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Andrea mi chiama ieri all’1 di notte. Dice “Chicca secondo te faccio bene a partire con lei?” È tardi, mi ha svegliato e gli dico di sì. Secco e deciso. Perché lo penso davvero che faccia bene a partire, perché sono stanca. Ma soprattutto perché è bene che vada a dormire anche lui.
Domani, cioè oggi, deve portare il mio aereo sano e soprattutto intero, fino in Sicilia. Con me dentro.
E allora “sì Andre, fai bene, buonanotte.
Ma la rotta via non è sempre così lineare. Forse lo diceva Ligabue o forse anche Talete.
Fatto sta che, all’autogrill del Raccordo, prima di Fiumicino e mentre tento di comprare il mio secondo caffè, mi si rompe la borsa. Brava, Chicca, che non lo interpreti come un messaggio da Medjugorie, ma comunque grandi imprecazioni davanti alla cassiera.
Mi ricompongo con il contegno silenzioso delle modelle che si frantumano in passerella, che mentre dentro tirano giù qualunque dio dei Big Mac, fuori sembrano avere la mimica gelida e immobile di Suor Agatina quando mi interrogava a Storia e non muoveva un muscolo della faccia. Inerme, uguale. Forse Suor Agatina era una modella da giovane. O forse si usa così quando preghi.
Quando viaggio sola, ai gate, metto in atto tutte le mie conoscenze apprese in fatto di orientamento al campo scuola delle medie del ’95 sul Terminillo, per cui, non appena varco le porte scorrevoli, attivo tutte le mie funzioni di coordinamento spaziale per non farmi distrarre dai duty free, per non farmi prendere dall’emozione, ma soprattutto per non rischiare di prendere l’aereo sbagliato. Che voi pensate non sia possibile e invece no, vi dico che è possibile e non vi dico perché, ma vi dico di fidarvi.
Nel tragitto dal T2 fino all’aereo, incontro: Giovanni, ex-collega ora stuart Alitalia, Mauro, ex compagno di scuola ora alla sicurezza dell’aeroporto, Sandra, madre di Giorgia che oggi parte per la Puglia. Tutta sta gente incontrata mi mette sospetto e mi sento tanto dentro Final Destination.
Gesù, esattamente e per farla breve, vuoi dirmi qualcosa?
Ai tornelli del gate aiuto gruppone di gioventù 22enne con Ray Ban specchiato a trovare il giusto verso del codice a barre da passare nel lettore. “Stelle mie, lo so che siete eccitati per Mikonos, ma così ce mettemo ore“.
Dunque esco dal torpore mattutino, per entrare nelle vesti di “Cara, mamma di turno” ed espongo ad uno di loro il giusto verso, affinché per la proprietà transitiva, possano apprendere anche gli altri.
Andata!”, penso io.
A Fabiè, che figura de merda!”, dice uno di loro.
Brava ancora, Chicca, che ogni giorno provi ad allinearti il karma.
All’imbarco, assisto ad un pieno dramma atavico per trio genitoriale con figlia adolescente la quale ha appena perso il cellulare. Il padre ammolla alla sottoscritta pippone generazionale, ma io annuisco con la mimica di Suor Agatina e la modella perché in fondo tifo per la figlia che si deve sorbire questo viaggio con voi. E no, non lo penso che gli adolescenti sono tutti uguali. E sì, lo penso, che se gli adolescenti sono scapestrati è anche bene che lo siano. Del resto: vuoi mettere la tristezza di un adolescente saggio? No.
Passa Andrea e mi dà un bacio in fronte. Ha la divisa, sembra anche serio quando guida un aereo. Mi passa accanto alla fila, mi dice “Chicca, preparati a ballare”.
Andrea dice che quando porta lui l’aereo e io sono un passeggero, dice che è meglio non dirlo ai nostri amici “sennó si agitano”, “o forse pure io sto teso”, che avere la doppia responsabilità non gli è mai piaciuto. E lui, che è buddista, dice che se ci succede qualcosa in volo, lui che porta l’aereo e io passeggero, dice che se nell’aldilà ci rincontriamo, sa che non gli darei darei pace e gli romperei l’anima per tutto il tempo di un’eternità. Dice: “quando porto l’aereo e so che ci sei tu, mi impegno il doppio. E non perché ti voglio bene”.
Dice “chicca non lo diciamo agli altri“.
Dice “preparati a ballare. Come quando andavamo sul Tagadà“.
Sorride e chiude la cabina.
Ormai ho capito che quando voli sola sei praticamente coinvolto in un Tetris umano qualunque cosa fai, per cui appena ti siedi devi considerare che sarai spostato almeno 5 volte perché tu sei solo e così, il tuo posto unico verrà destinato a fidanzati che si voglio riunire, a parenti che vogliono stare vicini, ad amici che vogliono consolarsi. Vi capisco.
Il secondo Tetris sarà poi pescare la tua giusta cintura di sicurezza che nel groviglio delle tre, sicuro non la becchi. E infatti, piccolo momento shangai con i vicini, scioglimento dei fili e via amicizia conviviale.
Siamo una fila da tre persone sole: io sto in mezzo, tra un attore-dal-nome-importante e una ragazza.
Ho fatto fatica anche io a realizzare fosse l’attore-dal-nome-importante, perché a quel punto il sospetto che mi stesse per accadere qualcosa era diventato realistico: la gente incontrata, Andrea alla guida del velivolo, io e l’attore-dal-nome-importante nella stessa fila, ci veniva fuori una serie tv da 30 puntate.
Vorrei attaccare a lui qualche discorso pesante su come ci si sente ad essere famosi, ma per l’imbarazzo riesco solo a sorridere.
La ragazza vicino a me, dice di non ricordarsi il nome dell’altro libro scritto da Massimo Camilleri e Chiara Gamberale, ma non glielo dico che Massimo è Gramellini e Camilleri è Andrea.
Mi voto al silenzio con l’attore-dal-nome-importante e con lei.
Il volo si conclude con immancabile applauso, mi metto in fila per uscire e Andrea esce dalla cabina.
Gli dico che ha preso un vuoto d’aria e lui mi dice che “mica stamo sull’Ardeatina e tu poi schivà le buche eh?
Mi sorride e mi dà il suo ultimo bacio in fronte. Tutti questi gesti affettuosi mi fanno pensare che deve essersi sentito in colpa per avermi svegliato, questa notte.
E dice “Chicca mi raccomando“.
Ma io non glielo dico che già non mi trovo più il giacchettino grigio che tenevo in borsa e che, tira e ritira fuori i documenti, chissá dove l’ho perso.
“Esco dall’aeroporto di Catania e prendo un pullman verso Siracusa.
Per passare il tempo, sospiro, guardo fuori e appoggio la testa al vetro
Andrea dice “scendi alla fermata giusta”.
Dico ad Andrea “ma tanto tutto passa”.
E così sia.
di Cara Futura Rigby, all rights reserved
Storia di una partenza imperfetta. E delle cose che invece non passano. ultima modifica: 2017-10-06T06:36:16+00:00 da Cara Futura Rigby
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A proposito dell'autore

Nell’83 entra nella popolazione mondiale e a 8 anni compare sulla copertina di un CD di Michele Zarrillo: in entrambi i casi non fu lei a decidere. In un tema, a 9 anni, scrisse che da grande sarebbe voluta diventare come Margherita Buy. Si commuove alla velocità di uno starnuto e, a seconda dei periodi, la sua composizione chimica varia nei valori di stress e gin. Dice di sé di essere carina quando indossa il blu e l'odore del mare.

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