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Tornando a casa, guidava piano per avere il tempo di riflettere. Non si aspettava che sarebbe successo, eppure lo aveva desiderato più di una volta. Non ne era pentito, anzi, era tranquillo, e quasi meravigliato di sentirsi contento; avvertiva in sé un senso di pace. Pensava a sé stesso e a lei; ma non alla sua ragazza. In fondo doveva accadere.

Si erano sentiti per qualche giorno via email. Aveva trovato un suo messaggio, ed aveva risposto. Non si vedevano da un anno e mezzo. Dal giorno in cui litigarono sul serio e si mandarono a fanculo. Dopo un mese incontrò Mery, la sua attuale ragazza.

Con Mery stava bene, era una ragazza favolosa. Sempre sorridente, tranquilla, spigliata. E poi era bella da morire: labbra carnose, occhi verdi, sguardo furbo. Stavano insieme già da quasi un anno.

Pioveva molto forte quel giorno. Lui era seduto al tavolino del bar, a sorseggiare un caffè, pensieroso. La notò subito, era seduta al tavolino di fronte. Con la mano sinistra reggeva il cellulare ridacchiandosela con qualche sua amica – quant’era bello il suo sorriso – e con la destra giocava con la forchetta in una coppa contenente una insalatona mista, di quelle in cui ci mettono di tutto e sei a posto, come fosse un pasto completo, dove forse l’insalata è l’ingrediente meno presente: lattuga, tonno, mozzarelline, mais, olive, pomodori, ecc.

Mentre beveva il suo caffè, la osservava. Lei si accorse del suo sguardo, abbassò gli occhi, imbarazzata, poi di nuovo verso di lui. Sembrava commentasse la situazione alla sua amica, parlando a bassa voce per telefono. Finita la conversazione, poggiò il telefono sul tavolino, alzò lo sguardo verso di lui e sorrise dicendo «La mia amica mi chiama sempre per raccontarmi i suoi disastri sentimentali», «Dev’essere simpatica la tua amica; ti fa ridere tanto», «Oh si! Ma mi chiama sempre quando sto per mangiare», «Ti fa compagnia, no?». Si, ma oggi mi piacerebbe la tua di compagnia, avrebbe voluto rispondere. Finito il piattone d’insalata, si alzò per andare a pagare. Si trovarono insieme davanti alla cassa e Paolo pagò anche per lei. Lei ne fu sorpresa e rimase lì ferma, un po’ impacciata e sorridente. Si diressero insieme verso la porta. Fuori un forte scrosciare di pioggia, erano entrambi senza ombrello. Rimasero accostati alla porta ad osservare quel simpatico acquazzone, che sembrò intonare d’improvviso le loro anime, senza alcun motivo infatti iniziarono a ridere forte, senza riuscire a smettere.

Mery era il suo presente. E Sonia il suo passato, non ancora del tutto chiuso.

Nel ricevere l’email e leggere come mittente il suo nome – Sonia – avvertì una leggera scossa dentro. Nonostante ciò cercava di far finta di nulla, mentendo anche a se stesso. Era un semplice messaggio, apparentemente senza malizia:

«Caro Paolo. Ogni tanto mi viene da pensarti. Mi chiedo come stai, cosa fai.. Mi piacerebbe rivederti. Magari solo per un caffè. A presto. Sonia.».

Iniziarono così a scambiarsi qualche email. Lui le raccontò che era felicemente fidanzato. Lei si complimentò con lui, mentendo spudoratamente, e confessandogli che aveva bisogno di vederlo. Aveva bisogno di capire. Capire quello che provava ancora per lui, prima di lanciarsi in una nuova storia.

S’incontrarono. Si diedero appuntamento in un bar, in un’altra cittadina dove lui non era solito uscire. In un posto vicino al mare, al Caffè del Moro.

La vide scendere dalla macchina, la sua C3 rossa  appena parcheggiata. Indossava un vestito nero che le stava divinamente, scarpe con il tacco. Si meravigliò di non ricordarla così bella. Nel vederla avvicinarsi, si sentì imbarazzato. Arrivò ad un passo da lui e disse sorridendo: «Ciao Paolo! Come stai?», «Ciao Sonia, bene, tu?» e si scambiarono un dolce bacio sulla guancia che gli evocò dolci ricordi, rabbrividì.

Si diressero insieme verso il bar. Scelsero un tavolino sulla terrazza, quello più esterno rivolto verso il mare.

Paolo le spostò la sedia, la fece accomodare e le si sedette accanto. Si guardarono negli occhi sorridendo. Gli stessi occhi che aveva tanto amato; lei era stata il primo amore della sua vita, ed adesso percepiva in quegli occhi qualcosa che non vedeva da molto, e solo ora si rendeva conto di quanto gli fosse mancato quel suo sguardo.

Fu uno sguardo così intenso che si sentì nudo di fronte a lei, come se lo avesse guardato dentro, e toccato nel punto più profondo della sua anima. Mentre lui parlava, Sonia lo osservava con attenzione amorevole, desiderandolo fortemente, immaginando di prenderlo e baciarlo. Ad un certo punto, lui si bloccò, come se tutte le sue difese si fossero spente, avverti la voglia di lei di possederlo, nel suo sguardo ammaliante, e la sua anima cedette. Rimasero in silenzio, sospesi, l’uno negli occhi dell’altra. Una scossa di passione li attraversò. Sembrava si stessero parlando dentro, perché qualcosa nel loro volto mutò, comparve una nuova espressione, prima di estasi, la loro pelle era più rilassata, le pupille più grandi; poi di desiderio, il loro respiro si fece più veloce, ed il cuore batteva più forte; poi d’imbarazzo, entrambi abbassarono gli occhi e scoppiarono a ridere insieme.

Ordinarono due caffè in ghiaccio al cameriere, e nell’attesa rimasero in silenzio. Arrivò il caffè. Sonia prese il cucchiaino in mano, lo sguardo verso il bicchiere, poi alzò gli occhi verso Paolo, che le sorrise dolcemente. Allora lei sollevò la mano e la portò sulla sua guancia per accarezzarlo, non appena lo fece, Paolo fece cenno di abbandonare la testa socchiudendo le palpebre. Restò per qualche minuto così, con il viso nella sua mano, e gli occhi chiusi. Poi molto lentamente Paolo spostò il volto portando le proprie labbra sulla mano di lei ed iniziò a baciarla piano. Percepì il battito aumentare e le sue parti intime iniziavano a comunicargli qualcosa. Si fermò, la fissò e le disse «andiamo in macchina», «ok» rispose.

Si alzarono insieme, scesero giù a pagare, lui la prese per mano e la portò verso la sua macchina.

«andiamo in spiaggia, ti va?», «si, certo».

Arrivati sulla spiaggia, Sonia si tolse le scarpe «amo il contatto con la sabbia fresca» disse.

Paolo le prese la mano e poggiò l’altra sulla schiena di lei «ed io amo il contatto con te» la tirò verso di sé e la strinse forte. I loro volti si toccavano ed anche le loro pance, la sua mano dalla schiena salì su verso il collo massaggiandolo, poi ritornò giù verso la schiena. Il sedere, la schiena, il collo, la schiena, il sedere. Si liberò la mano per continuare a toccarla meglio. Il respiro accelerava, il sangue iniziava a scorrere forte, le sue mani l’accarezzavano su ogni superficie della pelle. Le tirò su il vestito, lui si tolse i pantaloni e la maglia, si adagiarono sulla sabbia e continuarono ad attaccarsi quasi con furia l’uno sul corpo dell’altra. Le loro labbra si mordevano, si baciavano, si leccavano dappertutto, poi finalmente si unirono ed arrivarono al culmine del piacere, insieme.

Rimasero abbracciati, ascoltando il loro cuore che palpitava e il loro fiato che si faceva pian piano più lento.

«Mi sei mancata» disse, «anche tu, tanto».

 

di Annachiara MargapotiAll rights reserved

 

Nota biografica

 

Annachiara Margapoti nasce a Lecce nel Settembre del 1983.

Frequenta il Liceo Scientifico “Virgilio” di Copertino. Si trasferisce a Chieti dove si laurea in Farmacia nel 2008.

Torna nella sua terra dove inizia a lavorare in farmacia. A Lecce si avvicina al teatro e frequenta alcuni workshop teatrali con l’attore Ippolito Chiarello.

Incuriosita dalla complessità dell’essere umano segue un corso di PNL (Programmazione Neuro Linguistica) nel 2010.

Nel 2011-12 si iscrive alla Scuola D’arte Drammatica Talia di Brindisi, dove si diploma al Corso Professionale Attori.

Tra due amori – Racconto ultima modifica: 2013-03-25T13:42:57+00:00 da Redazione

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