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The Freak intervista Francesco Taskayali. Un viaggio dentro la sua musica

Questa non è una semplice intervista.

È un racconto. Il racconto di un viaggio nella musica.
Un viaggio che racconta la musica, la musica concepita non solo come arte, come organizzazione di suoni dentro tempi e spazi scientifici, ma percepita nel suo piacere soggettivo, sensoriale. La musica che va a comprendere ogni parte dell’esistenza dell’uomo.
George Gerswin ha definito la musica nella sua universalità umana, spiegando che la sua potenza è data dalla comprensione che suscita sia in chi non ha gli strumenti culturali, come gli analfabeti e i poco istruiti, e sia in chi vanta una certa intelligenza, un certo “orecchio”.

L’universalità della musica si esprime con la sua autentica potenza.

L’emozione che le note ricreano nell’uomo si manifesta durante un concerto, quando centinaia di persone si trovano a condividere uno stesso luogo, con le loro storie diverse e strette nella seggiola, e si uniscono in un comune pathos davanti all’ascolto della bellezza. La bellezza che unisce.
Ed è il potere della musica, in grado di evocare tale bellezza.
È quello che è accaduto il 12 dicembre 2012, nell’aula magna della Luiss Guido Carli, alla presenza di 300 persone.
La musica che ha ricreato quella bellezza, la musica che ha raccontato un viaggio, una storia, le cui tappe sono scandite dalla successione dei brani, è la musica di Francesco Taskayali.

Francesco è un giovanissimo compositore italiano di origine turca (il suo cognome letteralmente significa “pietra levigata” e il suo secondo nome in lingua turca è Emre, da cui prende il titolo la sua prima raccolta di brani).
Ha iniziato a suonare il pianoforte all’età di 7 anni e a comporre all’età di 13, la sua prima fonte ispiratrice è stata la musica minimalista di Michael Nyman ( l’autore della colonna sonora del celebre film “Lezioni di Piano” n.d.r.), il suo stile si è andato a formare seguendo Ludovico Einaudi, con incursioni nel jazz di Keith Jarrett, fino ad approdare ad un “espressione musicale” autonoma, personale, estremamente efficace.
Francesco vanta due pubblicazioni (siamo in attesa del terzo album), ha sostenuto concerti di grande prestigio, soprattutto all’estero, dove è conosciuto e molto apprezzato, è stato insignito di riconoscimenti in numerosi festival e la sua musica è stata prestata a spot, cortometraggi, documentari.

Il racconto di Francesco narra di un viaggio perpetuo dentro la musica, di una vita giovane che racchiude in sé echi di un oriente occidentalizzato, gli echi di Istambul, e racchiude il suo microcosmo italiano, la sua casa di Latina, fucina privilegiata delle sue composizioni.
Il mondo fuori che diventa spartito ideale cui attingere, i suoi continui viaggi all’estero, serbatoio umano inestimabile che scalfisce la persona e va ad arricchire il pensiero. La musica che va a legare ogni tassello, ogni puntino, che disegna uno splendido dipinto sensoriale che va a riversare in chi ascolta i suoi brani.

In questo viaggio-intervista, Francesco Taskayali ha raccontato il suo background musicale, dei musicisti e compositori da cui ha attinto la sua ispirazione. Il minimalismo di Michael Nyman e di Ludovico Einaudi, che ha fortemente contraddistinto le sue prime composizioni. << Lo scorso maggio ho suonato a Caracas, in Venezuela, due brani di Einaudi, “Primavera” e “Divenire”, con l’orchestra El Sistema, un orchestra di ragazzi che sono diventati musicisti dopo essere stati tolti dalla strada>>.

Francesco Taskayali ha toccato con la sua musica moltissime città europee e non solo. La sua musica è conosciuta e apprezzata in America Latina (concerto di Caracas n.d.r.), in Africa, in Asia. Gli abbiamo chiesto cosa hanno rappresentato questi viaggi e se da tali viaggi ha tratto nuovi spunti ispirativi: <<I viaggi mi lasciano molto a livello umano, non solo a livello compositivo. Alcuni viaggi sono stati molto brevi. Altri meno, come in Venezuela o in Africa. In Slovenia, ad esempio, ho suonato con un poli strumentista sloveno,un sassofonista, con cui ho improvvisato per un’ora  in concerto, a fronte di poche ore di prova, e in sala nessuno ha pensato che stessimo improvvisando.
In Etiopia ho ricevuto un feedback inaspettato. Sono riuscito a vendere tutti i dischi che avevo portato, che solitamente vendo in Europa. In Africa mi sono accorto di che cos’è la povertà nella sua realtà più cruda e più vera.
Capisci di quanto il mondo sia piccolo ma nello stesso tempo vanno a cadere tantissime barriere che ti porti dentro, e le differenze tra quei luoghi e i tuoi luoghi d’origine, il tuo paese, la tua cultura, si vanno a delineare. Sono esperienze che ti segnano, inevitabilmente.>>


Seguendo il racconto del viaggio e della portata della musica oltre i confini nazionali, abbiamo chiesto a Francesco se la sensibilità verso la musica è più amplificata all’estero rispetto che in Italia. La sua risposta è stata: <<Dipende. La riflessione diventa complessa se pensiamo che l’Italia possiede il 60% del patrimonio Unesco e spesso ci dimentichiamo di tale portata, della portata che la cultura potrebbe avere nel nostro paese, a livello economico ad esempio. Questo però non vuol dire che l’Italia non investe in cultura, anzi. Sono state le associazioni italiane all’estero, le società italiane all’estero a darmi la possibilità di suonare oltre confine. Grazie a loro ho ricevuto l’aiuto per farmi conoscere all’estero. Ho trovato un bellissimo pubblico in Inghilterra, a Londra, e in Germania, a Berlino, perché sono molto interessati a quello che c’è dietro alla composizione. In particolare, Londra è la culla della musica minimalista, pensa a Philip Glass, e hanno accolto e amato Ludovico Einaudi>>.

Alla domanda su come nasce un suo brano, cosa accade quando Francesco si trova davanti al pianoforte, in procinto di comporre, la risposta che ci ha dato è stata: <<L’ispirazione è come collegare i puntini che si hanno in testa. Soprattutto quando si è rilassati. A me accade soprattuto la sera, quando sono in totale relax senza nessuno intorno, la casa vuota e l’assenza di rumore proveniente da fuori. L’importante è avere un’emotività pronta a esprimersi quando si sta componendo. Ci sono composizioni che sono uscite in 1, 2 giorni. Altre che hanno avuto 1 anno per essere rielaborate.
“Addio al terminal” e “Piove” sono uscite subito. La bozza principale era pronta. Poi ogni composizione corrisponde a situazioni che io ricollego alla mia vita.
Addio al Terminal è stata scritta per un addio, all’aeroporto di Istanbul.
Sophie è stata composta per un libro che non è mai stato pubblicato: “Sophie e il sonno” . L’idea era far uscire il libro con il cd per avere una linea d’ascolto durante la lettura. Non si è più fatto ma il brano è rimasto.
“Iris” è stata scritta per una ragazza seduta in una libreria-enoteca mentre io suonavo. Il posto era a Trastevere, Il Bibli. Adesso ha chiuso.
“Lotus” è stata utilizzata per un documentario sugli sbarchi a Lampedusa (che andrà in onda stanotte su Rai3 all’interno del programma Crash, mentre la musica di Francesco Taskayali è stata utilizzata anche per un altro documentario in ricordo di Vittorio Arrigoni, n.d.r.)>>.

Francesco Taskayali si piace definire “pianista” diventato studente, anzi si piace definirsi prima compositore e poi pianista. Spiega così : << i pianisti hanno virtuosismi che io non ho, poiché la mia musica è molto più concentrata sulle armonie che sui virtuosismi>>.

Quando ricordiamo insieme del concerto tenutosi alla Luiss, gli faccio notare che mentre suonava, il suo sguardo sembrava essere altrove: Lui risponde così: << Non puoi immaginare i pensieri che scorrono nella mente di un pianista. Dai pensieri più profondi alle cose più inutili. Spesso penso alle ritmiche del mare. Quelle onde che ti aiutano a rilassarti e a dare un colore a quello che stai suonando. È difficile davanti a 300 persone a estraniarti e ad entrare in un mondo tuo, in cui ti dimentichi dove ti trovi per ritrovare la concentrazione. Io non guardo la tastiera, mi piace chiudere gli occhi e sentire il pianoforte.>>

Concludiamo questo viaggio, la nostra intervista, chiedendogli dell’inedito, di cui ha dato una piccola anticipazione durante il concerto in Luiss: <<L’inedito vuole essere un’altra evoluzione con una percentuale di sviluppo compositivo più alta rispetto al primo e al secondo album. Ho provato a scombinare il metodo compositivo con più dissonanze. È una vera è propria evoluzione perché entri in un tracciato che io non conosco ma che mi affascina. Ascolti quello che suoni e vai a modificare man mano, vai a creare un nuovo metodo compositivo. Un linguaggio a sé. >>

E sulla scia di questo linguaggio, sul tracciato della sua musica, della sua arte, ringraziamo Francesco Taskayali per la sua disponibilità e per l’emozione che riesce a trasmettere, del viaggio che riesce a rendere, della musica di cui è portatore sano.

Questa sera su Raitre, all’interno del programma Crash, andrà in onda il documentario Lampedusa-Parigi: diario di un viaggio, diretto da Emiliano Pappacena, con le musiche di Francesco Taskayali.

Il sito di Francesco Taskayali: http://www.francescotaskayali.com/

 

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Intervista a Francesco Taskayali. Un viaggio dentro la sua musica ultima modifica: 2013-02-06T17:08:20+00:00 da Vittoria Favaron

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