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Al telefono, al lavoro, nel corso di una riunione, durante un attacco logorroico di vostra madre: di fronte a voi un foglio e nella mano una penna. Ed ecco che sulla carta appaiono d’istinto i disegni più strani, figure realistiche, forme astratte, tratti ossessivo-complusivi o disegni da prima elementare. A guidarle è la nostra mano, che prende vita autonomamente e comincia questo lavorio apparentemente insensato. Li chiamano scarabocchi, ma sono tratti inconsapevoli che ci cullano nella noia e parlano di noi.

«Attraverso questi schizzi si sfogano le proprie emozioni e si rappresenta per immagini quello che avviene all’interno di ognuno», spiega Evi Crotti, psicopedagogista e autrice del libro I disegni dell’inconscio (Mondadori) . «Se la parola è posta sotto il controllo dell’educazione, lo scarabocchio possiede un potenziale di comunicazione non verbale. E migliora anche la concentrazione». La comunità scientifica concorda: uno studio del Medical Research Council della Cambridge afferma che scarabocchiare a briglia sciolta mentre si ascolta qualcuno aiuta a ricordare i dettagli del discorso.

Ci sono diversi tipi di scarabocchi catalogati in differenti famiglie, ma quello che interessa oggi noi, e la nostra intervista, è lo scarabocchio geometrico: “Disegnare cubi, cerchi, rombi indica l’esigenza di riorganizzare, di trovare il perché di ogni cosa, di attribuire un significato logico a tutto quel che ci circonda. Le linee simboleggiano calma e ottimismo; le spirali un bisogno di esprimere se stessi (ma quando vanno dall’esterno all’interno la voglia di staccare la spina). Il rettangolo indica razionalità; il cerchio, femminilità, accoglienza, capacità di adattamento; il cubo è segno di stabilità emotiva e capacità di lavorare con ordine e metodo; il cono segnala una latente aggressività; le scacchiere indicano che l’autore ha delle ambizioni ben programmate, un pensiero logico, riflessivo e lungimirante.”

E da queste geometrie estraiamo oggi una spirale per una nuova intervista con Diana:

Nome: Diana De Lorenzi

Anni: 27

Città di nascita: Roma

Città di residenza: Tivoli

Città del cuore: Domanda difficile, certamente un pezzo di cuore sarà sempre legato alla città in cui sono cresciuta (Tivoli). Ma continuerò a muovermi fin quando non troverò un posto che mi appartenga davvero.

Followers: Circa 130000 distribuiti tra le varie piattaforme social, solo su Instagram ne annovero 72000.

spiral

Vorrei aprire questa intervista come si conclude il tuo blog ovvero: “Un calderone fatto di tanti ingredienti, mescolati in modo eterogeneo. Un vortice che si prende un po’ tutto quello che c’è intorno. Come il vento che porta con se profumi e sapori, come la vita. La mia spirale, inizia con la D.” Una spirale che racconta anche il nome del tuo blog, una spirale che come spiegano gli scarabocchi aiuta l’espressione di sè… ma spiegaci meglio questa scelta e raccontaci un po’ la storia del tuo blog.

Si dice che le scelte migliori siano quelle che sopraggiungono nelle notti insonni, in una dimensione onirica, quando gli occhi sono chiusi ma la mente ancora non è passata al sonno completo.

Ecco, proprio in quel preciso istante ho capito quale sarebbe stato in nome del mio blog.

Una spirale, che simboleggia il centro dell’universo, in tal caso il mio, e allo stesso tempo un simbolo che ricorre spesso nella mia vita.

Hai presente quando hai un foglio di carta davanti ed inizi a scarabocchiare senza neanche rendertene conto? Sul mio troverai sempre delle spirali.

La D simboleggia il mio nome, Diana.

Questo accadeva 3 anni e mezzo fa, direi che è stata una notte fortunata.

Ma il mio cammino online è iniziato da Instagram, social fotografico che ho iniziato ad utilizzare prima dell’apertura del blog.

Il mio percorso universitario (Ingegneria Edile-Architettura) non mi permetteva di focalizzare l’attenzione su altro, per cui, anche se l’idea del blog vagava da molto nella mia mente, ho iniziato in modo più “soft” condividendo immagini del mio lifestyle su Instagram.

Quando ho raggiunto 10000 followers mi sono resa conto che ciò che mostravo generava interesse, per cui raccogliendo tutto il mio coraggio ho deciso di mettermi in gioco con il blog.

Dopo solo un mese dall’apertura già ricevevo proposte di collaborazioni da grandi brand, come ad esempio Stroili Oro.

Nel tuo blog ci sono diverse sezioni dai viaggi, al vintage, fino al food. Di queste sezioni qual è la più seguita? E invece la tua preferita? Cosa ti ha spinta a scegliere degli argomenti ed escluderne altri (presenti in altri blog) come il tech o la musica? 

Fin dal principio, quando ho aperto il mio blog volevo che fosse qualcosa di diverso dai fashion blog già in circolazione. Desideravo che unisse veramente le mie passioni, pensavo a come scattare in borghi d’Italia dal fascino nascosto, luoghi particolarmente significativi che meritavano di esser diffusi.

Spesso, studiando Storia dell’Architettura, mi rendevo conto delle grandi carenze di informazioni e di immagini online in merito a tante opere che rendono l’Italia speciale anche nel più piccolo dei suoi paesi.

Piano piano ho voluto arricchire sempre più il mio angolo di mondo sul web anche con altre passioni.

Ammetto che dal punto di vista food ricevo aiuto dal mio fidanzato, pasticcere di professione, che mi ha trasmesso l’amore per il buon cibo.

Per quanto riguarda altri ambiti, non mi sento di trattarli in quanto le mie conoscenze non sono professionali ma amatoriali. Ho grande amore per la tecnologia ed è fondamentale per il mio lavoro. Il risultato di un buon articolo è frutto anche di un supporto tecnico adeguato, però per ora la lascio nel retroscena.

Il blog rispecchia al 100% ciò che è il mio essere, per cui ciò che ci confluisce è frutto delle mie passioni e di ciò che realmente arricchisce la mia vita.

Difficile dire quale sia la mia preferita, forse il travel. Lo sento al 100% mio, le foto scattate sono tutte realizzate da me come le esperienze di viaggio che vivo e le storie che racconto.

A livello di seguito vincono travel, outfits e food.spiral

Cosa ci puoi raccontare invece della sezione outfit? Cosa ne pensi della moda e del suo apporto alla tua immagine? Che stile ti contraddistingue?

Direi che la moda rientra obbligatoriamente nella mia ricerca della bellezza nel mondo. Come da  attitudine personale e percorso di studi poi, sono orientata costantemente verso il concetto dell’estetica.

In principio, probabilmente, mi sono avvicinata di più alla moda perché era un ambito più raccontato, oltre che mia grande passione.

Un outfit è il primo biglietto da visita, una persona forma un’idea iniziale su chi ha di fronte nei primi 15 secondi. Credo che tutti debbano mostrare la migliore versione di se stessi, mentalmente e fisicamente.

Il mio stile è molto femminile e bohemien (rispecchia lo spirito da sognatrice che mi appartiene), da sempre cerco di mixare accessori di grandi marchi (spesso optando per il vintage) a capi low cost.

Ti ho conosciuta attraverso Instagram e credo, da quello che ho letto nel tuo blog, che tu abbia iniziato proprio da quel social e poi ti sia “aperta” ad altro. Che tipo di relazione hai con questo social? Quali sono le tue foto con più like e cosa, secondo te, spinge gli utenti di Instagram ad avere più reazioni ad una foto rispetto ad altre?

Sì, hai pienamente indovinato. Mi piaceva molto l’idea del social fotografico che allo stesso tempo fosse un racconto live della propria vita. Nessun uomo è un’isola e credo che il senso dei social sia proprio quello di stabilire legami abbattendo le barriere. Tantissimi dei miei amici attuali li ho conosciuti proprio così.

L’intento dei miei racconti è quello di creare un percorso alla ricerca della bellezza ma allo stesso tempo con tanta passione. Vado dove mi porta il cuore.

Dopo qualche anno di utilizzo continuo di questo social ti posso dire che so riconoscere da principio qual è una foto che “andrà” o meno sul mio profilo.

Ci sono accoppiate di elementi fotografici vincenti che sanno colpire subito l’occhio: i tramonti, i fiori, le architetture famose e i selfie (ebbene sì).

Quando si combinano tra di loro, il successo della foto è assicurato!

In modo parallelo piacciono molto anche foto che raccontino cambiamenti di vita: un nuovo taglio di capelli, una foto con il mio lui. Diciamo che l’importante è aver sempre novità da raccontare.

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Con facebook invece che tipo di interazione hai?

Con Facebook ammetto che il rapporto è stato da principio ostico, motivo per cui ho aperto la pagina del blog soltanto un anno dopo dalla creazione del website.

Quando si apre un blog ci si deve mettere la faccia e non è un passaggio così scontato come uno potrebbe pensare. Inizi a porti molte domande, non sai come la prenderanno le persone, lontane e vicine. Dai miei amici, dal mio compagno e dalla mia sorellina ho ricevuto sempre molto sostegno e sono uno dei motivi per cui ora questo è divenuto il mio lavoro a tutti gli effetti. Senza il loro costante aiuto sarebbe stato molto difficile.

Ora che, dopo anni, tutti sono a conoscenza del mio blog, mi sono riappacificata con Facebook e mi sta dando grandi soddisfazioni, soprattutto quando ricevo messaggi dai lettori con scritto che li ho fatti sognare.

So, allora, di aver svolto bene il mio lavoro.

Cosa senti quando ti definiscono influencer?

Devo dirti, sinceramente, che non è un termine con il quale mi piace definirmi, credo sia più giusto che venga detto da chi segue il mio lavoro. Di base, inoltre, non mi piace molto come parola, non ho la pretesa di influenzare ma più di ispirare. Questo per me vuol dire far sognare attraverso le parole ed immagini che propongo. Alleggerire lo spirito dei miei lettori con una dose di bellezza e poesia quotidiana.

Poi può tradursi in varie forme. Proprio qualche giorno fa una mia amica mi ha riferito di una sua conoscente che ha prenotato un viaggio in Giordania dopo aver visto del  mio.

È bello poter creare una rete di diffusione di idee, sfatare miti e far conoscere nuovi luoghi, brand, ristoranti o più semplicemente piccole abitudini che nella quotidianità possono donare la felicità.

A proposito dell’essere blogger, Vogue America, lo scorso settembre, ha scatenato una polemica alla fine della settimana della moda nei confronti delle blogger/influencer. Cosa ne pensi di tutta questa polemica? Qual è la tua posizione rispetto a queste accuse? Credi che questo sentimento ostico verso le blogger sia solo nel settore moda o esiste anche in altri ambienti?

Mi obblighi ad entrare in un campo minato! Scherzo, però mi piace rimanere sempre super partes e non dare importanza a polemiche che ritengo inutili. Come in ogni settore ogni tanto si vengono a creare contenziosi e critiche, quello della moda è certamente uno di quelli in cui prolificano di più.

Devo dirti che a  mio avviso si tratta di due ambiti, quello del giornalismo e quello dei blogger ed influencer, che possono tranquillamente convivere. Sono due lavori che allo stesso modo, fatti con serietà, premiano. La comunicazione online è semplicemente data dal processo di evoluzione informatico (inevitabile e certamente il futuro). A mio avviso, in un futuro non troppo lontano i giornali cartacei andranno sparendo e si trasferiranno completamente online. Rimarranno, però, sempre molto vincolati a sponsor e pubblicità di settore.

La voce dei blogger è sorta proprio perché mancava una comunicazione più diretta ed immediata tra il lettore e gli addetti al settore.Si tratta di una voce libera, priva da ogni condizionamento. Anche se scegliamo di lavorare con brand o agenzie, si decide in base al proprio stile.

Proprio oggi mi è capitato di rifiutare una campagna pagata perché non rispecchiava il mio essere. E a chi pensa che non abbia senso investire sulla comunicazione attraverso i social voglio fare un piccolo esempio. Qualche giorno fa sono andata a leggere le tirature giornaliere dei nostri quotidiani più importanti. Tra di essi ne ho scelto uno tra i dieci più venduti in Italia: 2000 copie al giorno. Io con una singola foto riesco a ricevere più di 10000 visualizzazioni. Questo ragionamento non è una critica alla comunicazione “classica” ma è diretto a chi sceglie di investire sul social e pensi che si tratti di un “ma basta che pubblichi una foto”.

Per realizzare i miei scatti impegno ore ed ore (per uno still life circa mezza giornata), investo molti soldi in attrezzatura tecnica (ho recentemente comprato anche un drone fotografico). Per non parlare del discorso “di segreteria” che richiede buona parte della giornata. Forse mi sono dilungata troppo, ma volevo esporre una situazione che consentisse al lettore di calarsi nei miei panni. Ciò non toglie che si tratti di un lavoro meraviglioso, ricchissimo di stimoli quotidiani. Sempre in evoluzione e decisamente dinamico.

Un’ultima cosa voglio dire: per esperienza personale non c’è mai stata ostilità con l’ambiente del giornalismo. Spesso mi è capitato di fare viaggi stampa con freelance delle maggiori testate, sono nati splendidi rapporti di amicizia e di collaborazione. Oltre che ovviamente di stima reciproca e lavorativa. Possiamo arricchirci molto l’un l’altro.

Che intendi con discorso di segreteria? Prova a farci un esempio breve di una tua settimana tipo in modo da illustrarci un pochino cosa vuol dire essere una blogger e che cosa vuol dire fare questo tipo di lavoro.

Difficile descrivere una settimana tipo, il bello di questo lavoro è proprio che ogni giorno è diverso e super dinamico. Proverò a far del mio meglio. Quando non sono in viaggio o ad eventi la mia routine inizia alle 8, rispondo alle mail (questo si intende per lavoro di segreteria) e programmo la mia giornata.

Mi accerto di quali siano le scadenze più impellenti ed inizio a produrre materiale. Creo il mio set fotografico, componendo con passione e creatività flat lays e still life (scatti tematici che ritraggono momenti della quotidianità). Poi si passa all’editing e alla stesura di blog post o caption (didascalie) per Instagram.

Alle 13.30 è ora della pubblicazione, rispondo ai commenti e seguo il profilo Instagram per un paio d’ore. È bellissimo vedere il riscontro del mio lavoro e avere un contatto diretto con chi mi segue.

Riposo un’ora per guardare una puntata delle mie serie tv preferita e si riparte con le mail.

Nel caso sia fuori casa, ovvero in viaggio per blog tour o progetti, tutto il lavoro di segreteria e l’editing si sposta al rientro in hotel. Ed ecco spiegate le mie occhiaie al mattino quando sono in viaggio. Però è davvero fondamentale esser presenti, ricordo ancora che mentre ero in California ricevetti una mail da Vanity Fair (un sogno) con proposta di un bellissimo progetto che però avrei dovuto accettare o rifiutare nel giro di qualche ora. Ovviamente non sempre le mail rappresentano progetti consoni con il  mio lavoro o comunque non parzialmente, per cui gli accordi si dilungano sempre molto.

Spesso penso che le persone sottovalutano un lavoro online perché forse non produce niente di materico, ovvero che si possa toccare, e quindi forse non vedendo un prodotto fisicamente realizzato pensano che sia facile e rapido.. potrebbe forse essere questo un errore di coloro che mal giudicano le blogger?

Sicuramente è un lavoro difficile da comprendere perché ancora poco conosciuto. A volte faccio fatica anche a spiegarlo ai miei genitori. Ma poi, vedendo la dedizione quotidiana che impiego, allora ogni giorno capiscono un po’ di più. Alla fine si parla di proprietà intellettuali, come può esser per uno scrittore o per un fotografo o molti altri ancora. La produzione di un blogger è semplicemente in immagini e parole.

La qualità poi premia, perché, il web è molto democratico. Per cui va avanti chi merita.

Parliamo invece adesso del made in Italy. Che valore dai a queste parole a queste parole? Ti senti una blogger Made in Italy? 

Da sempre interpreto il Made in Italy a 360 gradi, applicandolo non soltanto ad una produzione materica di abbigliamento o accessori ma anche alle bellezze delle nostre città e terre.

Credo fermamente che l’Italia sia il paese più bello del  mondo, da subito quando aprii il mio blog una delle intenzioni era di mostrare i suoi angolini più nascosti e meno reperibili sul web. Poi ho iniziato a capire che era un concetto da estendere anche alla meraviglia dei nostri piatti e cucina.

L’Italia ha tanta bellezza sotto ogni punto di vista, credo sia proprio questo il punto sul quale bisogna focalizzarsi per l’evoluzione del nostro paese.

Cosa ne pensi della categoria “giovani” in Italia e di questo tasso di disoccupazione, che dicono stia calando, anche se non sembra sia proprio così?

Molto probabilmente non è così rispetto alle realtà quotidiane con le quali mi confronto.

Però penso anche se siamo in un’era in cui sono le idee innovative a vincere. Bisogna uscire fuori dagli schemi dei lavori canonici ed impegnarsi per trovare la propria via in modo alternativo.

È assurdo ma vero che attualmente guadagno di più come blogger che come avverrebbe se facessi l’ingegnere ( il mio percorso di studi). Ma sono soddisfatta così, sono il capo di me stessa e faccio al 100% ciò che mi piace. Non stacco mai, lavoro a ogni ora del giorno e della notte ma sempre con un grande sorriso sulle labbra.

A chi non riesce a trovare un posto fisso e prova a lanciarsi in qualche carriera sul web cosa ti senti di consigliare? 

Mi sento di dare il consiglio che poi si può applicare a qualunque lavoro: fate il massimo che la fatica sarà ripagata.

Credo che molto probabilmente tanti lavori “offline” nel corso del tempo si trasferiranno completamente sul web. Si tratta di un mondo così vasto e attualmente per noi di vitale importanza che puntarci può esser soltanto una scelta saggia.

Cosa ne pensi sul futuro in generale? Non solo per i giovani ma per l’Italia..

Se devo attenermi a ciò che ho studiato nel mio esame di economia all’università, ad ogni periodo di depressione economica ne succede uno di espansione. Così è stato per la crisi del ’29 e così sarà per quella del 2009. Anche se lentamente le cose stanno riprendendo, vedo al contempo che c’è molta paura a bloccare investitori ed investimenti. Passerà . Sono molto ottimista.

E invece del tuo di futuro e del tuo blog cosa ci puoi dire?

Questa è una domanda molto difficile. Sicuramente voglio completare il mio percorso di studi specialistico (ho due esami che mi mancano all’appello), ma allo stesso tempo voglio dedicare anima e corpo al mio lavoro. Mi ritengo molto fortunata. Ho l’affetto di tante persone che stimano ciò che faccio.Voglio continuare a girare il mondo: una delle mie prossime mete sarà incredibile…

Cercare la bellezza sotto ogni sua forma e diffonderla. Credo che avere il bello intorno a noi sia proprio curativo e distensivo per l’animo. Il sorriso di un bambino, quello di uno sconosciuto in metropolitana, un piatto di carbonara in un magico angolino di Trastevere, la mano del mio lui che odora di zucchero filato, gli occhi blu del mio gattino, la terra rossa della Giordania, il cielo blu della California, la mia borsa di Chanel o più semplicemente il fiore che ho trovato nel deserto. La bellezza è in ogni angolo, basta solo saper guardare.

di Martina Cotena, all rights reserved

The spiral D: le geometrie di Diana De Lorenzi ultima modifica: 2017-05-16T07:09:03+00:00 da Martina Cotena
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A proposito dell'autore

Martina a 7 anni voleva fare la pittrice, poi il padre le ha chiesto se voleva morire come Van Gogh: povera e con un orecchio mozzato (sì, esattamente con queste parole…) e così ha deciso che avrebbe optato per la sua seconda passione: Gira la moda... così, adesso fa la stilista. Le piace: Paolo Conti, la punteggiatura e il punto e virgola (che nessuno sa mai come usare), la mozzarella di bufala, Dior e Valentino, cambiare colore ai capelli, Baricco, l’odore della pittura ad olio, il mare d’inverno, il pistacchio di bronte, il violoncello, i classici Disney, i tatuaggi. Non le piace: avere un agenda, i bigotti, il caffè dolce, l’ipocrisia, sudare, la gente spocchiosa, le zanzare, Desigual, i peperoni, le mani non curate, quando le si ricorda che a 28 anni ancora non ha la patente, la puzza della metro, i film horror, chi parla male delle persone tatuate.

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