Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

“La prima di color di cui novelle
tu vuo’ saper», mi disse quelli allotta,
«fu imperadrice di molte favelle.

A vizio di lussuria fu sì rotta,
che libito fé licito in sua legge,
per tòrre il biasmo in che era condotta.

Ell’è Semiramìs, di cui si legge
che succedette a Nino e fu sua sposa:
tenne la terra che ’l Soldan corregge”.

 

Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto V.

 

Partiamo chiaramente da Dante per questa nuova Storia della Divi(g)na Commedia, che ci permette di affondare le nostre radici di-vigne laddove la vite per prima fu “addomesticata” ed utilizzata per vinificazione, come abbiamo visto nel nostro incipit.

 

La coltivazione della vite volta alla produzione del vino, infatti, si situa intorno al 4000 a.C., risalendo addirittura al 6000 a.C. nelle regioni montuose del Mar Nero e del Mar Caspio, in una zona delimitata dagli stati odierni della Turchia, Siria, Iraq, Iran e Russia, in quella che possiamo definire come la probabile patria della viticoltura, a nord delle grandi pianure del Tigri e dell’Eufrate, dove al tempo si trovavano gli imperi sumerico, accadico, assiro e babilonese, o più ad est, l’impero ittita, in corrispondenza dell’attuale Turchia.

 

Ed è proprio dalle terre di Semiramide, leggendaria regina assiro-babilonese, che inizia il nostro percorso storico-enologico di oggi. La Mesopotamia.

 

Ritroviamo quindi nel cosiddetto Triangolo Fertile della Vite diverse tracce, tra mitologia e storia, che ci raccontano del legame tra Vino e Di-vino presso queste popolazioni, prima che la nave Argo approdasse alle rive della Colchide, dove il sovrano Eete abitava nel più bel palazzo del
mondo, nel cui cortile erano quattro fontane da cui uscivano vino, latte, olio aromatico e un’acqua che, calda in inverno, diventava gelida in estate – come vedremo nelle prossime Storie…

 

Gilgameš

 

Nel mescolarsi ed influenzarsi delle civiltà mesopotamiche, tra testi antichi ed usanze, sappiamo però con certezza che queste società già consumavano il vino. I Babilonesi ad esempio veneravano la Dea Geshtin, madre della vite, e nel loro Mito del Diluvio raccontano di Dercos Haelius, il marinaio del vino nuovo che, come il Deucalione greco o il Noè biblico, ripopolò la Terra.

 

Traendo ancora spunto della letteratura babilonese, che in diversi casi riprende dalla più antica tradizione sumera, troviamo nuovamente il nostro amato vino addirittura nell’Epopea di Gilgameš.

Nell’episodio della Seduzione di Enkidu, questi, un essere selvaggio trasformato in Uomo dall’amore per Šamhat, sacerdotessa del tempio di Inanna, accettata la sua nuova condizione, andò a vivere ad Uruk dalle alte mura, presso alcuni pastori, che gli insegnarono a mangiare il pane ed a bere il vino. Ma soprattutto nel personaggio di Siduri riscontriamo la presenza del vino come elemento più che ancorato alla realtà; ella è infatti la donna della vigna, colei che faceva il vino, che Gilgameš trova seduta nel giardino con una coppa d’oro e i tini d’oro che gli dèi le avevano donato e che gli indicherà il luogo da cui partire per raggiungere l’isola felice di Dilmun, al di là dell’Oceano e delle acque delle morte.

Gilgameš

 

E tra divinazione e culto, sacerdoti, miti e leggende, prosegue il viaggio sulla strada del nostro amato e prezioso rubino liquido che, come da tradizione orale, si è tramandato nei secoli e di questi ha influenzato avvenimenti, trame, libri e storie.

 

Restiamo quindi nelle epoche antiche, dall’Asia al Medioriente, tra testi sacri e figure mitologiche, religioni e paganesimo, per vedere come il vino ha preso parte e quale sia il suo ruolo nelle principali culture che ancora oggi influenzano i credo di gran parte del mondo.

 

Vi aspetto per scoprire insieme, qui nelle Storie della Divi(g)na Commedia, il Vino nella Bibbia, nel Corano, nei Vangeli e nei testi sacri dell’Asia e dell’Egitto, in un lungo sorso che ci porterà, mese dopo mese, secolo dopo secolo, da Atene a Roma, e del Medioevo alla Francia di Napoleone.

 

Buona degustazione…

 i Fabrizio Spaolonzi, all rights reserved

Il Triangolo Fertile della Vite: il Vino nella Mesopotamia di Gilgameš ultima modifica: 2017-12-14T05:38:56+00:00 da Fabrizio Spaolonzi

A proposito dell'autore

Under 30 - così non devo aggiornare questo profilo per un pò di anni - torinese, un pò veneto, un pò lombardo, con trascorsi esteri e fortemente romani. Ho studiato diritto ed economia, per ritrovarmi a scienze politiche prima di lavorare in finanza. La vita? È un fiume in piena, bisogna saper remare bene, mai perdere pazienza e speranza e sapersi rialzare quando si cade. E proseguire. Obiettivi? Tanti. Ambizioso? Certo, ma non arrivista. E, sì, c'è una sostanziale differenza. Sono un Freak? Non lo so, ma certamente a modo mio, come tutti, non posso giudicarmi normale. Tutti mi chiedono di descrivermi in tre parole, ma io preferisco dire cosa non sono, a volte suona più chiaro! Non sono: monotono, tedioso, borioso, quotidiano, grigio, tetro, troppo serio. (Alto). Scrivo di vino perchè mi piace. Sì, mi piace scrivere; sì, mi piace il vino. Degusto la vita come degusto il vino, imparando a poco a poco.

Post correlati

Utilizziamo cookie analitici e di profilazione di terze parti per migliorare la tua esperienza di utilizzo. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi