TheFreak: “Bambini della Siria, generazione a rischio”

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3 minuti di lettura

Il 12 settembre scorso la Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri ed Unicef hanno illustrato il quadro complessivo di un’emergenza umanitaria messa in ombra, negli ultimi tempi, da un affastellarsi di dichiarazioni di capi di stato, trattative diplomatiche, accuse al regime siriano, alleanze e minacce. Noi di The Freak abbiamo raccolto l’invito di Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, ad assistere al convegno che si è rivelato di seria efficacia informativa.

La generazione a rischio, denuncia il Presidente Unicef Italia Guerrera, è costituita da 4.000.000 di fanciulli che, dentro e fuori il paese, subiscono torture, sevizie, mutilazioni, abusi sessuali, sono costretti a matrimoni precoci o fatti oggetto di traffici illeciti, in quanto orfani, abbandonati, invisibili. E quando niente di orribile accade, il loro Paese non è più in grado di offrire loro una vita normale.

Secondo i dati dell’UNHCR [aggiornati all’8 settembre 2013, n.d.r.] dei 2.000.000 di rifugiati che cercano salvezza nei paesi circostanti la Siria, la maggior parte sono donne e bambini: il futuro della nazione è, quando non decimato dal conflitto armato (7.000 giovani vittime dall’inizio della guerra due anni fa), costretto a fuggire verso soluzioni incerte e degradanti. Ciò ha un impatto sui Paesi confinanti, che si trovano a dover sostenere un flusso continuo ed in costante crescita, per di più dovendo contemporaneamente affrontare emergenze al proprio interno.

È questo il caso dell’Iraq, dove Unicef, di concerto con il governo locale, le forze militari curde, varie ONG e la Cooperazione italiana, cura gli interventi presso 6 campi permanenti e 12 aree di transito. L’azione si incardina sull’igiene, la sanità, l’emergenza acqua, la nutrizione, l’istruzione e la protezione dei minori: in caso di intervento militare in Siria, mezzo milione di nuovi profughi si riverserebbero nella regione, aggravando ulteriormente una situazione che si farà ancor più problematica con l’arrivo dell’inverno. Per non parlare dei grossi problemi di advocacy insiti nelle relazioni con un governo sunnita fondamentalista e degli ingenti costi di programmazione.

In Libano e Giordania, oltre a distribuire vaccini contro il morbillo, viene prestata assistenza psicologica ai bambini afflitti da stress post-traumatico da guerra e, per rimediare a due anni di mancata scolarizzazione, è in corso il programma “Back to learning” finalizzato ad integrare l’istruzione tradizionale con quella informale.

Il Ministro degli Affari Esteri Emma Bonino ha chiuso i lavori con un intervento franco e ragionevolmente ottimista. Soddisfatta dei risultati conseguiti (tra cui ha annoverato con modestia la liberazione del giornalista Domenico Quirico), ha precisato che “l’umanitario non è mai una soluzione, ma è certamente un grande valore”. I campi di rifugiati spesso assumono le dimensioni di vere e proprie città, popolati anche da 130.000 abitanti che versano in condizioni limite e di grande tensione da cui i minori vanno protetti. Bonino ha potuto apprezzare personalmente tali criticità lo scorso giugno in occasione della visita ufficiale al campo di Za’atari (nella Giordania del nord), la quale ha dato propulsione al convegno stesso. “L’Italia – conclude – è un Paese generoso, se rassicurato sull’utilizzo dei fondi”; non solo, infatti, il nostro Governo provvederà alla costruzione di un ospedale presso Za’atari, ma anche il popolo italiano sta dando il suo contirbuto in donazioni, nonostante i tempi duri della crisi economica.

Di Elena Rosazza Gianin

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