THE NORMAL HEART: “Gli uomini non amano spontaneamente; imparano a farlo”

di Redazione The Freak

THE NORMAL HEART: “Gli uomini non amano spontaneamente; imparano a farlo”

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THE NORMAL HEART: “Gli uomini non amano spontaneamente; imparano a farlo”

di Redazione The Freak
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THE NORMAL HEART

1993: l’anno in cui Tom Hanks e Denzel Washington fanno commuovere una generazione intera nel film Philadelphia, prima grande pellicola nella quale viene trattato il delicato tema dell’AIDS.

Solo due anni prima il panorama musicale e il mondo intero tutto, avevano pianto la scomparsa del cantante dei Queen Freddie Mercury, dovuta ad una patologia correlata a questa malattia, annunciata dalla star proprio il giorno precedente.  Il pubblico, sconvolto, si rende conto che quel male di cui si parlava da una decina d’anni, con timore e imbarazzo, esiste davvero.

Ventuno anni dopo Philadelphia, il regista Ryan Murphy, conquistata una platea mondiale grazie alla serie TV Glee, prova a metter su una sceneggiatura dove si intrecciano il nome altisonante di Julia Roberts, la professionalità di una star di Hollywood “di nicchia”, Mark Ruffalo, e l’attraenza di Matt Bomer, noto ai più come il ladro divenuto consulente dell’FBI nella serie TV White Collar. Il risultato è The Normal Heart, un film drammatico trasmesso in esclusiva per l’Italia da Sky Cinema. Prodotto dall’americana HBO, famosa per la sua dimestichezza nell’approfondire temi socialmente più “impegnativi” (non ci dimentichiamo che è la mammà di Sex and the City),  la pellicola è tratta dall’opera teatrale del 1985 di Larry Kramer, attivista e fondatore dell’Unità di crisi per la salute dei Gay (la più grande associazione di assistenza per i malati di AIDS nel mondo), il primo che all’epoca si scontrò con l’indifferenza pubblica.

THE NORMAL HEART: “Gli uomini non amano spontaneamente; imparano a farlo”

Ambientato a New York tra il 1981 e il 1983, il film narra la storia di Ned Weeks, un quarantenne omosessuale alla ricerca dell’amore, un amore vero, razionale, non come quello disinibito che la fa da padrone nella sua comunità. Dopo aver appreso che 41 dei suoi hanno perso la vita per una rara forma di cancro, Ned si auto-proclama portavoce della comunità, che si trova ora a dover fare i conti con un nemico troppo grande da combattere, una malattia sconosciuta, e un America ancora bigotta e restia ad affrontare non solo un tema scomodo come quello dell’omosessualità, ma anche del rischio di una nuova epidemia, etichettata  ai tempi come “il cancro dei gay”,

Ned Weeks è un combattente appassionato e instancabile perché la debolezza lo spaventa; vuole essere ricordato come uno degli uomini che hanno vinto la guerra. Prova a denunciare l’ignoranza e la paura che impediscono alla società di prodigarsi per salvare i propri fratelli e di contribuire, economicamente, alla ricerca. L’unica che prova a dargli appoggio è la dottoressa paraplegica Emma Brokner, Julia Roberts, la quale, dopo aver tentato di salvare ragazzi e ragazzi, cerca di promuovere il suo studio nell’ambiente scientifico e ricevere dei finanziamenti, seppur con scarso successo. “Come si fa a cercare qualcosa se non si sa neanche cosa cercare?”, le viene rinfacciato.

THE NORMAL HEART: “Gli uomini non amano spontaneamente; imparano a farlo”

La battaglia di Ned è civile, ma diventa anche personale, quando il suo compagno Felix, interpretato da Matt Bomer, si ammala. La sua posizione di leader, drammatica e spesso troppo intensa, quasi “eccessiva” nel tentativo di mobilitare il popolo e le istituzioni, dal sindaco di New York alla Casa Bianca, si rivela difficile anche perché mette in mostra una comunità omosessuale poco omogena, divisa, e impaurita, spezzata tra il timore di mostrarsi per quella che veramente è con conseguente perdita di “tutto il bello”, e l’arrivo della morte.

L’intento del film è politico e storico: da una parte vuole ricostruire dettagliatamente una delle pagine più nere della storia sanitaria americana capitanata dal presidente Ronald Reagan, il quale citò per la prima volta l’AIDS solo il 17 settembre 1985, promettendo in una conferenza stampa di fare della ricerca una priorità, ma riducendone, di fatto, l’11% della spesa; dall’altra si propone di rinfrescare la mente di chi ora guarda all’HIV come ad una malattia cronica, e non più fatale, da quando, nel 1996, ne venne arricchita l’offerta terapeutica.

The Normal Heart, vinto il suo meritatissimo Emmy il 25 Agosto come miglior film per la TV, (presentato con ben 16 nominations), è lo specchio di un America anni ‘80 dalla doppia faccia, fatta di pregiudizi e spensieratezza, con cui si trova a dover fare i conti una comunità che pensava di aver trovato finalmente la sua libertà sessuale.

Qui non ci sarà nessun Bruce Springsteen, nessuna Streets of Philadelphia a tenervi compagnia, fazzoletto alla mano, ma in fondo basta un’altra piccola strofa, “the sea on the tide has no way of turning”, a ricordarvi che: More than this – there is nothing. E avrete di nuovo bisogno di qualcosa per asciugarvi una lacrima.

A cura di Chiara De Dominicis.

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