TRE ALBUM DA EVITARE, OVVERO FINE-ESTATE SECONDO THE FREAK

di Paolo Pugliese

TRE ALBUM DA EVITARE, OVVERO FINE-ESTATE SECONDO THE FREAK

di Paolo Pugliese

TRE ALBUM DA EVITARE, OVVERO FINE-ESTATE SECONDO THE FREAK

di Paolo Pugliese
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Agosto si è ormai concluso, le temperature sono ormai più fresche in tutti Italia e conciliano i molti che riprendono a lavorare e quelli che, invece, sono impelagati con lo studio per la sessione di settembre (aka  tutti i cerchi dell’inferno dantesco compressi). Donald Trump, per parte sua, ci ricorda quotidianamente che una volta arrivati in fondo si può sempre iniziare a scavare.
Come reagire quindi a una tale infausta concomitanza di eventi? Ovviamente affidando alla musica il nostro sollievo! Siccome però l’estate porta in dote il triste fenomeno dei tormentoni, meglio affidarsi a una selezione di album assolutamente inadatti alle atmosfere da governo balneare agli sgoccioli, ma perfetti da abbinare con il fresco vento serale.

I Cani – Aurora

Progetto passato dall’anonimato totale su Youtube a riempire i principali palazzetti del Belpaese in pochi anni, Niccolò Contessa e i suoi hanno sfornato un lavoro indubbiamente di rilievo: maturati sia nelle melodie che nei testi e pur sfoggiando almeno un paio di singoloni perfetti per le atmosfere agostane, sotto la scorza di questo album si nascondono temi socio-culturali mischiati con un’inquietudine tagliente ma leggera, sottile ma pervicace.
Il racconto del post-post-moderno in una luce a tratti ironica quanto disperata, delicatamente eterea quando non velata di oppressione.
Quindi no, anche se in Calabi-Yau ci sono versi di gabbiani e risacca in sottofondo, non era proprio il caso di discuterne tra racchettoni e parmigiana di melanzane. Adesso, al fresco, siete in tempo per recuperare!AURORA-album-cover-i-cani

Guè Pequeno & Marracash – Santeria

Capitolo rap italiano: più puntuale di una procedura d’infrazione arriva il momento in cui, per sbaglio o per fine stronzaggine di qualcuno dei vostri amici, si apre la discussione sull’attuale quadro delle rime tricolore; trap sì, trap no, meglio prima o meglio ora.
Non potendosi dare una risposta univoca a domande di questo tipo, ci limitiamo ad analizzare un prodotto che fotografa bene lo stato dell’arte delle produzioni contemporanee, quindi sì alle atmosfere e al cantato oscuro made in Atlanta condite da abbondanti dosi di 808 ma senza dimenticare un (bel) po’ di prese in giro e critiche allo star-system della penisola. (vedesi Purdi e chi ha orecchie per intendere intenda)
Alcuni brani davvero riuscitissimi, ma che mal si coniugano con sole, allegria e gioia di vivere.
Giusto per intenderci: se questi sono stati i brani pompati sotto l’ombrellone, sarebbe stato meglio evitare e lasciarli lì dov’erano. Marracash-e-Gue-Pequeno-santeria-600x300

Anderson Paak – Malibu

Nel 1986 nasce Brandon Paak Anderson, metà sangue coreano e metà afroamericano . Nel 1993 assiste al brutale pestaggio di sua madre da parte di suo padre sul vialetto davanti a casa sua. Il suo Beatle preferito è Ringo, ha vissuto da senzatetto con la moglie e il figlio neonato, ha lavorato in una piantagione di marijuana e prima che la sua carriera solista spiccasse il volo è stato il protetto di Dr. Dre, mettendo la firma su quasi metà delle canzoni del suo album d’addio. Anderson-Park-Malibu-Cover-Billboard-650x650
Da questa breve introduzione potete capire come Anderson non sia “uno qualunque” e il suo ultimo lavoro, Malibu, lo dimostra appieno: un album che rifugge qualsiasi classificazione, pur con delle solide basi nell’R&B e nell’elettronica, privo di quei pezzi che garantiscono successo anche se il resto dell’album fa schifo ma pieno, stracolmo di qualità.
Provate a sedervi sulla sdraio, se siete ancora vicini alla spiaggia, o su qualunque divano che serve per farvi ambientare nuovamente nelle atmosfere domestiche…magari da soli, con le immancabili cuffiette e fate partire Silicon Valley: capirete, senza dire altro, di cosa si parla.

di Paolo Pugliese, all righs reserved

 

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