SCOMPARE TABUCCHI, MAESTRO DI ETICA STORICA E SCRITTURA BATTENTE

di Lilith

SCOMPARE TABUCCHI, MAESTRO DI ETICA STORICA E SCRITTURA BATTENTE

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SCOMPARE TABUCCHI, MAESTRO DI ETICA STORICA E SCRITTURA BATTENTE

di Lilith
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Antonio Tabucchi se n’è andato. Malato da tempo, ma troppo presto, a 68 anni. Questa scomparsa precoce stringe in una fitta di amarezza chi lo aveva conosciuto come voce di coscienza civile; rammarica chi lo aveva amato come narratore di un realismo storico, pervaso di quel magico mistero di cui si tingono solo le migliori pagine ispano-americane.
Era nato a Pisa il 24 settembre 1943. In gioventù viaggiò in Europa sulle tracce di autori incontrati nella ricca biblioteca dello zio materno. Tornato da uno di questi viaggi, a Parigi, trovò su una bancarella nei pressi della Gare de Lyon, firmato con il nome di Alvaro de Campos, uno degli eteronimi del poeta portoghese Fernando Pessoa (1888-1935) il poema Tabacaria. Da qui ricavò l’intuizione di quello che fu per più vent’anni l’interesse principale della sua vita.
Recatosi infatti a Lisbona, sviluppò per la città del fado e per il Portogallo una vera passione. Finì così per laurearsi nel 1969 con Silvio Guarnieri e Luciana Stegagno Picchio con una tesi sul Surrealismo in Portogallo. Iniziò l’attività di scrittore nel 1975 con il romanzo Piazza d’Italia, cui fecero seguito varie raccolte di racconti (da citare, per il grande valore artistico, Il gioco del rovesciodel 1981 e Piccoli equivoci senza importanza del 1985); ma è con i romanzi brevi che Tabucchi ottenne successo e fama a livello internazionale.
In particolare, due, testimonianze dell’amore dell’autore per il Portogallo e Lisbona: il primo, Requiem nel ’92. Una domenica di luglio in una Lisbona deserta e torrida; un viaggio allucinato in cui si incontrano personaggi strampalati e fantasmi. Un libro in cui si mangia molto: minestre di fagioli, dolcetti a base di uova e mandorle, pancotto, riso cucinato con rana pescatrice, pomodoro e aglio, stufato di carne e interiora di agnello aromatizzati all’aceto. Il tema del cibo torna più volte nelle pagine di Tabucchi. E torna in Sostiene Pereira, 1994,che comincia anch’esso in una giornata d’estate, «una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava». Il dottor Pereira è un vecchio giornalista condannato a una faticosa dieta e al tavolo di una redazione giornalistica per la quale cura la pagina culturale, nell’anno 1938, mentre infuria la guerra di Spagna e l’Europa piomba nell’orrore del nazifascismo.
Sostiene Pereira è un libro straordinario, destinato a restare nel tempo, perché racconta magistralmente la presa di coscienza difficile e dolorosa, la sfida alla Storia consumata in un anno terribile, e resa più suggestiva e indimenticabile dalle atmosfere che sa creare «l’autore del verbale» che Pereira pronuncia di fronte a un imprecisato tribunale. Forse – come ha rilevato acutamente qualcuno – il tribunale della letteratura. C’è l’estate portoghese, c’è il mare, ci sono le voci che salgono dal porto e quelle che escono dai caffè, magari dal Café Orquídea, dove Pereira ordina la sua solita limonata piena di zucchero.
Ritroviamo quell’alone di segreto e i richiami civili e pungenti anche ne La testa perduta di Damasceno Monteiro del 1996 e soprattutto nel romanzo epistolare Si sta facendo sempre più tardi del 2001.

Nel 2003 appare in libreria Autobiografie altrui. Poetiche a posteriori, sette testi di poetica, per la maggior parte inediti o inediti in Italia, che illuminano un pensiero, una parola, una suggestione presente nei romanzi dello scrittore.

Ha collaborato con le redazioni culturali del «Corriere della Sera» e del «País» ed è stato professore ordinario presso l’Università di Siena. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo L’oca al passo (2006) e Il tempo invecchia in fretta (2009).

Schivo, ma generoso nei contenuti, non nascondeva la sua disillusione nei confronti del Paese natale. Ha vissuto la sua coscienza e maturità di vita nell’adeguata patria putativa. Lo salutiamo come Pereira saluta il suo giovane amico Monterio Rossi, brutalmente assassinato dalla polizia di Salazar.

[…]“ Gli chiuse gli occhi chiari spalancati e gli coprì il volto con l’asciugamano. Poi gli stese le gambe, per non lasciarlo così, rattrappito, gli distese le gambè così come devono essere distese le gambe di un morto. E pensò che doveva fare presto, molto presto, ormai non c’era più tanto tempo , sostiene Pereira”[…]

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