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Esiste un’arte che si fa beffe delle tarantelle politiche in corso a Roma nel tentativo di formare un nuovo Governo. Esiste un’arte che non è più nettare e ambrosia dell’anima di chi l’ammira, ma è “arte che disturba il comodo e che conforta il disturbato”, citando l’innominato artista corsaro che ama farsi gioco del sistema e dello status-quo, Bansky.

Andiamo per ordine.

23 marzo 2018: inizio del valzer che porterà all’elezione dei Presidenti di Camera e Senato. L’Italia populista sembra fare squadra, nonostante gli anni di reciproci improperi, tra residui di sovversione e anticonformismo: per quel millantato “bene del Paese” si è disposti anche a governare insieme, riportando forse alla mente dei più acuti, o semplicemente più disillusi, vecchie alleanze di vecchie Repubbliche. “Per amore del popolo” si è disposti a sigillare alleanze inaspettate e imprevedibili. Tempismo perfetto quello di Tvboy, street artist di origine parlermitana e barcellonese di adozione, che nel suo murales Amor Populi, apparso in Via del Collegio Capranica, a due passi da Montecitorio, suggella questa alleanza rappresentando Matteo Salvini, leader della Lega, e Luigi Di Maio, leader del M5S, che si baciano come spregiudicatamente si baciarono Erich Honecker e Leonid Brezhnev- all’epoca rispettivamente presidente dell’Unione Sovietica e della Germania dell’Est- durante i festeggiamenti del 30esimo anniversario della Repubblica democratica tedesca della Germania Est nel 1979. Il loro scandaloso bacio fu immortalato da Regis Bossu con una foto iconica, che l’artista russo Dmitrij Vrubel trasformò, nel 1989, in un graffito dipinto su un frammento del muro di Berlino. Una didascalia sormontava il doppio ritratto: “Signore! Aiutami a sopravvivere a questo amore mortale”.  Altro riferimento iconografico è il famoso “Kissing Cooper” che rappresenta il bacio tra due poliziotti, firmato da Bansky, in origine realizzato su un muro accanto al pub Prince of Albert di Brighton, poi staccato, trasferito su tela e venduto a cifre stellari.

 In Amor Populi è evidente la critica all’anima populista dei due personaggi rappresentati: anima che si concretizza in un linguaggio sofista, a volte eristico, in campagne dal forte e seducente impatto mediatico e nel nemico comune individuato nella classe dirigente o, per meglio dire, nell’inflazionato termine “establishment”.

Stesso giorno, altro quartiere di Roma (Trastevere), altro murales firmato Tvboy. Questa volta la protagonista è una Giorgia Meloni che, “folgorata sulla via di Damasco”, come spiega l’artista, “si pente e decide di dedicarsi al volontariato per #proactivaopenarms e #savethechildren e di dedicarsi come volontaria ad aiutare i bambini rifugiati”. In quest’immagine, quasi romantica e idilliaca, la leader di “Fratelli d’Italia”, che da sempre condivide con Matteo Salvini posizioni molto severe nei confronti dei migranti, diventa membro di una ONG e stringe a sé un piccolo profugo dalla pelle scura.  In Vicolo Savelli, lo stesso giorno, è stato trovato un altro murales raffigurante Francesco Totti vestito da San Francesco. Sulla sua pagina Facebook, Tvboy, commenta: «Dopo la santificazione di Messi per mantenere la par condicio in occasione della prossima partita di Champions Barça-Roma ecco anche la santificazione di una leggenda del calcio Francesco Totti per l’occasione diventato San Francesco da Roma…».

13 aprile, secondo giorno di Consultazioni bis, in via De’ Lucchesi, vicino al Quirinale, spunta un altro murales, questa volta firmato “Sirante”. Quest’ultimo, ispirandosi chiaramente al celebre quadro del Caravaggio “I Bari”, rappresenta Matteo Salvini e Silvio Berlusconi che “barano” giocando a carte con Luigi Di Maio.

Sirante stesso descrive la sua opera così: “Sirante prende spunto da una celebre opera del suo maestro. Il quadro rappresenta la truffa. Un anziano “ingenuo” sta giocando a carte con un suo oppositore il quale in complotto con il suo avversario trucca il gioco della politica. Questa scena così teatrale, descrittiva e realistica contiene un monito morale, una condanna del malcostume, in particolare delle strategie dei politici.

Di queste opere pungenti, “disturbanti”, satiriche non è rimasta traccia. I tre lavori di Tvboy e l’opera di Sirante, condivisi immediatamente in rete con l’entusiasmo che si riserva all’ironia giusta, pungente, colta e pertinente, sono stati rimossi alla velocità della luce, con una rapidità e solerzia inusuali per gli operatori di AMA, la società partecipata del comune di Roma responsabile dei rifiuti, quotidianamente sotto accusa per l’inefficienza del lavoro svolto nella Capitale.

Cancellare queste opere però è sembrata essere priorità inderogabile: innegabile l’illegalità dei murales realizzati su muri pubblici, innegabili però anche la loro qualità e importanza dal punto di vista artistico.
Quale deve o dovrebbe essere allora il modus operandi dell’amministrazione capitolina? Cancellare tutto ciò che “deturpa” i muri romani? Cancellare le espressioni artistiche solo quando riguardano aspetti rilevanti e sull’onda del ciclone del panorama politico nazionale? E cosa fare delle innumerevoli scritte, alcune anche dal contenuto osceno, che campeggiano su ponti, palazzi, monumenti? Perché queste non vengono rimosse con la stessa efficienza? Perché a Tor Bella Monaca, dopo cinque anni dalla sua realizzazione, nessuno ha mai rimosso la gigantografia di Serefino Cordaro, membro del clan Cordaro, clan egemone in questa zona della periferia romana? Domande sicuramente retoriche, domande che tendono però ad una questione più generale e forse più paradossale: la cancellazione di queste opere d’arte può essere considerata censura o comunque lesiva della libertà di espressione?

Recentemente in Inghilterra, patria di Bansky, lo street writer per antonomasia, precisamente a Londra, è apparso un murales indiscreto tanto quanto quelli romani: rappresenta Theresa May, Primo Ministro inglese, che balla con Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America, sopra di loro una gigantesca didascalia: “Lie lie land”; non è stato né coperto né rimosso. Perché? La risposta è semplice. In Inghilterra si è arrivati a capire che questi “atti vandalici” si trasformano in messaggi sociali, dissacranti e penetranti: ogni immagine evoca la lotta ai valori sbagliati della società occidentale. Il messaggio di questi artisti, unito al loro eccezionale talento, dà vita a un fenomeno moderno che si insinua nelle coscienze degli individui con lo scopo di smuoverle. L’unico destinatario è il grande pubblico, la massa, che si trova faccia a faccia con artisti portavoce di idee innovative e fuori dagli schemi.

 Attendiamo che tutto questo si comprenda anche nel Bel Paese, da sempre terreno fertile di arte con la “A” maiuscola, ma sicuramente non ancora pronto a confrontarsi con un’arte, che si accontenta di una “a” minuscola, ma che con consapevole poca umiltà non aspira solo a sorprendere, stupire ed emozionare.

 

di Ludovica Tripodi, all rights reserved

Scritta su tutti i muri: l’arte che disturba il comodo ultima modifica: 2018-05-02T07:26:36+00:00 da Ludovica Tripodi

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