TERRORISMO come forma di crociata suprematista in Nuova Zelanda

di Redazione The Freak

TERRORISMO come forma di crociata suprematista in Nuova Zelanda

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TERRORISMO come forma di crociata suprematista in Nuova Zelanda

di Redazione The Freak
2 minuti di lettura

Il 15 marzo in Nuova Zelanda è avvenuto uno degli eventi più bui della storia del paese. Brenton Tarrant, australiano bianco di 28 anni, ha compiuto una strage nelle moschee di Chirstcurch, un attacco pianificato con freddezza e ripreso tutto con una diretta Facebook durata 17 minuti, in cui hanno perso la vita 50 persone e ne sono state ferite 48.  

Prima del massacro Tarrant ha lasciato un manifesto di 74 pagine in cui spiega le ragioni del suo attacco e di aver scelto la Nuova Zelanda poichè anche le parti più remote del mondo non sono immuni dall’immigrazione di massa. Le dinamiche dell’attacco sono state quelle tristemente già note nel continente europeo così come gli autori: soggetti dalle personalità narcisiste che con metodologia militare e ideologie simboliche scelgono i loro target, non è un caso infatti che nel manifesto Tarrant citi come ispirazione anche il terrorista politico norvegese, Anders Breivik, che nel 2011 aveva ucciso 77 persone sull’isola di Utoja.

In questa tragedia inaspettata la vera vincitrice è la giovane premier laburista Jacinda Arden.

Il Primo Ministro neozelandese ha infatti deciso di non nominare mai pubblicamente il nome dell’autore della strage per non incalzare le mire di notorietà di quest’ultimo ed ha già raggiunto un accordo per una legge che ristringa il diritto di possedere le armi.

Il massacro è stato compiuto con vari strumenti di terrore, tra i quali un fucile semiautomatico e cinque pistole, ed è stato quindi naturale interrogarsi sul possesso legale delle armi da parte dell’attentatore. In Nuova Zelanda, infatti, detenere un’arma è già possibile a 16 anni, la licenza viene concessa dopo controlli medici, ma non ci sono limiti al numero di armi che si possono possedere.

Questo atto estremo fa riflettere soprattutto sulle modalità con cui è stato compiuto, con meccanismi molto simili a quelli utilizzati dalla propaganda jihadista, oltre al simbolismo, ricorre il chiaro intento di smuovere le coscienze dando vita a una guerra tra la razza pura e tutti gli altri che ne mettono a rischio la sopravvivenza.

Le formule che si trovano per giustificare queste azioni sono simili a quelle che si trovano nei messaggi dei terroristi di matrice islamica che citano
il Corano spesso in maniera fuorviante.

Se da una parte sono ancora fresche le immagini dei recenti attacchi nelle città europee dove gli “infedeli” occidentali colpevoli in quel momento di ritrovarsi in un luogo di svago (non importa se un concerto, un mercatino di Natale o il lungomare), dall’altra parte viene scelto il luogo e il giorno di culto della religione islamica con l’obiettivo questa volta comune, di lasciare un messaggio di odio e di morte.

La speranza è quella di non vedere atti di rivendicazione da parte dei Jihadisti e di non trasformare il continente oceanico la nuova frontiera dello scontro delle civiltà e delle rivendicazioni estremiste.

di Federica Mirto,all rights reserved

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