Speciale Biennale di Venezia 2013

di Daniele Urciuolo

Speciale Biennale di Venezia 2013

di Daniele Urciuolo

Speciale Biennale di Venezia 2013

di Daniele Urciuolo
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Tutte le strade portano a Venezia. E anche i fiumi e i mari portano a Venezia, dato che stiamo parlando di una delle città più famose e romantiche d’Italia e del mondo, che si sviluppa sull’omonima laguna. Venezia può definirsi la mecca dell’arte contemporanea. O comunque uno dei luoghi di culto dell’arte. I residenti veneti, gli italiani tutti, i turisti curiosi e i critici provenienti da entrambi gli emisferi – il 1 giugno 2013 – hanno potuto assistere all’inaugurazione della 55esima edizione della Biennale di Venezia, sinonimo di una tra le più importanti e prestigiose rassegne internazionali d’arte contemporanea al mondo. Titolo di quest’anno: Il Palazzo Enciclopedico, in onore del “visionario” italiano Marino Auriti, che nel 1955 depositò all’ufficio brevetti statunitense il progetto di un Palazzo enciclopedico appunto, un museo immaginario che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere dell’umanità. L’impresa dell’italo-americano è rimasta naturalmente incompiuta ma l’idea di una coscienza universale e totalizzante ha permesso ai curatori e agli artisti che hanno avuto l’onore di esporre le loro opere di creare e sviluppare i Padiglioni della mostra, che sarà aperta al pubblico fino al 24 novembre 2013 e che contiene i lavori di circa 90 Paesi, compreso lo Stato del Vaticano. Tra i Padiglioni premiati ricordiamo quelli di Cipro e Lituania, che hanno ricevuto una menzione speciale, e quello dell’Angola che, a sorpresa, ha vinto il Leone d’oro come migliore Partecipazione nazionale.

Durante la cerimonia di premiazione, il Leone d’oro per il miglior artista della mostra il Palazzo Enciclopedico è stato assegnato a Tino Sehgal, e la motivazione si legge sul sito della Biennale: “per l’eccellenza e la portata innovativa del suo lavoro che apre i confini delle discipline artistiche”.

Tra i padiglioni più interessanti, c’è senza dubbio quello di Israele, occupato da Gilad Ratman con le sue gallerie sotterranee, simboli astratti di resistenza e movimento, temi legati alla cultura e al Paese dal quale proviene l’artista che ha voluto trasmettere il messaggio di nazione interconnesa.

Nel padiglione statunitense invece, Sarah Sze ha assemblato elementi eterocliti, raccolti qua e là a Venezia; la sua creazione rappresenta l’equilibrio estremamente fragile fra bellezza e natura.

Passiamo ora agli artisti un pò ribelli e anticonformisti, come il britannico Jeremy Deller, già vincitore del premio Turner, che a Venezia presenta foto e video di un’albanella reale. Uccello in via di estinzione. E fino a qui, tutto bene. Si racconta però che il principino Harry avrebbe ucciso un esemplare. L’artista allora ne fa un’icona: la vittima immolata al potere e alla ricchezza.

E infine non poteva mancare l’artista dissidente per eccellenza, di cui The Freak aveva già parlato (leggi qui l’articolo): Ai Weiwei, uno degli artisti più controversi, odiato dal regime cinese ma anche tanto amato dal resto del pianeta. Ebbene, Ai Weiwei – dopo aver ballato il Gangnam style di PSY – non poteva presentarsi fisicamente a Venezia, a causa del regime di libertà vigilata a cui è notoriamente sottoposto, ma ha mandato la madre Gao Ying, sua prima sostenitrice. Tra le opere degne di nota, ricordiamo “Bang”, la famosa installazione rappresentante una foresta in tensione composta da 886 sgabelli di legno aggrovigliati fra di loro, ma scalpore e curiosità ha destato S.A.C.R.E.D. (Supper, Accusers, Cleansing, Ritual, Entropy, Doubt) a Sant’Antonin. L’opera è composta da sei grandi scatole di metallo arrugginito chiuse, poste al centro della navata della chiesa veneziana del VII secolo, con dentro sei diorami perfetti, raffiguranti sei momenti di vita quotidiana della prigionia di Ai Weiwei, tra i quali la doccia, l’interrogatorio, la cena, gli spostamenti, il sonno, con all’interno le statue di Ai Weiwei e le due guardie immobili ma sempre presenti. Ai Weiwei ha voluto narrare il suo senso di claustrofobia, il suo disagio, ma soprattutto l’umiliazione vissuta negli 81 giorni di detenzione per presunta evasione fiscale ai danni del governo cinese, per aver vissuto sotto una angosciante sorveglianza anche nei momenti più intimi o durante le poche ore di riposo a lui concesse.

 

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