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di  Francesco Barone

Ponendo come principio fondamentale il personale disaccordo alla pena reclusiva per la “cattiva informazione”, so che molti giornalisti hanno il “vizietto” di accentuare notizie o scrivere qualche piccola bugia solo per fare “audience”. La stampa può distruggere vite senza grosse difficoltà: il dogwatching è un po’ esasperato e, purtroppo, funzionale solo alla concorrenza. Si esagera per vendere di più.

La vicenda giuridica del Direttore del Giornale comincia nel momento in cui, leggendo gli atti processuali, si capisce che dietro Dreyfuss (lo pseudonimo che firma l’articolo incriminato e che è stato dichiarato “collettivo” da Sallusti) si nasconde Renato Farina, un ex giornalista al servizio dei servizi segreti italiani.

Nell’articolo contestato vi è una folle accusa ad un magistrato.

Possiamo considerare libera espressione additare un giudice ed essere favorevole alla pena di morte, ma soltanto se i reati imputati al soggetto risultino comprovati. Invece il magistrato in questione è stato vittima di diffamazione pubblica a mezzo di un quotidiano nazionale e nonostante il giudice avesse dato mandato di scrivere una rettifica, il Giornale non pubblica nulla sebbene scrivere la verità sia un dovere professionale e morale. Oggi abbiamo assistito all’ennesima spettacolarizzazione della violazione della legge da parte di Sallusti che è tecnicamente evaso dagli arresti domiciliari proiettandosi verso un processo per direttissima e rischiando una pena che va da uno a tre anni di reclusione.

Ergere Sallusti a martire giornalistico, a parer mio, è esagerato ed anche un po’ forzato quindi “Non siamo tutti Sallusti”, e abbiamo capito che non basta un codice etico a regolamentare degli strumenti informativi come i media, con un grandissimo potere nelle mani. Personalmente non credo si possa rovinare la vita di un professionista con una menzogna.

I greci ci insegnano che nel momento in cui non ci sono buoni governatori, servono buone leggi. Obbligo di smentita, multe salate e sospensione. L’Italia ha bisogno di verità ora come non mai. La giustizia deve fare il suo mestiere. Il leitmotiv di una civilizzazione rispettosa è per tutti i settori il medesimo: la correttezza; esigerla è un nostro dovere. Troppe volte, soprattutto ad opera dei nostri ultimi governi, abbiamo visto delegittimato il ruolo delle regole, anche deontologiche. Riconosciamo le strumentalizzazioni e ricerchiamo il “vero” gratificando lo sforzo dei nostri padri che attraverso la lotta per la libertà ci hanno lasciato il dono che forse giustifica l’intera esistenza degli esseri umani. L’unica limitazione alla libertà d’espressione deve essere la veridicità di ciò che si scrive. Il codice deontologico va applicato ad ogni articolo.

No al carcere per Sallusti, ma no anche alla mancanza di legalità e di giudizio professionale.

Se la libertà d’espressione è un diritto, lo è anche la tutela della propria reputazione ed onorabilità ultima modifica: 2012-12-01T18:27:46+00:00 da Francesco Barone
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