San Marino in Europa è possibile?

San Marino in Europa,
desiderio o prospettiva reale?

Intervista ad Andrea Belluzzi, segretario di Stato di San Marino:
"Sono convinto della bontà del progetto europeo"

di Simone Pasquini

San Marino in Europa è possibile?

San Marino in Europa,
desiderio o prospettiva reale?

San Marino in Europa,
desiderio o prospettiva reale?

di Simone Pasquini
San Marino

San Marino in Europa è possibile?

San Marino in Europa,
desiderio o prospettiva reale?

Intervista ad Andrea Belluzzi, segretario di Stato di San Marino:
"Sono convinto della bontà del progetto europeo"

di Simone Pasquini
7 minuti di lettura

San Marino in Europa, un desiderio o una prospettiva reale? Ne abbiamo parlato con Andrea Belluzzi, segretario di Stato per l’Istruzione e la Cultura dell’antica Repubblica di San Marino. Belluzzi era ospite all’Università La Sapienza di Roma per la prima Giornata Nazionale dello Studente. Il suo discorso si è focalizzato soprattutto sulle sfide (tra cui quella sanitaria) che la situazione odierna pone a Stati così piccoli.

Al termine dell’intervento, il segretario di Stato ha approfondito con The Freak alcuni temi. 

Andrea Belluzzi, San Marino in Europa,
segretario di Stato per l’Istruzione e la Cultura dell’antica Repubblica di San Marino.

Lei crede che anche la Repubblica del Titano potrebbe trarre giovamento da una maggiore partecipazione al processo di integrazione europea?

“Il Partito dei Socialisti e dei Democratici, di cui io stesso faccio parte, è profondamente convinto della bontà del progetto europeo e della necessità che anche San Marino possa prendervi parte attiva. A San Marino si sono più volte tenuti dei referendum allo scopo di dare mandato al Governo per attivare la procedura di adesione all’Unione, l’ultima volta nel 2013. Bisogna considerare che nella Repubblica sia i più convinti sostenitori del progetto di adesione sia coloro che nutrono dubbi in merito sono comunque sostenitori di una maggiore integrazione di San Marino all’interno dell’Unione.

I motivi sono prima di tutto di ordine pratico: San Marino, pur non essendo parte dell’Unione, si trova ad essere integrata all’interno del mercato unico, adottando perfino l’euro come moneta ufficiale. E così, sebbene i nostri imprenditori e le nostre aziende siano costrette ad adeguarsi ai parametri ed alle regole proprie del mercato unico, la Repubblica non può in alcun modo partecipare alla definizione o alla modifica delle suddette regole.”

Quindi si potrebbe dire che una mancata integrazione, pur impedendo a San Marino di godere dei benefici propri degli Stati membri dell’Unione, costringerebbe comunque la Repubblica a sostenerne gli oneri?

“L’unico strumento che abbiamo in questo momento a disposizione sono gli accordi che San Marino stipula a livello bilaterale con l’Unione, ma che ovviamente non possono supplire a tutte le opportunità cui San Marino rimane per forza di cose esclusa. Pensiamo ad esempio all’accesso ai finanziamenti comunitari, ai quali San Marino partecipa in qualità di Paese terzo, al pari di colossi come la Cina. Gli stessi limiti riguardano la partecipazione ai progetti europei: attualmente l’unico progetto finanziato dall’Unione Europea è stato realizzato dall’Università di San Marino in associazione però con altre università estere.

Sempre per rimanere in tema di educazione, gli studenti sammarinesi non possono né godere della partecipazione al progetto Erasmus né ai progetti pensati per gli studenti delle scuole superiori. Sono tutte opportunità di competitività anche formativa cui per il momento San Marino rimane esclusa.”

Lei ha appena fatto riferimento al referendum del 2013. In quel caso i sì prevalsero, sebbene con un margine molto sottile. Se si decidesse oggi di tenere un nuovo referendum il margine degli scettici sarebbe altrettanto ampio?

“Secondo me il risultato sarebbe comunque simile. Stiamo parlando di un Paese che, sebbene la prevalenza di simpatie europee, presenta una grande parte della popolazione fortemente legata all’idea di sovranità ed indipendenza della nostra Repubblica. Sicuramente, però, se oggi dovessi dedicarmi ad una campagna referendaria farei valere certi temi, come ad esempio la forza e la sicurezza garantita dalla BCE e dal Quantitative Easing; oppure ancora, considerate le sfide poste dalla pandemia, le risorse messe a disposizione per il PNRR.

In merito a questo San Marino ha dovuto far ricorso ai mercati per emettere debito e far fronte alle esigenze sorte con l’emergenza. Un debito che, tuttavia, dovrà essere un giorno ripagato a tassi di interesse notevolmente maggiori rispetto a quelli cui avremmo potuto godere avendo la BCE alle nostre spalle. Senza contare i vantaggi che avremmo avuto in questo ultimo anno in tema di accesso ai vaccini. Certo, non possiamo poi neppure nascondere il fatto che con ogni probabilità la nostra richiesta di adesione solleverebbe delle problematiche particolari per la stessa Unione”.

A cosa si riferisce in particolare quando fa riferimento a “problematiche particolari” in merito all’adesione all’Ue?

“Mi riferisco soprattutto alle sfide poste dalle differenze strutturali fra gli Stati già presenti all’interno dell’Unione e le realtà come quella di San Marino, la cui popolazione è di molto inferiore anche ai più piccoli Stati membri, Malta e Lussemburgo. In molti casi si tratta di ostacoli di tipo tecnico o organizzativo – ad esempio la necessità di un apparato burocratico di certe dimensioni – ma che ciò non di meno ci rendono consapevoli del fatto che l’avanzare una richiesta di adesione all’Unione da parte della Repubblica non significa che essa verrà automaticamente accolta. Si tratta di una vera e propria “sfida di inclusività”, che richiede all’Unione europea di ideare delle soluzioni che possano adattarsi alle esigenze ed alle specificità proprie di un micro-Stato come la nostra Repubblica.”

Durante la giornata dello studente, ha fatto riferimento ai notevoli risultati ottenuti da San Marino nel campo della cultura e dell’istruzione, in particolare per quanto riguarda l’ingresso della Repubblica all’interno del circuito europeo di alta formazione.

“Certamente, appena un anno fa abbiamo celebrato la nostra adesione all’EHEA, l’Ente europeo per l’Alta formazione, cosa che rende l’Università di San Marino pienamente riconosciuta ed integrata a livello europeo.Si tratta di un importante risultato che corona un lungo percorso di crescita iniziato con la riforma dell’università nell’ormai lontano 2013 e la contestuale nomina dell’attuale rettore Corrado Petrocelli.

Da quell’anno ad oggi gli iscritti all’università sono passati da 250 a più di 1100. Il nostro obiettivo sul medio periodo è quello di alimentare questo trend positivo e raggiungere quota 2000 matricole. Si tratta di cifre più che adeguate per una realtà piccola come quella di San Marino, che mira ad investire sulla qualità piuttosto che sulla quantità, offrendo dei percorsi di formazione non generalisti ma di alto profilo.”

Si tratta davvero di una tendenza notevole, che immagino avrà attirato molti studenti non solo dall’Italia ma anche dall’estero.

“Possiamo dire, in un certo senso, che la nostra università sia fatta proprio per gli studenti stranieri, considerando soprattutto che oltre il 90% dei suoi iscritti non sono cittadini sammarinesi. San Marino stessa investe molto per agevolare l’internazionalizzazione della sua università, così da poter offrire agli studenti non residenti un ambiente accogliente in cui condurre il proprio percorso di studi, siano essi cittadini provenienti dalla penisola o anche dal resto del Mondo.”

Dato che ha appena fatto riferimento all’Italia, vorrei porle un’ultima domanda: quale è il rapporto che intercorre fra San Marino e la Repubblica Italiana dal punto di vista della cultura e della ricerca?

“Con l’Italia, devo dire, i rapporti sono ottimi. Personalmente sono molto grato al Ministro dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa per la grande cortesia e collaborazione che ci è stata mostrata fin dal mio insediamento alla Segreteria di Stato, ad esempio per quanto riguarda il processo di riconoscimento all’interno del mercato del lavoro italiano dei titoli di studio rilasciati dagli istituti sammarinesi, senza contare più in generale gli sforzi per armonizzare ogni rapporto fra San Marino e la Repubblica Italiana.

Approfitto, anzi, di questa occasione, dato il persistere dell’emergenza sanitaria, per ringraziare il Ministro Messa anche della grande disponibilità mostrata nei confronti degli studenti sammarinesi iscritti negli atenei italiani, i quali hanno ricevuto le dovute indicazioni ai fini del riconoscimento dei certificati sanitari rilasciati dalle autorità di San Marino, parificando sostanzialmente gli studenti sammarinesi a quelli italiani.”

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