Scacco matto di Salvini

di Redazione The Freak

Scacco matto di Salvini

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Scacco matto di Salvini

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Una premessa è d’obbligo per chi scrive, quando si parla di temi – come quello che segue – che dividono in due l’opinione pubblica: dichiarare subito la propria idea. Ebbene: su migrazioni, migranti ed accoglienza io ascrivo me stesso nel novero della destra. E nemmeno “destra” così, tanto per dire. Io mi riferisco proprio a quella becera ed ignorante. Per cui: tutto ciò che leggerete, se ne avrete voglia, è indirizzato tenendo il timone a dritta. Lo dico e lo ammetto, perché franchezza e lealtà sono grandezze che alla lunga pagano.

       Ma il mio essere di destra, becero ed ignorante, non è tanto dovuto all’oggetto della contesa, ossia il “migrante” in sé; deriva, piuttosto, come reazione – come dire? – istintiva nei confronti di una parte di paese e di politica che si definisce buonista, migliorista e che s’è sobbarcata l’essere la Via, la Verità e la Vita. Storia e percorso di vita mi hanno insegnato che chi ostenta virtù spesso lo fa per occultare un animo rapace: perché – per scimmiottare Machiavelli – ci sono alcuni Principi dei nostri giorni che non predicano altro che pace e bene, eppure dell’uno e dell’altra sono inimicissimi. Andiamo al dunque.

       Parlare di SeaWacth è letteralmente inutile. Materia da giuristi, e nemmeno: materia da processo, piuttosto, perché se fate una cernita tra gli addetti ai lavori scoprirete che chi invoca ergastoli nei confronti della Rackete ha argomenti buoni almeno quanto quelli che ne invocano la Santità. La sua colpevolezza, in fondo, risulta politica giacché è politica l’interpretazione delle scriminanti che fanno lecita la condotta astrattamente criminale. Il Giudice tutto ordine e pulizia vedrà nell’atto di forza con cui la nave è entrata al Porto un’indebita compressione delle ragioni dello Stato; il Giudice progressista, invece, si appliglierà alla gerarchia dei valori. Alla fine, ogni testa è tribunale ed è giusto che sia così.

       Ma c’è ben altro di cui parlare e questo consiste nella terribile concatenazione di eventi che porterà il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a convogliare il massimo consenso su di sé ancor più di un Berlusconi nel suo acme elettorale.

       L’Italia ha un problema con le migrazioni. Pensare di accogliere tutti è una pia illusione. Ormai lo ammettono pure dalle parti del PD, parola di Marco Minniti. Eppure il PD, per evitare di perdere lo zoccolo duro di elettori idealisti, gioca la sua guerra chiudendo gli occhi di fronte ad una verità di per sé evidente: né l’Europa né tantomeno l’Italia possono sobbarcarsi il Continente Africano. Punto.

       Ma questo problema – indotto o reale non ha importanza – è maggiormente sentito dagli strati più disagiati della popolazione italiana. Lo vivono loro perché loro sono i disagiati destinati sopportare il capitale di disagio che il migrante reca con sé. “Aggiungi un posto a tavola, che c’è un amico in più. Se sposti un po’ la seggiola stai comodo anche tu”. Sì, tutto molto bello: solo che questa tavola non sta mai in una sala da pranzo di Piazza Euclide, ma in quelle di Tor Marancia, Quarticciolo ed altre borgate popolari che evocano Pasolini. C’hanno ragione ad incazzarsi, eh. Scusate. E se ci mettete anche che questo disagio – indotto o reale non ha importanza – è vissuto dalla maggior parte degli elettori, beh… stiamo avvicinando pericolosamente “nitro” e “glicerina”. E questa bomba, la cui detonazione sarà tutta elettorale, è stata già innescata dagli eventi.

       Eventi, questi, che hanno fatto sì che Matteo Salvini si sia trovato a giocare su una scacchiera le cui pedine non fanno altro che mangiare pezzi dell’avversario, qualsiasi mossa facciano. Nella teoria dei giochi, questa viene chiamata “situazione win/win“. Volete vedere?

       Carola Rackete, martire sui generis in assenza di martirio, decide di forzare il blocco del Porto di Lampedusa. Atto, per la Procura di Agrigento, avente rilevanza penale. Il Progessismo ha fatto la sua mossa. Stacco del tempo, tocca a Salvini.

       Salvini fa l’attendista: si limita ad invocare pene severe ed espulsioni. La palla passa alla Magistratura. Fermo immagine sul GIP di Agrigento. Se il GIP convalida l’arresto della Rackete e applica una misura cautelare, Salvini avrà confermato la teoria secondo cui le ONG sono parte integrante di un sistema criminale; screditando, così, anni di storytelling progressista. Salvini vince. Se il GIP non convalida l’arresto e non applica la misura cautelare, Salvini avrà confermato la teoria secondo cui la Magistratura si oppone, nell’applicazione della Legge, alle politiche legislative del governo GialloVerde: Vorrei tanto” – sospira Salvini – “ma non posso: i giudici mi legano le mani”. Salvini ribalta la responsabilità dell’eventuale inefficienza governativa sui Giudici. E vince. Ieri è successo esattamente questo. Stamattina Salvini ha toccato un altro picco di consensi.

       Tocca al Ministro dell’Interno, che muove il suo Alfiere: “La Rackete deve essere espulsa dal territorio dello Stato”. Ma il provvedimento amministrativo deve passare il vaglio della Magistratura. Fermo immagine in bianco e nero, primo piano sulla Magistratura. Se non dà il placet al provvedimento dell’esecutivo, ancora una volta la teoria secondo cui il Potere Giudiziario ha assunto da tempo una connotazione politica è accertato: Salvini vince e porta a casa altro consenso. Se ciò non accade e Carola Rackete viene accompagnata alla Frontiera… beh: lì forse si consuma il più grande capolavoro politico della Storia Italiana. Perché intanto il processo di Agrigento alla Capitana va avanti e niente toglie che possa esserne chiesta l’estradizione. Estradizione che difficilmente sarà concessa dalla Germania, visti i precedenti (i condannati per la ThyssenKrupp vivono placidi e sereni all’ombra della Foresta Nera). E se questa non venisse concessa, allora sarà la prova che in Europa tutti gli Stati sono uguali, ma alcuni sono più eguali degli altri. L’Euroscetticismo salirà alle stelle e Salvini andrà a godersi il suo 50% +1.

       Intanto, in Casa Magistratura Italiana gli arredi festivi sono caduti infranti con il ginepraio delle nomine alle cariche direttive, e ciò che prima veniva solo sussurrato, oggi appare chiaro come la luce di un giorno di maggio: un concorso statale non garantisce la Santità e, quando c’è da occupare una poltrona, le differenze tra i protagonisti che il sentire comune identifica nella “Guardia” il Magistrato e nel “Ladro” il Politico si appianano sempre di più. Peccato, perché la Magistratura era l’ultimo baluardo di credibilità istituzionale rimasto. E, cadendo questo, cade anche l’affetto popolare che dagli anni di Tangentopoli proteggeva la Funzione Giudiziaria da una riforma radicale.

       Oggi stesso Matteo Salvini ha scritto: “Urge riformare la giustizia, selezionare e promuovere chi la amministra in Italia e cambiare i criteri di assunzione, perché questa non è la giustizia che serve a un Paese che vuole crescere”.

       Scacco matto?

di Riccardo Rubino, all rights reserved

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