Stuck in a clickbait, il caso Bonovox

Stuck in a clickbait

(You can’t get out of), il caso Bonovox

di Mauro Piricò
di Redazione The Freak

Stuck in a clickbait, il caso Bonovox

Stuck in a clickbait

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di Mauro Piricò
di Redazione The Freak

Stuck in a clickbait, il caso Bonovox

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(You can’t get out of), il caso Bonovox

di Redazione The Freak
di Mauro Piricò
3 minuti di lettura

La partecipazione di Bono e The Edge al podcast The Awards Chatter di Scott Feinberg ha avuto un’eco oltremodo imbarazzante, in cui le testate giornalistiche hanno dato vita all’ennesima gara di clickbait.

Bono e The Edge al podcast The Awards Chatter di Scott Feinberg

Nei fatti, le dichiarazioni del cantante di una delle band di maggior successo della storia del rock, sono in effetti correttamente riportate dalle testate, ma decontestualizzate hanno un impatto roboante, davvero differente dall’atmosfera del podcast.

Siamo nell’ambito di una lunga intervista molto gradevole, simpatica, ironica e intelligente ai due/quarti degli U2, un’ampia e allegra disquisizione sulla loro carriera, cronologicamente ordinata, nella quale i due artisti chiacchierano con l’ host parlando molto del passaggio fra le varie decadi, dei loro rinnovamenti e della sperimentazione progressiva, di evoluzione e di passato, in un discorso naturalmente armonioso.

Oltretutto Bono e The Edge sono molto distesi e nell’intervista il frontman rivela la sua consueta ironia, scherza e si mostra come sempre riflessivo, cercando di fornire risposte non banali, pur trattandosi di un episodio comunque promozionale per il brano Your song saved my life per il film Sing 2.

Bono, guidato da Feinberg nel percorso tra i decenni, nella prima parte del podcast menziona l’imbarazzo nel sentire la sua voce da ragazzo e nel riascoltarsi, in quanto la sua voce giovanile rivela la poca tecnica vocale del tempo e affinata invece con gli anni, dovuta al fatto che non aveva studiato canto, com’era ben nomale in una Irlanda punk dei tardi ’70 per una giovanissima band di liceali nata in primis per l’esibizione live anziché per la registrazione in studio. 

Viene chiesto loro di raccontare l’origine dei loro nomi d’arte e dei diversi nomi avuti dalla band; raccontano che il nome U2 era stato loro suggerito e lo avevano accolto in quanto fresh non allusivo ad alcun genere musicale, inoltre (a parere del manager Paul McGuinness) di sicuro effetto sulle magliette stampate. Ma a loro al tempo non piaceva (e Bono ha commentato, con la solita prontezza: I still don’t like it!).

La parte incriminata è alla fine, quando gli viene chiesto quale sia il brano degli U2 secondo ciascuno di loro “da far studiare a scuola”. Bono, richiamando il discorso fatto prima sull’imbarazzo del risentire la propria voce, sceglie Miss Sarajevo (registrata con Pavarotti oltre che cantata dal vivo insieme in uno storico live, che Bono aveva menzionato prima come uno dei momenti più alti della loro carriera) che è l’unica che riesce a riascoltare perché invece le altre lo fanno imbarazzare (usa il verbo cringe) sebbene sia particolarmente fiero di Vertigo per l’impatto live.

Appena la parola passa a Edge, Bono commenta ulteriormente pensando ad altre canzoni che avrebbe potuto menzionare, come Moments of Surrender oppure Every Breaking Wave, e ascolta le scelte di Edge.

Nulla di particolare, dunque, solo la descrizione di un umano e comune imbarazzo nel riascoltare la propria voce, specialmente se questa è oggetto di un percorso di miglioramento tecnico costante da parte di un cantante professionista, che riconosce nelle precedenti fasi della sua carriera una minore maturità.

Ma ecco l’ennesima occasione per il clickbait quotidiano.

Ma d’altronde, è forse un articolo sul clickbait su Bono esso stesso clickbait su Bono?

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