Like
Like Love Haha Wow Sad Angry

SETAK al Margutta Jazz Festival, 20/03/2017

Sono di nuovo in Via Margutta. Non mi era mai capitato di passare così tanto tempo in questo piccolo angolo del centro di Roma. La serata è meno deserta di quella di febbraio. L’aria e l’atmosfera sono quasi primaverili, e il centro non è un totale deserto. Qualche turista qua e là, gente che rincorre gli autobus, che si affretta per andare chissà dove. L’aria è più frizzantina, ma via Margutta mantiene il suo status di oasi di pace in un centro romano che sta per svegliarsi dal letargo  invernale. Sì, sì, lo so, era già successo l’altra volta che mi perdessi a parlare della bellezza di questo angolo di quiete. Ma come ricorderete, il motivo per cui mi trovo qui è il Margutta Jazz Festival, una rassegna jazz organizzata dal Margutta, ristorante situato, manco a dirlo, nella via da cui prende il nome. Questa sera è la volta dell’esibizione di Nicola Pomponi, in arte Setak, un cantautore abruzzese trapiantato a Roma.

Setak

Mi siedo al tavolo. L’atmosfera è quella di sempre: luci soffuse, locale intimo, caldo, accogliente.  Mi portano da bere nell’attesa che cominci il concerto. Setak non sarà da solo sul palco: vedo una batteria, un basso, un pianoforte. Una formazione al completo. I protagonisti della serata non tardano ad arrivare. A presentarli è Max de Tomassi, storico presentatore della trasmissione Brasil di Rai Radio Uno, che farà da mediatore e presentatore dell’intera serata. Salgono allora sul piccolo palco i musicisti: Nazareno Pomponi alle tastiere, Matteo di Francesco alla batteria, Paolo Grillo al basso, e ovviamente lui, Setak alle chitarre e alla voce. Fin dal primo pezzo si capisce che la serata non avrà niente a che vedere con il jazz. O almeno non con ciò che si intende nella sua accezione ristretta (che poi, cos’è il jazz, nemmeno tra i jazzisti v’è una risposta univoca… certo, non si prenda questa considerazione come una giustificazione per chiamare jazz qualsivoglia genere musicale, eh!). Nonostante ciò si capisce fin dall’inizio che sarà una gran serata. Il repertorio di Setak è fatto di cover e brani inediti tutti accomunati da una spiccatissima venatura country pop americana. Il primo pensiero va subito al Boss, a Springsteen. Alcuni pezzi tra il blues e il pop, il timbro vocale, il sound e il tocco sulla chitarra elettrica mi fanno pensare invece a John Mayer. Con un pizzico di sonorità d’oltremanica (che non guasta mai) dato dalle palesi influenze beatlesiane. Ecco, Setak risulta una fusione e un’interiorizzazione perfetta tra Springsteen, Mayer e i Beatles. L’influenza dei Beatles è esternata palesemente dallo stesso cantautore, che ci ripropone un paio di cover del quartetto di Liverpool in pieno stile Setak e una sentitissima My sweet lord di  George /Harrison. L’atmosfera si accende e si surriscalda. Non è più il locale silenzioso ed intimo che avevamo conosciuto a Febbraio: è un caldissimo saloon che ospita un country-party americano. Tra le cover spicca in quanto a curiositas, e non perché più bella o più sentite di altre, Time of your life dei Greenday. Curiosa perché solitamente questo pezzo viene escluso dalle scalette dei concerti dopo i quindici, forse sedici anni. Ancora più curiosa se, come me, aveste potuto sentire l’arrangiamento di Setak e banda: tutto un altro pezzo, tutta un’altra storia, con la solita venatura alla Springsteen. Bellissimo. Prima della pausa nella quale Max de Tomassi intervisterà Setak, la formazione ci offre all’ascolto un brano inedito, Sofia, completamente in inglese. Durante l’intervista viene chiesto allora a Nicola se abbia mai pensato di scrivere in italiano. Lui si confessa, con poche parole (mi sembra che non ami molto parlare), dicendo che da un anno a questa parte ci sta provando.. Poi chiosa perentorio: «quando ci provo mi vergogno un botto». Non ama parlare e non ama parlare di sé. Gli si chiede cosa possano avere in comune la musica e il tennis (Nicola è un istruttore di tennis) e lui risponde sornione: «solo le corde.. che si rompono».

Pochissime parole. Setak preferisce suonare. E allora il concerto riprende, più carichi di prima. La formazione è perfetta: tutto l’ensemble suona in modo pulito, chiaro, efficace. Suonano tutti insieme, senza strafare. Un piacere per le orecchie. Ci stiamo divertendo, tutti quanti, tutti insieme. L’ensemble continua ad essere un unicum anche quando viene chiamato come ospite sul palco un elemento estraneo alla formazione: Romain Pinsolle, da Lione. Un bluesman francese, chitarrista e cantante, che duetta con il cantautore abruzzese in un blues cattivissimo. Il risultato è, come in tutti i brani della serata, dei migliori. Ed è qui che la stranezza di un incontro si trasforma subito in un qualcosa di eccezionale (e non solo sul piano musicale):  un abruzzese che invita un artista francese ad esibirsi in un locale a Roma, per suonare musica americana. No, non è una barzelletta. Magia della Musica. Alla faccia dei Trump. Alla faccia dei muri. Alla faccia dei confini.

di Leonardo Gallato, all rights reserved

SETAK, IL BOSS D’ABRUZZO ultima modifica: 2017-03-22T14:07:05+00:00 da Leonardo Gallato
Like
Like Love Haha Wow Sad Angry

Utilizziamo cookie analitici e di profilazione di terze parti per migliorare la tua esperienza di utilizzo. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi