Una Top 10 Cinematografica Alternativa – 2018

di Matteo Tarascio Breveglieri

Una Top 10 Cinematografica Alternativa – 2018

di Matteo Tarascio Breveglieri

Una Top 10 Cinematografica Alternativa – 2018

di Matteo Tarascio Breveglieri
7 minuti di lettura

In occasione degli Oscar di stasera, volevo rivisitare velocemente i film che mi hanno colpito di più in questo 2018, nella speranza che, magari, qualcuno che si fida della mia opinione – anche se in effetti, perché dovrebbe? – scopra qualche film che non aveva visto. Tra l’altro, sperando di non confondervi, le date d’uscita prese in considerazione sono quelle americane, per allinearmi ai critici d’oltremare e ai vari premi dell’Awards Season. Poi in effetti sono anni che queste liste le faccio – privatamente – con la classificazione americana, quindi non vedo perché cambiare adesso.

Prima di arrivare ai dieci film che più mi hanno colpito dell’anno scorso, vorrei fare qualche menzione d’onore. Sono rimasto affascinato dall’esclusiva – purtroppo – di Netflix, Roma (probabile vincitore di stasera), pellicola dalla bellissima fotografia e con alcune sequenze assolutamente fenomenali. Lo straziante Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk) mi ha ricordato perché Moonlight fosse il migliore film del 2016 e perché ogni cosa che Barry Jenkins tocchi meriti di essere guardata, mentre Mission Impossible: Fallout ha riconfermato questa serie come la migliore d’azione da anni, ormai. Ho pure adorato due film che potrebbero essere banalmente “commedie”, benchè dicano molto di più: la satira di Morto Stalin, se ne fa un altro (The Death of Stalin) e quella follia totale che è Sorry to Bother You –che inizia in modo strano, e poi diventa veramente strano. Mi hanno particolarmente inquietato Hereditary – Le radici del male (Hereditary) – film molto simile a The VVitch, non a caso della stessa casa di produzione – e Annientamento (Annihilation) – un’altra ottima pellicola fantascientifica dal regista di Ex Machina. Per quanto non sia tecnicamente un horror – ovviamente, è un documentario –  Free Solo è leggermente stressante per chi, come me, soffre di vertigini: nessuna scena nel 2018 mi ha fatto salire il cuore in gola come le arrampicate senza corda di Alex Honnold, e vorrei sottolineare le palle quadrate che i registi hanno avuto nel filmare la sua impresa titanica, senza però perdere di vista l’aspetto umano della vicenda.

“Roma” (2018) di Alfonso Cuaròn

Non c’è tempo di parlare di tutti i film che meriterebbero di essere menzionati, perché nonostante dagli Oscar non si direbbe, il 2018 è stato un ottimo anno per il cinema. Questi, dunque, sono i dieci film che mi sono rimasti di più in testa durante quest’anno: la classifica è tendenzialmente fluida e dipende da come mi sveglio (a parte il numero 1), ma ho deciso di ordinarli, così che la gente possa offendermi perché il mio ranking non corrisponde al loro.

10. A Star is Born: sul debutto da attrice di Lady Gaga è stato scritto tantissimo – pure da me, in effetti. A Star is Born è un ottimo remake di una storia ormai vecchia come Hollywood, che mi ha toccato in particolare per il suo sguardo a relazioni e alle dipendenze, e a come queste due cose vadano a braccetto. E poi, cioè, Shallow spacca, onestamente.

9. First Man – Il primo uomo (First Man): quando Damien Chazelle dice qualcosa, è una buona idea ascoltare. Dopo due pellicole collegate al mondo della musica – Whiplash e La La Land – si è dedicato ad un personaggio enigmatico come Neil Armstrong. In mano ad un altro regista sarebbe una biopic banale e strappalacrime, ma Chazelle riesce a creare una toccante storia personalissima sul lutto, accompagnata da musiche di grande impatto e fotografia mozzafiato.

8. Upgrade: ho descritto Upgrade ad un amico con “Black Mirror, solo fatto bene”. Ora, a parte la battuta snob, è vero che lo stile del film ricorda molto la serie di Netflix: è ambientato in un futuro distopico, è estremamente pessimista ma riesce ad avere un tono satirico e mi ha strappato pure qualche risata – principalmente risata mista a shock. È il tipo di storia che preferisco: semplice, diretta, e con pochi giri di parole. Dice quello che vuole dire senza sprecare tempo, e ti diverte nel farlo.

Il trailer di “Upgrade”

7. La favorita (The Favourite): Yorgos Lanthimos è un regista dallo stile inconfondibile, come Wes Anderson e i suoi set simmetrici color pastello o David Fincher e il suo movimento chirurgico della macchina da presa. A differenza di questi ultimi, è difficile spiegare precisamente che cosa fa subito capire che si sta guardando un film del regista, tra gli altri, di The Lobster: è lo humor nero che permea ogni scena? Sono le performance leggermente sfasate degli attori? Non so dirlo per certo. Questa è sicuramente la sua pellicola più approcciabile, quindi in caso sia piaciuta sono consigliati The Lobster e Dogtooth.

6. Searching: Searching è un thriller che prende un’idea – la narrazione avviene interamente nello schermo di un computer – e la esegue in modo talmente esemplare che non so se un altro film potrebbe aggiungere qualcosa al concept. Invece di essere macchinosa, la storia scorre in modo intelligente, sfruttando al massimo l’espediente narrativo tramite chiamate in FaceTime, SMS e ricerche su Google. Veramente ingegnoso, e con una eccellente performance di John Cho.

5. Cold War (Zimna wojna): non ho molto da dire su Cold War. È semplicemente un film eccezionale, che può essere apprezzato anche da chi, come me, non è un grande fan delle storie d’amore. La fotografia, è probabilmente la migliore che abbia visto quest’anno; gli attori sono entrambi fantastici; la storia è personale – ispirata ai genitori del regista – e riesce ad essere idealista e cinica allo stesso tempo.

4. Spider-Man – Un nuovo universo (Spider-Man: Into the Spider-Verse): e a questo punto so che perdo entrambi i lettori che sono arrivati fin qua. Il fatto è che anche io ero abbastanza scettico, e se non fosse stato per un tweet adorante di Barry Jenkins – lo stesso di Moonlight e Se la strada potesse parlare, non il primo scemo che passa – probabilmente non lo avrei visto. E sarebbe stato un grave errore, perché Spider-Man è divertente, intelligente, fantasioso e una boccata d’aria fresca in un genere – dei film di supereroi – che ultimamente è un po’ stagnante. Spider-Man non dovrebbe essere uno dei migliori dell’anno, e proprio per questo mi ha stupito.

Il tweet di Barry Jenkins

3. Burning (Beoning):  Burning è difficile da consigliare: non è chiaramente inquadrabile all’interno di un genere (è un thriller? Una storia d’amore malata?), dura due ore e mezzo, è interamente in coreano ed ha una trama che riesce ad essere allo stesso tempo troppo semplice e troppo enigmatica. Però, se uno ha pazienza, trova un gioiellino che parla di lotta di classe, della sensazione di inadeguatezza che pare permeare la cultura millennial e di misoginia repressa, e che può essere interpretato in due modi completamente diversi. Burning rimane con te e ti fa sentire sporco e complice. Oppure no, dipende da come vedi il film.

2. Three Identical Strangers: un documentario su tre gemelli separati alla nascita che inizia in modo sorprendente, diventa strano – ma quello “strano” divertente, tipo: “Hah che simpatici sti tre, sono così simili pur non essendosi mai visti prima” – e molto gradualmente diventa un’analisi sul libero arbitrio che mi ha lasciato senza parole. Quanto di quello che facciamo è dovuto alla natura e quanto all’educazione che abbiamo ricevuto?

1. Senza lasciare traccia (Leave No Trace): Debra Granik crea una toccante relazione tra padre e figlia che vivono in un parco nazionale, isolati da tutto e tutti. Una storia dove tutti sono animati da buone intenzioni e cercano di fare del loro meglio, che però, come spesso accade, può non essere abbastanza. Consigliato a chi ha un cuore, un minimo di sensibilità – o è convinto di averne, fa lo stesso – e apprezza i silenzi che valgono più di mille parole.

Il trailer di “Leave no trace”

di Matteo Tarascio Breveglieri, all rights reserved

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