ROOM: L’EMOZIONE DI GUARDARE IL CIELO PER LA PRIMA VOLTA

di Alessandra Carrillo

ROOM: L’EMOZIONE DI GUARDARE IL CIELO PER LA PRIMA VOLTA

di Alessandra Carrillo

ROOM: L’EMOZIONE DI GUARDARE IL CIELO PER LA PRIMA VOLTA

di Alessandra Carrillo
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Buongiorno Lampada. Buongiorno Pianta. Buongiorno Lavandino.

Ed il risveglio è dolce nelle parole del piccolo Jack, 5 anni ed una torta di compleanno da preparare.

Nell’abbraccio, nel contatto tra le dita il sapere che c’è lei, Ma. La mamma che è il suo mondo, per davvero.

Il mondo racchiuso in una stanza, la Stanza – “Room”.

E’ ovattata e protetta, nonostante l’essenzialità, grazie all’immaginazione e all’amore, perché Jack non ha visto che quella. Il resto l’ha visto solo attraverso la TV, che per lui è il non reale.

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E poi c’è il vecchio Nick, che appare la sera dopo l’allarme, mentre lui si nasconde a dormire in Armadio. Ma resta un fantasma, un paio di scarpe enormi ed un giubbino sulla sedia.

Di umano c’è solo lei, la mamma Joy. Che, al suo compleanno, ha la forza di rivelargli cosa c’è al di là del muro, mentre con paura gli chiede di essere la sua via di salvezza.

E’ sconcertante quanta dolcezza unita a rabbia e sofferenza porti quella Stanza. E quanta voglia di scappare ci sia in quella claustrofobia che racconta lo sguardo della mamma e le urla del figlio che non può capire dov’è.

Il film “Room” si basa su “Stanza, letto, armadio, specchio” romanzo bestseller di Emma Donoghue, ispirato al caso Fritzl – storia emersa nel 2008 in Austria, una terribile vicenda di un padre che aveva rinchiuso in un bunker sotterraneo la propria figlia ed i figli incestuosi nati nei 24 anni di prigionia (mentre nel film e nel libro dura sette anni e non vi è consanguineità tra la donna e l’aguzzino).

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Il film di Lenny Abrahamson rivela sì una storia violenta e depravata ma solo tratteggiata, con tatto, e con pochissimi momenti di violenza mostrata, perché il racconto è negli occhi del piccolo Jack, che fugge nel mondo reale per salvare la mamma e se stesso. Cerca “qualcuno” senza sapere cosa significhi, apre gli occhi all’azzurro del cielo che vede per la prima volta, cade sulla terra e sull’erba senza sapere cosa siano, prova ad ascoltare altre voci ed a parlare con “qualcuno” che non è sua mamma, impara a riconoscere il male nell’uomo che l’ha portato fuori e dubita inizialmente degli altri uomini, mentre nasconde la sua forza nel capelli, come Sansone.

E mentre la mamma affronta il terrore del post-trauma, Jack impara a relazionarsi, a star lontano da lei e tocca altre superfici, vede altri colori, prova nuovi sapori: c’è l’emozione della prima volta in tante cose, un mondo – il Mondo, scoperto a 5 anni, tutt’insieme ed il trionfo delle piccole cose che assumono tutt’altro significato in una storia potente che è pura poesia.

“Ti piacerà!” – “Cosa?” – “Il mondo!” dice la mamma. E Jack che alla fine rivede la Stanza ovattata e nella delicatezza del saluto, capisce che c’è un altro Mondo.

L’oscar come miglior attrice è andato a lei, magnifica Brie Larson. Il film, vincitore del Premio del pubblico al Festival di Toronto e presente alla Festa del Cinema di Roma, racconta il legame madre-figlio così stretto e forte, dolce e dipendente, che non può che mettere in evidenza anche il giovanissimo Jacob Tremblay di 9 anni, che ha rivelato, attraverso il suo sguardo, cosa significa rinascere. Toccante.

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