UE, altrimenti è la fine

di Leonardo Naccarelli

UE, altrimenti è la fine

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UE, altrimenti è la fine

di Leonardo Naccarelli
4 minuti di lettura

“Viva l’Italia, con gli occhi asciutti nella notte scura”, volendo iniziare con De Gregori. Sono giorni difficili, i numeri ed il clima nel Paese rimandano chiaramente ad uno Stato di guerra. Ci si aggrappa a tutto ciò che è rimasto di buono: gli affetti familiari, lo spirito di solidarietà, il senso di umanità. Negli ospedali si fa anche più di quel che si può: la parte peggiore per uno come me, cittadino comune, è assistere a tutto questo senza poter fare granché.

Siamo allo stremo e, per questo, dateci una mano, anche presto. Le richieste di aiuto si avvicendano da giorni in cerca di qualcuno che possa raccoglierle. Qualcosa si muove: stanno arrivando attrezzature e medici da tutto il mondo. Solo a scopo esemplificativo, del sostegno è giunto dalla Cina e da Cuba.

Visto anche il titolo dell’articolo, è giunto il momento che io mi faccia una domanda e, marzullianamente, mi dia anche una risposta: è l’Europa? A parte parentesi poco onorevoli, vedere voce Christine Lagarde, si può dire che l’aiuto sia stato prettamente di tipo finanziario. E’ stato previsto, da parte della Banca Centrale Europea, l’acquisto di titoli di Stato per 750 miliardi di euro. Meglio averli che non, sia chiaro, ma non basta, mi dispiace. Non perché ne servano altri; perché serve altro. L’Unione Europea non può pensare di approcciarsi a questa crisi come ha fatto con quella migratoria: a forza di assegni. L’Italia chiede, esige, pretende di sentire una vicinanza diversa dall’Europa. Dobbiamo percepire di affrontare l’emergenza da cittadini europei supportati ed aiutati da altrettanti cittadini europei. Un’Europa finalmente Unione, sul serio; uno spirito di collaborazione da cui ripartire quando tutto sarà finito.

Fino ad ora nulla di tutto ciò è avvenuto. Ciascun Paese si sta comportando a modo suo. Un’azione di coordinamento da Bruxelles non c’è. La tendenza è quella di uniformarsi al “modello Italia” ma avviene a velocità diverse. A dominare la scena sono soluzioni sporadiche, confuse ed emergenziali. La percezione generale è di essere lasciati da soli, di nuovo. Eppure, i presupposti per un’azione più incisiva da parte dell’Europa ci sarebbero tutti. La crisi coinvolge tutta l’UE, non solo la sua area meridionale; si hanno presente gli errori commessi nel 2011 e le loro conseguenze; la minaccia deriva dall’esterno. Ma non c’è solo questo.

Infatti, vi è da considerare un aspetto più politico: nell’era del ritorno in auge dei sovranismi, l’UE non può permettersi di essere lontana ed inefficiente agli occhi dei cittadini. Proprio per questo motivo io ho tanta paura. Te lo dico, UE, senza troppi pudori: io mi fido sempre meno di te. Troppe volte negli ultimi tempi mi hai deluso e, se guardo a Lesbo, lo stai facendo ancora. Troppe volte ho sperato in un tuo salto di qualità per poi rendermi conto che erano sforzi vani. Non vedo, negli uomini e nell’atteggiamento, i segnali che possano farmi credere che stavolta andrà diversamente. C’è, in realtà, una differenza rispetto al recente passato: forse per l’emotività del momento non avrò forza e voglia di giustificarti.

Non escludo che possa essere solo colpa mia: mi aspetto qualcosa che semplicemente non puoi darmi. Tu sei nata per scopi economici e per evitare nuove guerre mondiali. Dopo quasi 70 anni, un mercato interno è stato messo in piedi ed è stato portato a casa un premio Nobel per la pace. Un’unione politica non può esistere perché mancano le condizioni e la volontà di crearle.

Eppure, i proclami verbali sono stati fatti ed io ci ho creduto. Per questo, io mi sento tradito nel profondo. Con dignità ed onestà intellettuale, ammettiamo che è inutile parlare di federalismo europeo senza che ci sia una volontà reale degli Stati di unirsi sotto un’unica struttura comune; riconosciamo che non potrà esserci un futuro per l’UE se continuerà ad essere soltanto la somma mal amalgamata degli interessi nazionali dei singoli Stati; interroghiamoci su cosa voglia dire essere europeisti e sulla nostra voglia di continuare ad esserlo. Se non lo faremo, se continueremo a rintanarci nelle sale del potere, il risultato non potrà che essere l’annientamento più totale. L’immagine del fallimento sarà, se non già è, il ritorno di quei nazionalismi che l’UE era nata per sradicare.

Spero con tutto il cuore che siano solo miei vaneggiamenti e che l’Europa saprà smentirmi. UE, ti prego di farlo. Altrimenti, semplicemente, è la fine.

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