Una bussola del giornalismo italiano. Addio a Giorgio Bocca

di Redazione The Freak

Una bussola del giornalismo italiano. Addio a Giorgio Bocca

di Redazione The Freak

Una bussola del giornalismo italiano. Addio a Giorgio Bocca

di Redazione The Freak
2 minuti di lettura

In ricordo di Giorgio Bocca

di Vittoria Favaron

 

Giorgio Bocca ha lasciato la vita il giorno di Natale, e cioè il giorno in  cui la vita, a seconda degli occhi di chi la guarda, sembra meno amara. Amarezza brutale e lucida di cui erano colme e pregne le pagine dei suoi ultimi libri, che altro non erano che fotografie implacabili della nostra Italia.

Uomo schivo, dal volto duro come la sua penna, con alle spalle 70 anni di giornalismo come lente costante e incisiva sui fatti politici e di cronaca del paese, mente salda e in movimento, 90 anni di centillinate presenze televisive e copiosi e puntuali moniti che scorrevano in quotidiana battitura sulle pagine di Repubblica e non solo.

È morto in silenzio Bocca, in tempo per guardare e scrivere della nefasta crisi economica e constatare con mano le sue verità  sulla new-economy e sulle bruttezze della globalizzazione. Uomo polemico ma nel contempo in grado di rivedere e ricontestualizzare le sue tesi spesso eccessive e fuori dal coro, severo e distante nei modi, poche risate, in cambio di una discrezione e uno stile che è andato spesso a sbattere e a spiccare contro gli imbarazzanti contraddittori incontrati nella sua carriera. Professionista che non lascia incertezza in quanto gradimento, o lo si amava o lo si odiava,  al pari dei suoi coetanei già  scomparsi ossia Montanelli, Biagi, ma anche Monicelli, di cui certamente condivideva sprezzo per le nuovi generazioni e pessimismo cosmico.

Un pesante e profondo vuoto intellettuale va a solcare il terreno di un Italia che Bocca conosceva a fondo e di cui ha raccontato tutto senza esitazioni o mezze misure, con la verità  e la ricchezza critica che contraddistinguono i grandi cronisti, ma ancor di più gli uomini per bene e, comunque la si possa pensare, Giorgio Bocca era un uomo per bene.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp

2 risposte

  1. Scusate se mi permetto, ma come commento a questo articolo vorrei postare la riflessione del Presidente del Circolo Culturale Excalibur di Varese:

    GIORGIO BOCCA

    Un grande scrittore con un passato oscuro

    di Gianfredo Ruggiero

    Con tutto il rispetto per una vita che si spegne definire Giorgio Bocca un esempio di coerenza, come ha fatto il presidente Napolitano in occasione della sua scomparsa, mi pare alquanto azzardato.

    Di Giorgio Bocca, valente giornalista e scrittore di forte impronta antifascista, conosciamo la sua storia di partigiano, ben poco sappiamo del suo passato di fascista e razzista. Di quando nel 1940 sottoscrive il “Manifesto in difesa della razza italiana” e di quando, dalle pagine del settimanale della federazione fascista di Cuneo, si scaglia contro gli ebrei rei, a suo dire, del cattivo andamento della guerra.

    Così si esprime Giorgio Bocca il 4 agosto 1942 sul giornale“ La Provincia Granda”: «…questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa della guerra attuale… A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di essere lo schiavo degli ebrei?».

    Le leggi razziali del 1938 furono una bruttissima pagina della nostra storia la cui responsabilità ricade pienamente su Mussolini e su quanti, per ignavia o convenienza, nulla fecero per evitarla. Fu scritta, però, anche da giornalisti come Giorgio Bocca che per compiacere il regime e agevolare la propria carriera giornalistica contribuirono a creare quella “coscienza razziale” che, per fortuna, non intaccò la natura vera degli italiani.

    Ricordiamo Giorgio Bocca come un grande scrittore contemporaneo, ma evitiamo di innalzargli un monumento alla coerenza. Non ne ha i requisiti.

    Gianfredo Ruggiero, Presidente del Circolo Culturale Excalibur – Varese

  2. Cara Agnese, mi permetto di rispondere al tuo commento che spero non sia stato fatto con intenti polemici ma costruttivi 🙂
    Ho riletto più volte il commento di tal “Gianfredo Ruggiero” e ho riletto più volte anche il mio di articolo.
    Vado punto per punto in modo tale da essere precisa.
    Il passato di G.Bocca come vicino al partito fascista è cosa nota, come è cosa ancor più nota il suo distacco nel 1943 per unirsi ai partigiani della Resistenza e andarne contro. Ne hanno parlato in questi giorni intellettuali come Flores D’Arcais, Eugenio Scalfari, giornalisti come Stefano Folli e non c’è stata censura in questo. Ma per quanto mi riguarda il mio è stato un ricordo all’uomo giornalista non in quanto esempio di COERENZA, (se vedi ho scritto che le sue sono state delle idee spesso eccessive) ma esempio di giornalista. Sempre Stefano Folli ha scritto sul Sole24ore di Martedì 27 dicembre
    “Bocca fu un innovatore della professione: nella cifra stilistica, nell’approccio alle notizie, nel commento diretto e anti-retorico.A lui si sono ispirati negli anni molti colleghi più giovani, tanto che oggi quel piglio è entrato nell’uso corrente. Pertanto bisogna immaginare quanto lo stile di Bocca abbia contribuito a svecchiare il giornalismo e la saggistica di 50 anni e più anni fa”
    A mio modestissimo avviso 70 anni di carriera non si possono brutalizzare con il solo riferimento ad un’esperienza giovanile, che io tra l’altro contesto fortemente, e che tra l’altro è stata dallo stesso Bocca ripudiata e dissociata. Anche Montanelli ha avuto in gioventù idee vicine al fascismo che ha prontamente ripudiato al netto delle nefande azioni di Mussolini e co.
    Io li chiamo terribili errori di gioventù che penso abbiamo pesato in modo massiccio prima di tutto sulle loro coscienze,
    Detto questo, non credo di aver esaltato Bocca come esempio di coerenza (non credo di aver usato la parola nemmeno in un rigo), piuttosto ne ho esaltato lo spirito critico, l’essere bastion contrario in un mondo della stampa completamente lobotomizzato, essere stato sempre vigile e pungente nelle critiche, e aver dimostrato un certo coraggio a fare non uno, ma diversi passi indietro nella sua carriera (ricontestualizzando le sue posizioni), in un periodo come questo in cui deve intervenire L’Europa e il Padre Eterno affichè si facciano i “passi indietro” :))

    Ciao Vittoria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati