Speciale San Valentino – Mancanze epidermiche al tempo degli smartphone.

di Martina Cotena

Speciale San Valentino – Mancanze epidermiche al tempo degli smartphone.

di Martina Cotena

Speciale San Valentino – Mancanze epidermiche al tempo degli smartphone.

di Martina Cotena
5 minuti di lettura

Ormai internet fornisce di tutto, a portata di touch qualunque bene di consumo, di qualunque tipologia esso sia, è adesso raggiungibile e acquistabile. Gli smartphone sono la nostra “vera” finestra sul mondo, la finestra che ci permette di cercare, trovare e acquisire le nostre necessità, che poi questo comporti una qualche soddisfazione è un fattore variabile e soggettivo.

Per adesso possiamo affermare che siamo agli sgoccioli della festa più problematica dell’anno, perché che siate single o in coppia, non c’è modo che riusciate a salvarvi dalle eccessive aspettative, e alla conseguente e molto probabile delusione, che San Valentino porta con sé.

Nelle coppie le variabili sono infinite: c’è chi vuole festeggiare e chi non vuole, chi pensa sia una festa stupida e chi l’adora, chi vorrebbe un festeggiamento in grande e chi vorrebbe rinchiudersi in casa e vegetare nel letto, chi ha troppa inventiva e marcisce nel dubbio e chi non riuscendo ad avere neanche un idea entra in sessioni intensive di crisi di panico.

Per i single la variabile è unica: decidere se ignorarla o trovare un appuntamento al volo.

Ma abbiate fede lettori: il nostro smartphone non ci delude mai, lasciate stare vecchie perle stantie come quelle di Chamfort che diceva che “L’amore, così come è oggi, non è altro che lo scambio di due fantasie e il contatto di due epidermidi”, qui il contatto visivo o di epidermidi non è contemplato, qui l’unico contatto è quello che ci si scambia tra social.

Meetic? Tinder? Ok Cupid? Lasciate perdere queste piattaforme obsolete, ormai la selezione può essere sempre più precisa, quindi passiamo direttamente all’acquisto. Entriamo nel supermarket degli appuntamenti, pochi passi per registrarsi e poi con l’app di AdottaUnRagazzo basta inserire le caratteristiche del prodotto cercato: biondo? Hipster? Tatuato? Muscoloso? Selezionate lo scaffale e la marca che preferite, mettete nel carrello e il gioco è fatto; è la donna, acquirente indefessa e scrupolosa, che detiene il potere di acquisto.

Troppo indecise per una selezione cosi mirata? Magari non siete cosi pretenziose e vi basta che abbia gli stessi gusti musicali? allora potete affidarvi all’app di Tastebuds.. oppure siete dichiaratamente eccessivamente e ostentatamente pretenziose? Optate per Luxy, dove rientrano solo soggetti forniti di pedegree: milionari, celebrities, modelle e CEO.

Semplicemente siete in viaggio importunati dalla vecchina che attacca bottone e vi racconta la storia della sua vita? Allora fate un “salto” in Cityglance per vedere chi viaggia sulla vostra tratta e vedere se potete avere compagnia per un caffè sulla carrozza 5; oppure annoiati a morte in mezzo alla strada in attesa di un amico con 45 minuti di ritardo? Con la funzione “Shake to chat” di Skout potete fare due chiacchiere con qualcuno a caso per ammazzare il tempo e sperare che sia il principe azzurro o la principessa rinchiusa in una torre in vostra attesa.

Già, perché ormai “fa brutto” scendere al locale sotto casa e conoscere realmente qualcuno, fa strano guardarsi prima negli occhi senza aver prima studiato tutte le foto del profilo ed è decisamente “inquietante” ascoltare un pensiero invece che leggerlo su Twitter. È diventato imbarazzante fermare qualcuno per fare conoscenza, è meglio operarsi in una ricerca infinita tramite Foursquare e capire chi era il ragazzo/la ragazza al bancone che ha ordinato la birra prima di noi. È meglio filtrare qualunque tipo d’interazione attraverso uno schermo 12x7cm e poi, con calma, vedere se vale la pena affrontare chi c’è dall’altro lato… “Perchè chi può credere che esiste un uomo in grado di sedersi accanto a una donna che non conosce e seriamente interessarsi a che è, a cosa fa, senza nessuno secondo fine?” .. “io non riesco nemmeno ad immaginarmi com’è…”

Come scrive la Mazzantini “l’intimità è un territorio difficile” e nessuno ha paura di bruciarsi, semplicemente si è entrati nel bizzarro schema mentale che uno schermo possa difenderci da qualunque tipo di sofferenza, come se davvero un vetro potesse proteggerci.. voglio dire sapete quanti schermi vengono sostituiti ogni anno per scheggiature o vere e proprie esplosioni a raggiera che a malapena ti permettono di leggere l’ora? Pensate che non sia la stessa cosa? Basta un attimo di distrazione e un leggero contatto nel punto sbagliato crea un frantumarsi che lascia il segno, un vetro non è abbastanza robusto da sopportare l’impatto, cosi come non lo è un cuore.

Il freak-thought sanvalentiniano è una citazione del film La verità è che non gli piaci abbastanza (un film istruttivo mi azzarderei a dire), perché nonostante tutto la nostra speranza è che riusciate a passare uno splendido San Valentino in presenza, una “presenza epidermica”, di qualcuno a cui tenete veramente (amico o fidancè che sia) senza troppi se e troppi ma, essendo semplicemente felici:

Mentre cresciamo ci insegnano tante cose. Se un ragazzo ti dà un pugno gli piaci. Non tagliarti i capelli da sola. Un bel giorno incontrerai un uomo meraviglioso, e anche per te ci sarà il lieto fine. Ogni film che vediamo, ogni storia che ci viene raccontata, ci scongiura di aspettare questo: la svolta del terzo atto. La dichiarazione d’amore inaspettata. L’eccezione che conferma la regola. Ma a volte siamo talmente concentrate sulla ricerca del lieto fine che non riusciamo ad interpretare i segnali, a riconoscere chi ci vuole da chi non ci vuole, chi resterà da chi andrà via. E forse nel lieto fine non è compreso un uomo meraviglioso, forse sei tu, da sola, a rimettere insieme i pezzi e a ricominciare, per liberarti nell’attesa che arrivi qualcosa di meglio in futuro. Forse il lieto fine è solo andare avanti. O forse il lieto fine è questo: sapere che nonostante le telefonate non ricevute e il cuore infranto, nonostante tutte le figuracce e i segnali male interpretati, nonostante i pianti e gli imbarazzi non hai mai e poi mai perso la speranza.”

di Martina Cotena

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