TALASSOGENIA

di Edoardo Orlandi

TALASSOGENIA

di Edoardo Orlandi

TALASSOGENIA

di Edoardo Orlandi
3 minuti di lettura

Il silenzio attanaglia le nebbie del mare Egeo. Forse un silenzio o un lunghissimo afflato di lira, non  lo so.

Ad ogni banco di scogli scorti la speranza rinasce, la distanza dal suolo sabbioso regredisce e la nave ondeggia più a sinistra, più a destra, come per vedere sotto la nuvola assopita una macchia oscura che non sia solo momentanea evanescenza. Ad ogni onda, però, il mare si dilata come nelle prime ore della partenza. Il vento sprona invano, e gli occhi di tutti puntano in alto con il collo ritto vero una terra.

Quanto pesa accorgersi che ad ogni remata non si accorcia la distanza; che lo sbarco non è possibile in una terra fatta d’acqua.

Così l’unico modo per attraccare è affondare giù. Gli occhi si avvicinano al tappeto lucido, il naso freddo si irrigidisce mentre la mente si immerge sotto le travi, tra i banchi di uomini che urbanizzano l’abisso. Qui, in una gravità accogliente, vivono i Popoli del Mare: questi misteriosi che gli storici non sono ancora riusciti a svelare nelle loro fattezze. Gli uomini sono grandi guerrieri e le donne, vestite di corallo, non hanno le pinne, come ci piacerebbe immaginare, ma accarezzano i figli ai quali sono appena dolorosamente cresciute. Ogni parte del nostro corpo si sente infreddolito vedendo come ogni parte del loro non è fatta di pelle e peli, ma si arriva subito al cuore, al respiro dei polmoni.

popoli del mare

Sono questi i popoli che hanno per bellezza non l’aggiungere di decorazioni, di ornamenti, l’abbondare di belle scarpe e orecchini, ma il toglierli. Così scalzi da essere belli pur senza terra, o senza una identità che non sia semplice antitesi degli altri popoli. Difatti è sempre di riflesso ad altre culture che ci ritroviamo a parlarne. Un giorno perché gli egiziani di Ramses II bloccarono una loro incursione. Un giorno perché il loro saccheggio, con il nome di confederazione dei Nove Archi, aveva dilagato e allagato le terre faraoniche così come si era, poi, dileguato col finire dell’alta marea. Un giorno con i Fenici avevano stipulato un contratto o dei Micenei avevano decretato la fine. Nessuno è riuscito a fermarli  nella loro avanzata, entrando nei nostri villaggi, infiltrandosi nella terra. Eppure non riusciamo mai a pensarli con quella stessa tellurica solidità che utilizziamo quando parliamo degl’altri popoli. Ogni centimetro di costa, dalla Grecia alla Libia, è stata insediata, ed il mare Mediterraneo brulica di pesci fuor d’acqua, eppure essi rimangono nel nostro immaginario come pura alterità a noi figli dei greci, padri egiziani, madri ebraiche.

La loro origine non ci è data sapere perché se proprio l’assenza è quel qualcosa che li contraddistingue (assenza di identità, di madre patria, di remore) allora, forse, parlando di loro, è proprio all’origine di tutti i popoli che siamo arrivati.

Di tutti gli altri la Storia ne parla, e in gran quantità. Ma se un giorno dovessimo accertare che l’origine dei Sardi dal popolo del mare dei Shardana non sarebbe poi così azzardata; che le squame dei Shekelesh sono state realmente ritrovate nella terra dei Siculi; che i Libici, i Filistei, i Danai e gli Achei hanno lottato contro chi gli era una volta padre, e che gli Etruschi amavano le città nel mare ancor prima di amare quelle della morte, allora tutta la storia, l’immagine solida che ci siamo dati, dovrebbe essere riscritta, ed il mare non sarebbe più semplicemente un crocevia.

I Popoli del Mare insegnano questo per chi riemerge dall’acqua e viene issato dagli amici sulla poppa di una terra convenzionale: che siamo fatti della storia che ci fa piacere ricordare. Loro sono il rimosso, i rinnegati in un mondo senza aria perché noi, con il nostro passato, ci siamo soprannominati i Popoli della Terra. Ad ogni passo verso il nostro conoscerci corrisponde una spinta uguale e contraria del nostro perderci, dimenticarci.

Ormai sono passati anni dall’ultima inondazione, eppure, a dispetto della mente, la bile, il fegato anelano l’acqua come loro vera casa, mentre tutta questa terra è semplicemente assenza in eccesso.

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