SOBRERO, UNA PICCOLA GRANDE STORIA NEL CUORE DEL PIEMONTE- LE RADICI PARTE 1/2

di Fabrizio Spaolonzi

SOBRERO, UNA PICCOLA GRANDE STORIA NEL CUORE DEL PIEMONTE- LE RADICI PARTE 1/2

di Fabrizio Spaolonzi

SOBRERO, UNA PICCOLA GRANDE STORIA NEL CUORE DEL PIEMONTE- LE RADICI PARTE 1/2

di Fabrizio Spaolonzi
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Cosa mettere quest’anno nella calza? Per avere un’idea in più per l’Epifania, sono andato a trovare la Cantina Sobrero a Castiglione Falletto, uno dei centri nevralgici della Langa, in Piemonte. Qui, oltre ad aver ricevuto un’infinità di spunti “per la Befana”, ho ritrovato Carlo, conosciuto anni fa, ed ora anima giovane e pulsante di questa interessante Cantina, nonché eccellente animatore per questa rubrica, con il suo stile in perfetta armonia TheFreak!

Chi è Carlo Sobrero e cosa ci riservano le loro bottiglie, uve, idee e tradizioni per quest’anno e per il futuro? Ecco cosa mi ha raccontato…

Carlo Sobrero, 24 anni, nato e cresciuto a Castiglione Falletto, segni particolari? Capelli lunghi (molto lunghi), baffi. Questi, nel corso del tempo, hanno portato ad avere diversi soprannomi tra i quali: D’Artagnan, nomi di Rock stars più o meno famose, porno divi anni 70 – 80, hippy vari e altri cappelloni più o meno famosi della storia.

Titoli di studio:  Abilitazione per il passaggio dalla scuola materna alla scuola primaria (fondamentale!), licenza di 5° elementare, licenza media, diploma da geometra (studi fatti perché mi piaceva disegnare ma l’artistico non mi garbava), laurea in Giurisprudenza – o meglio, per non appropriami di titoli che non ho (sport che lascio volentieri ai nuovi Ministri delle Repubblica!) – laureando in Scienze Giuridiche, prossimo alla laurea.

Professione: Dopo varie esperienze in aziende private, principalmente Banche e soprattutto BCC (Carlo ha una leggera passione per loro, tanto da farci la tesi), attualmente lavora a tempo pieno nell’Azienda di Famiglia: la Cantina Sobrero Vini di Castiglione Falletto. La mansione da lui ricoperta è quella di: “Carlo Ven sì!”, espressione piemontese che può essere tradotta in “Carlo vieni qui!”. Questa professione consiste in: Carlo vai a fare le degustazioni agli enoturisti, Carlo fai da interprete (oralmente solo in inglese… tra l’altro un pessimo inglese… ma comunque il migliore della famiglia Sobrero! Mentre sulla scrittura grazie all’aiuto di Google translate ci si può cimentare in diverse lingue, spingendosi anche sul cirillico!), Carlo vai a raccogliere l’uva, Carlo passami il martello e la chiave inglese, Carlo vai al sindacato, Carlo vai in Comune, Carlo manda e rispondi alle mail, Carlo fai le fatture, Carlo passa lo straccio in negozio, Carlo vai a imbottigliare, Carlo prendi il furgone e vai a consegnare. Praticamente Carlo fa un po’ di tutto, quello di cui c’è bisogno, e lo fa sin dalla tenera età, alla faccia dello sfruttamento minorile…però questo non diciamolo all’ispettorato del lavoro!

sobrero

E dopo questa spassosa carrellata, con Carlo – che ora conosciamo – entriamo più nel dettaglio ed iniziamo con un po’ di storia, dell’azienda, della famiglia, dei vini e delle terre..iniziamo dalla storia “reale”, perché ho visto che ce n’è un’altra..

 

Storia e famiglia sono due cose che si possono fondere in questo caso, in quanto la Sobrero Vini è un’azienda famigliare, e dunque la storia della azienda è la storia delle famiglia Sobrero e viceversa.

 

I Sobrero sono una delle storiche famiglie di Castiglione Falletto – quando dico storiche intendo famiglie da secoli residenti in questo comune, non di origine nobile – la cui storia risale al 1863 con la nascita del mio bisnonno Sobrero Giovanni Battista (sono riuscito ad arrivare solo fino a lì nella genealogia in quanto più indietro non ci sono gli archivi…dovrei chiedere di consultare quelli della parrocchia, ma non ho mai tempo!).

 

Giovanni Battista era un semplice contadino che aveva un piccolo vigneto non lontano dalla mia casa (è un vigneto Cru che si chiama Pernnanno, ancora oggi di nostra proprietà), dal quale ricavava e vendeva le uve (quindi non vinificava). Ebbe un solo figlio maschio, mio nonno Francesco, che invece di figli ne ha avuti 9 (quindi possiamo dire che visto che mio padre ha avuto solo due figli e che i Sobrero alternano generazioni molto prolifiche a generazioni di padri attempati con pochi figli…bhè direi che a me tocca fare la squadra di calcio!).

 

Fino alla seconda guerra mondiale non si vinificava (si combatteva!), ma noi facciamo partire convenzionalmente la cantina nel 1940, anno in cui mio nonno acquistò la cascina del “Ciabot Tanasio” (dove ancora oggi hanno sede i locali della vinificazione). NDR, il Ciabòt è un piccolo fabbricato caratteristico dei vigneti piemontesi che nasce da un insieme di necessità legate al lavoro della viticoltura.

 

E da lì arriviamo quindi a mio Padre, Pier Franco, il più giovane dei figli di mio nonno (io invece sono il più giovane dei suoi nipoti) che, nato nel 1960, ha iniziato a lavorare prestissimo quando, insieme a uno dei suoi fratelli, Settimo (si chiama Settimo perché è il settimo dei nove figli.. mia nonna aveva finito i nomi!), prende in mano le redini dell’azienda. Con mio padre e mio zio assistiamo al vero e proprio sviluppo dell’azienda: l’acquisto di nuovi vigneti, la costruzione della cantina, la quasi totale vinificazione in bottiglia (un tempo si faceva quasi tutto vino da pasto in damigiana).

Infine, dall’inizio degli anni 2000 è entrato in azienda come enotecnico mio cugino Flavio (figlio di Settimo, classe 1982) che ha preso in mano il settore della vinificazione, con conseguente innalzamento della qualità dei nostri vini e spinta verso le esportazioni estere. 

Ma quell’altra storia dello spagnolo che c’è sul sito al grappolo 1525?

 

Ho inventato una storia per i turisti (con tanto di abiti cuciti da una sartoria teatrale!).. La storia narra le avventure di un archibugiere spagnolo che dopo aver combattuto nelle Campagne d’Italia, di ritorno verso la Spagna, s’innamora delle colline di Langa, delle curve di qualche contadina e del vino naturalmente … e quindi mette su radici e prole….

Ma ora raccontami delle tue terre, la mia amata Langa..

 

Noi coltiviamo direttamente i vigneti con cui produciamo i nostri vini, circa 20 ettari, principalmente situati nel comune di Castiglione Falletto che, insieme al comune di Barolo, rappresenta il cuore della zona di produzione del vino Barolo. Sono principalmente vigneti di Nebbiolo atti alla produzione di Barolo, ma anche vigneti di Barbera, Dolcetto e Chardonnay. Inoltre abbiamo anche una cascina a San Marzano Oliveto in provincia di Asti dove coltiviamo i Moscati e gli Chardonnay (con questi ultimi dal 2019 produrremo lo spumante Alta Langa D.O.C.G.). Infine dal 2013 abbiamo attivato una collaborazione con una cantina della zona di Barbaresco per avere anche in catalogo il vino Barbaresco e un Langhe Nebbiolo prodotto con uve di quelle terre. In futuro ci piacerebbe coltivare direttamente dei terreni e costruire una cantina in quella zona, però questo ad oggi rimane solo un sogno. 

Abbiamo vigneti in ben 5 MENZIONI GEOGRAFICHE AGGIUNTIVE (sarebbero i vigneti cru/terroire per produrre il vino Barolo) tutti situati nel comune di Castiglione Falletto: Pernanno (il Cru con cui maggiormente ci identifichiamo, anche perché ne abbiamo una grossa porzione di proprietà), Villero, Valentino o Valentin, Piantà e Parussi, cui si aggiungono tre diverse cascine a Castiglione Falletto, il cui colore per contraddistinguerle è il rosso, con tanto di scritte Sobrero a caratteri cubitali sui muri!

 

sobrero

 

Carlo, tu qui ci vivi, e ci sei cresciuto. Tra questi colori, profumi, sapori.. e tra un ven sì e l’altro. Quindi, ora che stiamo parlando della tua Famiglia, e di te, ti chiedo, qual è il tuo primo ricordo legato al (vostro) vino?

 

Bhè questa è una domanda difficile… Vorrei dirti che il primo vino che ho assaggiato nella mia vita fu il Moscato, intorno ai 5 anni, ma mi sembra diseducativo per l’infanzia! Quindi ti voglio dare questa risposta…

Da appassionato cinefilo, uno dei miei film preferiti è “Via col vento” di Victor Fleming. Molte delle battute di questo film sono dei veri mantra per la mia vita. E per rispondere alla tua domanda userò proprio una battuta famosa del film. È una battuta fra Mr O’Hara, il padre della protagonista (Rossella), e la stessa Rossella:

 
Mr. O’Hara: Oseresti dire, Miss Rossella O’Hara, che la terra non conta nulla per te?

Ma se è la sola cosa per cui valga la pena di lavorare, di lottare, di morire!

Perché è la sola cosa che duri.

Rossella O’Hara: Uff, parli come un irlandese. 

Mr. O’Hara: E sono molto fiero di esserlo.

E non dimenticare, Rossella, che per metà lo sei anche tu.

E chiunque abbia una goccia di sangue irlandese ama la terra come la propria madre.

Ma per ora sei troppo giovane.

L’amore per la terra ti verrà col tempo: è fatale quando si è nati irlandesi.

 

Trovo che siano dei versi bellissimi, che parlano di quanto può essere forte il legame che può nascere fra una persona e la sua terra, soprattutto se questa persona è un contadino.

 

Tornando alla mia esperienza da bambino il ricordo che ho con la terra e i vigneti è un ricordo di profonda gelosia, forse addirittura invidia…si, perché vedevo quanta passione e dedizione (oserei dire amore) mio padre ci metteva (e ci mette) nella coltivazione delle sue vigne, dalla barbatella o dal giovane tralcio fino alla zappatura delle viti ormai con diversi decenni alla spalle. Ed io ero geloso delle viti, perché loro occupavano la maggior parte del suo tempo e delle sue attenzioni – mio padre ha sempre lavorato e lavora in tutti e tre i settori: quello primario (contadino), secondario (vinificatore) e terziario (commerciante di vini) – e a me sembrava che non avesse mai tempo per me. Insomma, io le odiavo queste vigne! E anche da ragazzo (intendo da pischello adolescente) non pensavo assolutamente che il mio futuro sarebbe stato lì, volevo scappare (bhè non ero poi così speciale: tutti gli adolescenti vogliono scappare di casa!), e ancora oggi a volte parlando di dove vengo, dico:

– vengo da Castiglione Falletto: la morte sociale!

– vengo da Castiglione Falletto o meglio Castiglione Fallito

– vengo da Castiglione Falletto: una castello, tre case e 21 cantine

 

Samll town on the hill with green vineyards under blue sky with white clouds in Piedmont, Northern Italy.

….. ma è proprio qui la verità che dice Mr. O’Hara, “per ora sei troppo giovane”. E credo che chi è nato e vissuto in città non possa capire fino in fondo cosa voglia dire essere legati alla propria terra: è qualcosa che ti cresce dentro, piano piano, non te ne accorgi (anzi a volte addirittura lo respingi), ma a un certo punto esplode, rigoglioso e non ci puoi fare nulla: tu appartieni al quel posto, quella terra è casa tua e tu non puoi fare altro che amarla! Ed io personalmente credo che questa cosa sia ora accaduta in me, ed è qui quindi che immagino il mio futuro, tanto che a volte, quando non mi vede nessuno, salgo sul punto più alto della nostra proprietà, prendo in mano una zolla di terra e guardando la valle, la mia valle, ricoperta da una distesa a perdita d’occhio di vigneti, dico fra me e me: questa è la mia Terra: la terra di mio padre e del padre di suo padre, e sarà la terra dei miei figli e dei figli dei figli dei miei figli! C’è qualcosa di più bello e di più forte? Ed in questa passione intrinseca c’è anche il mio personale giudizio nei confronti di coloro che per qualche milione vendono le proprie terre agli speculatori (fatto che negli ultimi tempi ha fatto molto discutere in Langa, e non solo). A me fa male, perché oltre a creare una bolla sui prezzi dei terreni – cosa che impedisce alle piccole aziende di crescere – vendere la propria storia, la propria casa e i sacrifici di intere generazioni è una cosa che non condivido; non si possono barattare le proprie radici con il denaro, ed allo stesso tempo col denaro non puoi comprarti il legame con la terra! E poi se vogliamo essere molto pragmatici, come diceva la buon anima di mio nonno: “Matot: guarda che si vende una volta sola…. e in niente si passa dall’essere padroni a tira piedi!”

 

Grazie Carlo, per il tuo racconto, per l’enfasi, per la passione di questa storia divi(g)na che è la vostra Cantina, e la tua vita. In questa parte di intervista ci hai aperto il tuo cuore e ci hai portato a conoscere la tua famiglia, le origini e le radici dell’azienda e di queste terre. Ma è ora di aprire un’altra porta, quella della sala degustazione (voi avete una sala aperta H24 vero? Questa è una cosa straordinaria!)..da lì mi parlerai delle vostre bottiglie, del vino e del futuro della vostra Cantina. Lasciamo quindi decantare i nostri lettori dopo questo fiume di pensieri che ci hai regalato, e ci rileggiamo per la seconda parte di “Sobrero, una piccola grande storia nel cuore del Piemonte”.

di Fabrizio Spaolonzi, all rights reserved

 

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