TEDx Roma 2019: verso un Umanesimo nuovo

di Marianna Marzano

TEDx Roma 2019: verso un Umanesimo nuovo

di Marianna Marzano

TEDx Roma 2019: verso un Umanesimo nuovo

di Marianna Marzano
10 minuti di lettura

Il TED (Technology, Entertainment, Design) è un’organizzazione senza scopo di lucro che organizza eventi in tutto il mondo. Ogni relatore (speaker) ha a disposizione 18 minuti per condividere un’“idea che merita di essere diffusa”. È questa infatti la missione del TED: è una conversazione globale in cui ognuno può prendere parte e condividere la sua storia. TED ha lanciato un programma di eventi locali, chiamato TEDx, dove la “x” sta a indicare un evento organizzato in modo indipendente. Sabato 4 maggio 2019 si è tenuta la sesta edizione del TEDxRoma presso il Centro Congressi La Nuvola, all’EUR. Titolo dell’evento: “Society 5.0 – A Human Centric Future”. La società 5.0, alla ricerca di un nuovo umanesimo.

Stiamo vivendo una trasformazione digitale che ci proietta verso un cambiamento epocale. A differenza di tutte le altre trasformazioni avvenute nella storia, quella tecnologica è così veloce che non riusciamo a comprenderla fino in fondo. E’ come se rincorressimo la tecnologia, come se cercassimo di afferrarla prima di perdere definitivamente il controllo. La sfida è quella di immaginare una società che, pur evolvendosi dal punto di vista tecnologico, ponga l’uomo al centro di ogni scelta. Sospesi per un giorno in un viaggio nel futuro, ci siamo chiesti: dove stiamo andando? Ma soprattutto: dove vogliamo andare? Come vogliamo vivere questa trasformazione? Dal TED non ci si aspettano risposte, ma semmai ancora più domande. I protagonisti di questa edizione sono 18 e vengono da tutto il mondo. Sono molto diversi – non potrebbero non esserlo – ma sono tutti dei visionari un po’ folli, uniti dalla stessa curiosità e voglia di immaginare il futuro.

Yuko Harayama, ex membro esecutivo del Consiglio per la Politica Scientifica e Tecnologica giapponese e prima speaker ad intervenire, ripercorre i vari modelli di società umana: la società della caccia, dell’agricoltura, industriale e dell’informazione. Immagina la società del futuro come una società human centred, in cui la felicità delle persone venga prima di tutto. Grazie alla scienza la vita delle persone si allunga, ma che senso ha se non aumenta anche la qualità della vita? Per raggiungere questo traguardo, la scienziata ritiene fondamentale che gli anziani siano integrati nel tessuto sociale, affinché uno scambio generazionale sia possibile.

Anche Joana Baptista, diciassettenne già fondatrice di tre start up, un tech podcast e una rivista di economia, sottolinea l’importanza di uno scambio generazionale e ci parla di reverse mentoring, pratica per la quale sono le nuove generazione a fare da mentori ai più anziani. D’altronde, chi meglio dei Millennials può comprendere l’era digitale? E poi manda un messaggio ancora più forte: l’età in realtà è solo un numero. Ciò che conta non è essere giovani, ma offrire soluzioni giovani.

Punta sui giovani anche Ashoka Mody, l’economista indiano professore associato presso l’Università di Princeton. Ci parla di crescita e ci spiega che secondo lui la chiave per l’evoluzione dei nostri Paesi è il maggiore accesso all’istruzione. L’istruzione di qualità, sostiene, è essenziale alla mobilità sociale. L’istruzione è la base da cui ripartire ed è su questo che i governi dovrebbero realmente investire.

Con l’esperto di blockchain e criptovalute Matthew Gardiner riflettiamo sulla velocità dell’evoluzione digitale. Pensiamo ad esempio al ruolo fondamentale assunto nella società dell’informazione dalla tutela dei dati personali, che oggi rientra nei diritti fondamentali protetti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Gardiner ci pone altri interrogativi affascinanti: “Come sarà in futuro essere cittadini del mondo? E come sarà quando anche un robot avrà lo status di cittadino?

In questi scenari, non sembra così assurdo pensare al giorno in cui torneremo sulla Luna e costruiremo un villaggio lunare. Helen Tung, avvocato, si chiede quali saranno le implicazioni giuridiche di ciò. Quale sarà l’ordinamento giuridico sulla Luna? Avremo degli obblighi giuridici verso i robots? Se consideriamo gli avatar delle estensioni di noi stessi, avremo responsabilità sulle loro azioni? Abbiamo l’opportunità di ripensare il sistema terrestre da tutti i punti di vista, e questo ci pone molti interrogativi.

Un giorno saremo anche in grado vivere altre dimensioni. La dimensione fisica, quella digitale e la dimensione augmented, aumentata. Aya Sadder, manager di Intelak, il primo incubatore nel campo di aviazione, viaggi e turismo negli Emirati Arabi e imprenditrice dell’anno al Middle East Agility Forum nel 2017, ci spiega che ognuna di queste dimensioni ha le sue potenzialità. Il mondo aumentato sarà una vera e propria realtà parallela, in cui avremo un nostro alter ego e saremo in grado di ispirare altre persone, di imparare, di creare. L’importante, sostiene, è ricordarsi di tornare sempre alla realtà.

Le innovazioni tecnologiche sono arrivate anche in ambito sessuale, ci spiega Kate Devlin, specializzata in A.I. e rinomata per il suo contributo nel campo della sessualità umana e robotica. Ma i cosiddetti Sex Robots pongono molti interrogativi: sarà possibile la molestia su un robot? Potrebbero aumentare la violenza e l’abuso sulle donne? Saranno dannosi per la salute? La scienziata ci spiega che non dobbiamo essere spaventati da queste innovazioni. D’altronde, siamo sempre noi al comando. E in fondo, sostiene, il sesso rimarrà lo stesso. Solo per alcuni sarà migliore.

E parlando di futuro, non possiamo non soffermarci sulla questione ambientale. RBSN lo fa con la sua musica. Chitarra, voce graffiante, melodie jazz e soul. E tutto il resto scompare. Sullo sfondo scorrono immagini di paesaggi naturali. C’è un uomo, al centro. E’ al centro ma non domina. E’ semplicemente parte. Così come l’uomo si fonde con la natura, la sua voce si fonde con la musica. Quello di RBSN è un canto triste, un grido amareggiato e nostalgico. Una straziante denuncia verso l’uomo che sta distruggendo il pianeta.

Ma nonostante tutto, nonostante i cambiamenti climatici e la trasformazione del pianeta, la specie animale si adatta. Il biologo evoluzionista olandese Menno Schilthuizen ha studiato una specie di lumache per vedere in che modo esse si adattino agli ambienti urbani, ed ha notato come il loro colore diventi più chiaro in città, dove il caldo è più intenso. Di solito, ci spiega, si può studiare l’evoluzione solo guardando il passato. Ma oggi la vediamo sotto i nostri occhi.

La tecnologia può essere un’incredibile risorsa. Un esempio straordinario è la storia di Deborah Tramentozzi, studentessa di lettere classiche. Debora è non vedente, e ci racconta come degli strumenti ad alta tecnologia le permettono di vivere la sua passione, l’arte. Ascoltarla parlare è emozionante. “Gli unici limiti che esistono sono quelli che noi stessi ci poniamo”, sostiene con convinzione. Ci spiega che nell’arte i dettagli sono importantissimi perché ti permettono di avere una piena comprensione del dipinto, cogliendo i significati nascosti dell’arte. Ti permettono di vedere veramente.

Vincenzo Nigro, scienziato e professore genetista presso l’Università di Napoli “L. Vanvitelli”, ci ricorda che ci sono state più scoperte nell’ambito della genetica negli ultimi 7 anni piuttosto che in tutta la storia. Il DNA, spiega, contiene tantissime informazione, che oggi grazie a tecnologie sempre più avanzate è possibile leggere. Leggere il DNA serve a capirlo e a studiarne le prospettive. Nel futuro saranno possibili scenari come il restauro genetico (correzione delle cellule), la messa in sicurezza (modifica e sostituzione delle cellule), e infine i cambiamenti genetici in positivo. Ma chi potrà avere accesso a queste tecnologie? Queste operazioni d’avanguardia ci mettono davanti a questioni etiche, politiche e sociali a dir poco complesse.

Drew Silverstein è fondatore di Amper Music, piattaforma che realizza musica inedita attraverso un software di A.I.. Secondo lui tutte le persone sono creative, ma non tutte sanno come esprimere questa creatività. La sua applicazione si pone l’obiettivo di aiutarle attraverso la possibilità per tutti di comporre musica. L’obiettivo dell’innovazione tecnologica, sostiene, è aumentare gli strumenti di cui abbiamo a disposizione. La collaborazione tra uomo e macchina è fondamentale.

Prendete l’arte contemporanea e unitela allo studio della fisica quantistica: ecco a voi Luca Tozzi. “L’arte e scienza hanno molto in comune – sostiene – perché si occupano entrambe dell’invisibile.” Ecco perché ha deciso di adottare un approccio interdisciplinare e studiare la materia e l’energia che ci circonda per trarre ispirazione per le sue opere d’arte. Al TED, vuole trasmettere un’idea, che riprende dal grande fisico John Archibald Wheeler: tutto è fatto di informazione. E se tutto è fatto di informazione, anche noi lo siamo. Noi siamo messaggi. Siamo veicolo. E attraverso la condivisione di informazioni, possiamo arricchire la nostra coscienza.

Ma in tutto questa innovazione tecnologica, come facciamo a restare umani? Secondo Silvana Rigobon possiamo riuscirci mantenendo il contatto con noi stessi e il nostro corpo. Si riferisce in particolare al valore del ciclo mestruale, spesso vissuto dalle donne come un ostacolo, piuttosto che come un dono. Silvana invita ogni donna a ristabilire il contatto con se stessa, a non combattere la propria natura, a rispettare la dignità del corpo. Il suo motto: “My body and my hearts are my biggest teachers.”

Michelangelo Pistoletto, artista di fama mondiale sin dagli anni ‘60 ed impegnato nel sociale, ci parla della demoprazia, un metodo per mettere in pratica la democrazia. L’ idea è quella di poter rappresentare gli interessi locali e di creare un vero dialogo tra i rappresentanti delle comunità. Pistoletto ci parla anche di un simbolo da lui creato: il finito nell’infinito. Immagina che l’infinito si apra per fare spazio ad un terzo cerchio. E che l’uomo sia quel cerchio. La sintesi tra tesi e antitesi. E la sintesi, sostiene, è sempre creazione.

Piero Dominici insegna Comunicazione pubblica, Attività di Intelligence e Sociologia dei Fenomeni Politici presso l’Università degli Studi di Perugia. Tecnologia e cultura, emozioni e razionalità, specializzazione e interdisciplinarietà, natura e cultura. Secondo Dominici questi concetti sono delle false dicotomie. La tecnologia non può essere slegata dal contesto culturale. La trasformazione che stiamo vivendo è innanzitutto antropologica. Il professore ci tramette l’importante di educare all’errore, all’imprevedibilità. La società tecnologica ci dà l’illusione della perfezione, del controllo, della prevedibilità, e l’errore è da espellere. Ma l’errore è la base della scienza. L’errore ci rende umani, e ancora di più, esseri umani liberi. “Non mi preoccupa che i robots somiglino agli umani, ma che gli umani somiglino ai robots.”

Stefano Andreoli, autore TV e fondatore del blog di satira politica Spinoza, ci parla dell’ossessione che abbiamo di comunicare. Il mondo oggi è dei comunicatori. Una parole su tutte: storytelling. Oggi conta più quello che racconti piuttosto che quello che effettivamente fai. Siamo così bombardati da messaggi che abbiamo semplicemente smesso di ascoltare, di prestare attenzione. In tutto questo comunicare, non c’è spazio per il silenzio. In guerra, Ungaretti scavava nel silenzio per trovare una parola. Una parola che valeva la pena di essere scritta. Noi dobbiamo scavare tra le parole per trovare il silenzio. Ma ritrovandolo, forse ritroveremo anche noi stessi.

Al TEDx abbiamo immaginato scenari futuristici e ci siamo posti domande complesse, tutto con un solo scopo: prenderci la responsabilità del nostro futuro. Essere consapevoli della trasformazione che stiamo vivendo, e viverla con più coscienza. A salire sul palco per l’ultimo intervento è la Banda Bandao, un’orchestra di percussioni che ha animato i carnevali più famosi tra cui Viareggio, Venezia e Londra. Un’esplosione di energia travolge la sala del TEDx. In un attimo tutto il pubblico è in piedi e batte le mani ai ritmi selvaggi di 50 tamburi. I Bandao, con la loro energia travolgente, hanno concluso questo incredibile evento trasmettendoci con forza il loro messaggio: non dimenticate di sentire il ritmo della musica dentro di voi. Non dimenticate di ritrovarvi ancora una volta per riflettere, stupirvi, ridere, emozionarvi, insieme. Non dimenticate di restare umani.

Allora si potrebbe immaginare / un Umanesimo nuovo / con la speranza di veder morire
questo nostro medioevo. Col desiderio / che in una terra sconosciuta / ci sia di nuovo l’uomo / al centro della vita.
” (Se ci fosse un uomo, Giorgio Gaber)

di Marianna Marzano,all rights reserved

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati