Russiagate: la spy story che nessuno voleva

di Leonardo Naccarelli

Russiagate: la spy story che nessuno voleva

di Leonardo Naccarelli

Russiagate: la spy story che nessuno voleva

di Leonardo Naccarelli
4 minuti di lettura

Il Russiagate si arricchisce, giorno dopo giorno, di nuovi e sorprendenti capitoli. Ricercare un ordine, una razionalità in quanto sta avvenendo è semplicemente impossibile. Ci mancano gli strumenti e, cosa forse più grave, le informazioni necessarie.

Partendo dal noto, il Russiagate è il termine con cui si indica lo scandalo che sta sconvolgendo gli Stati Uniti. Robert Mueller, ex Procuratore speciale, nel suo rapporto, delinea uno scenario inquietante: la Russia ha interferito nelle elezioni presidenziali americane e Trump ha ostacolato ben 11 volte le indagini del FBI. Com’ è possibile che quell’ uomo sia ancora saldamente al suo posto? Stiamo davvero parlando del Presidente degli Stati Uniti, la patria del maccartismo? Più semplicemente, perché tutti i punti fermi con cui interpretare il mondo stanno vedendo precipitare la loro attualità e credibilità?

 Non sorprende, dunque, che l’intenzione di Trump sia quella di screditare il lavoro di Mueller. È in questo momento che, in questa pazza storia, entra in gioco l’Italia. A Roma infatti si trovava il professore Mifsud; “trovava” perché di lui si sono perse le tracce da tempo. Costui, secondo l’accusa, è stato l’uomo che ha mediato tra i russi ed il consigliere di Trump, Papadopoulos. Per l’FBI era proprio lui la chiave di volta di tutta l’operazione. Secondo l’amministrazione Trump, invece, Mifsud era soltanto un agente provocatore: il suo scopo? Tendere una trappola al Tycoon per rendere un inferno la sua esperienza presidenziale.

Per rafforzare questa tesi, Trump ha inviato il suo Ministro della Giustizia William Barr a Roma per interloquire con i vertici dell’ intelligence italiana. Cosa sia successo, esattamente, in quegli incontri non è dato sapere ma il quadro assume contorni sempre più inquietanti.

Come prima cosa, la visita di Barr è avvenuta aggirando qualsiasi protocollo in materia. Se le intuizioni di Trump fossero corrette sarebbe un successo politico enorme. Com’è possibile che, data l’importanza della questione, Barr sia giunto a Roma senza poter vantare alcun diritto per ottenere informazioni? Che senso avrebbe inviare un uomo del governo, oltreoceano, a queste condizioni? Perché non si è usufruito dei servizi consolari?

In assenza di una rogatoria, è da escludersi che vi possa essere stata, da parte delle autorità italiane, una consegna di documenti a Barr. C’è, però, da chiedersi: sono state trasmesse, in qualsiasi altra forma, informazioni riservate? La domanda è lecita perché, dopo gli incontri con Barr, dal Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) è stata inviata una richiesta formale all’Agenzia informazioni per la sicurezza interna (AISI) ed esterna (AISE). Il contenuto di tale richiesta? Ogni informazione disponibile su Mifsud ed i suoi contatti.

È allucinante: i nostri servizi segreti che conducono indagini per soddisfare le curiosità stravaganti di un capo di Stato in completa confusione, alla ricerca spasmodica di un modo per distrarre l’opinione pubblica da uno scandalo che non ha mai saputo gestire.

A livello nazionale, i principali interrogativi ineriscono alla condotta del nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Costui, infatti, ha in mano la delega ai servizi segreti e ciò sta creando dissapori nella maggioranza di governo. Matteo Renzi vorrebbe che Conte cedesse la delega ai servizi adeguandosi alla condotta di chi lo ha preceduto negli ultimi anni. Perché Giuseppe Conte non ha fatto parola a nessuno della visita di Barr a Roma? Per adesso, è mistero della fede. A sentir lui, tale rimarrà fino a che non si recherà al Copasir a chiarire tutto. Copasir che, talaltro, a giorni avrà un nuovo presidente in quota Lega a seguito del ribaltone estivo di governo. Qualora ve lo stesse chiedendo, sì: un esponente della Lega è il presidente dell’organo parlamentare che, prima o poi, dovrà indagare sui fondi russi alla Lega. Soprassediamo che è meglio.

Come è chiaro che sia, il silenzio assoluto degli interessati alimenta dietrologie di ben basso rango. Dobbiamo guardare sotto diversa luce l’endorsment personale di Donald Trump verso (Giuseppi) Conte? Come definire le rassicurazioni circa il futuro acquisto, da parte dell’Italia, degli F35?

Comunque si voglia rispondere alle varie domande di questo articolo, un dato si rivela nella sua evidenza: non è vero che l’Italia è isolata nello scenario internazionale, tutt’altro. Il caso Savoini ed il Russiagate dimostrano che l’Italia è al centro di intrighi a vantaggio solo di élite autoreferenziali e ciniche. A questi poco edificanti giochini di potere prendono parte, in Italia e negli USA, coloro i quali si erano presentati con la promessa di demolire l’establishment e promuovere un nuovo modo di fare Politica.

Citando Guccini, “il che è una morte un po’ peggiore”.

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