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È stato il suggestivo scenario del Teatro Vittoria di Roma ad ospitare, domenica 17 Settembre, la prima serata del “Roma Creative Contest 2017”, festival internazionale di cortometraggi in cui diciassette registi emergenti provenienti da tutto il mondo e selezionati su oltre duemila candidati presentano i loro corti al pubblico e ad una giuria di esperti presieduta dal famoso regista Sergio Castellitto.

Il contest, suddiviso in cinque serate e realizzato dalla Casa di Produzione “Image Hunters” (il cui Presidente onorario è il celeberrimo Giuseppe Tornatore), giunge ormai alla settima edizione.creative

L’anno della crisi, quello in cui tutte le coppie si lasciano perché non hanno più niente da raccontarsi”, scherza affabilmente Francesco Marioni, presentatore della prima serata del contest insieme al duo comico romano che sta spopolando sul web “Le Coliche”.

Affermazione che non vale per il festival, che dopo sette anni ha tanto da dire, proprio perché i protagonisti sono sempre giovani registi under 35.

Un festival che si fa dunque espressione di quella tensione verso il compimento tipica della giovinezza.

Tensione che, infatti, caratterizza tutti i corti presentati durante la prima serata, seppure declinata nelle sue diverse gradazioni.

Ad aprire il contest è l’anteprima mondiale “7 passi”, del giovane italiano Matteo Graia.

Roma, porta San Giovanni. In primo piano, il volto di un giovane ragazzo di colore, poi quello di altri due che lo scrutano bene prima di seguirlo, di offrirgli una casa e un lavoro, dopo averlo visto addormentarsi su un marciapiede.

È uno zoom sui lati oscuri dell’immigrazione. La casa è Via Giolitti, alle spalle della stazione Termini. Il lavoro è quello dello spacciatore.

La scansione temporale è divisa in sette momenti, ciascun momento conta il numero dei giorni di permanenza a Roma del giovane.

Si trova così, dopo poco più di un mese, soggiogato dall’eroina e costretto a prostituirsi.

Sembrerebbe uno scenario non dissimile da alcune scene di “Suburra” di Sollima o di “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” di Edel, ma no, Graia si distacca consapevolmente da quelli che sa potrebbero essere gli altri termini di paragone.

Ecco la distanza dal modello, ecco la voce di Graia.

Il giovane viene raccolto dalla strada da un suo connazionale che lo porta a casa con sè. Una casa luminosa, dalle pareti bianche, candide. A tradimento, il ragazzo viene rinchiuso in una delle stanze dell’appartamento dove da solo deve superare la terribile fase della crisi d’astinenza.

“Uscirai da quì solo quando sarai pulito” urla da dietro la porta l’uomo. “Per fare del bene occorre farsi violenza. Il male va estirpato alla radice”.

Circa 400 giorni di permanenza a Roma: il giovane gioca a scacchi con il suo salvatore. Ha occhi limpidi, sereni, quelli dell’età che ha. L’uomo lo porta fuori dall’appartamento e invita il ragazzo a guardare il mondo dall’alto di un balcone. È sempre via Giolitti, ma da un’altra prospettiva.

“Guarda, guarda come ci vogliono”, gli dice. “Io con te ho raggiunto il mio obiettivo. Ora tocca a te, ora sai cosa devi fare. Devi fare il tuo passo.

È la rottura con la catena del male, un “no” urlato contro il servilismo, un seme che inizia a germogliare e diventa dono per il riscatto della vita degli altri.

Il secondo corto in gara è “Garbage man” di Alan Miller, giovane regista canadese.  Ironico racconto della giornata tipo di un netturbino che, stanco del suo lavoro, in preda ad un’impeto d’ira tenta di uccidere un procione nascosto nell’immondizia attirandosene così la maledizione e divenendo calamita di tutti i rifiuti tossici presenti nella zona. Un monito a chi non fa altro che lamentarsi.

“Afternoon Class” è un corto d’animazione del regista coreano Seoro Ho. La camera è ferma su un’aula universitaria in cui uno stanco professore continua a scrivere formule matematiche sulla lavagna mentre tutta la classe è completamente sprofondata nel sonno. Soltanto uno dei ragazzi prova con tutte le sue forze a non cedere alla seduzione di Morfeo, ma alla fine ne resta vinto.

Cade così con la testa penzoloni sul banco. Nello stesso momento il Professore si gira e alla vista della classe dormiente decide, per restare coerente ai toni di un quadro la cui cornice è gia delineata, di addormentarsi anche lui sulla sua comoda poltrona da scrivania.

La prima parte del contest si conclude con il corto italiano “Buffet” di Santa de Santis e Alessandro D’Ambrosi.

Lo scenario è quello di un film horror. Sei uomini vestiti di nero sono seduti nel retro di un furgone e concordano gli ultimi dettagli di un’operazione che sembra essere quella di un sacrificio satanico: affilano coltelli, si infilano guanti bianchi, giurano che nessuno di loro desisterà dalla realizzazione del piano.

Il furgone avanza e si dirige verso un lussuoso palazzo d’epoca in cui rappresentanti di partiti politici, nobildonne decadute, soubrettes e un vescovo festeggiano qualcosa nello stile del compleanno di Jep Gambardella sulla terrazza di fronte a Palazzo Martini.

Arriva il furgone e ciascuno abbandona la propria conversazione e dirige lo sguardo verso il polverone sollevato dalla frenata del mezzo cercando di capire cosa stia succedendo.

D’improvviso, luci sugli sportelli posteriori del furgone: “CATERING”.

I sei creduti fino a quel momento dei carnefici, diventano quello che sin dal principio erano nella mente dei registi: dei camerieri che devono letteralmente combattere per fronteggiare una schiera di affamati pronti a tutto pur di riuscire a prendere qualcosa da mangiare al buffet. La ripresa in slow motion aumenta la percezione di trovarsi dinnanzi alla “Guernica” di Picasso. Un combattimento esangue a suon di forchette e coltelli che si conclude con il sacrificio di due camerieri per salvare i compagni dalla fame brutale degli invitati al banchetto. Un’originale rappresentazione della contemporanea idolatria del cibo.creative

La seconda parte della serata si apre con un’altra anteprima mondiale: “Pipinara” dell’italiano Ludovico di Martino. Il corto è una fedele rappresentazione degli ultimi momenti noti della vita di Pier Paolo Pasolini.

Il registra delinea bene i volti dei “ragazzi di vita” fino a scegliere quello che (si ritiene) sia stato colui che abbia ingannato Pier Paolo e consegnato nelle mani dei suoi assassini.

Struggente e matura l’interpretazione dei giovanissimi attori protagonisti e perfetta la fotografia.

Ardito, forse, l’oggetto della narrazione sui cui pesano ancora troppe ombre.

“Move”, cortometraggio del regista spagnolo Pedro del Rio, ha un sapore dalle note decisamente tragicomiche. Il regista ha saputo infatti rappresentare benissimo l’odierno dramma delle farse nelle relazioni in cui ciascuno nasconde dietro ad uno schermo la realtà di altre vite parallele condivise con persone diverse da quella “ufficiale”.  Avete visto “Perfetti sconosciuti” di Genovese?

Less than human” è l’ultimo corto d’animazione della serata.

Il regista danese Steffen Bang Lindholm ha, attraverso un grottesco cartone animato, rappresentato la piaga sociale di chi vive sostentato dal beneficio della cosiddetta “cassa integrazione”.

I due protagonisti della vicenda vivono in un sudicio scantinato di una fabbrica e durante il giorno non fanno nulla se non aspettare che arrivi un altro giorno. I personaggi sono spersonalizzati: non hanno naso, né pancia, la testa deformata. Ricordano quando da lavoratori “avevano una vita”.

Il corto si chiude con un interrogativo violento: “È possibile, a questo punto, la reintegrazione?”.

A chiudere la prima serata del “Roma Creative Contest 2017” è il corto italiano “The Millionairs” di Claudio Santamaria. Ambientato a cavallo tra la Calabria e la Lucania, tutta la storia è muta e ruota attorno ad un unico oggetto: una valigetta contenente innumerevoli banconote.

Ma, per una strana maledizione, tutti i soggetti che entrano in possesso della valigetta, muoiono uno dopo l’altro, nel tentativo di sfuggire ad altri avventori con il desiderato bottino.

Il corto si chiude con la morte a seguito di un incidente stradale dell’ultima persona entrata in possesso della valigetta. Sullo sfondo, le ombre di alcune figure umane allettate da quel fiume di soldi sparsi attorno al cadavere. Si sa, i soldi sporchi non smettono mai di fare vittime.

Al termine della prima serata possiamo certamente affermare che il livello tra i concorrenti in gara è veramente altissimo.creative

Non ci resta che aspettare i prossimi appuntamenti previsti per il 22 e il 24 Settembre al Teatro Vittoria, il 23 Settembre al MAXXI e  il 29 Settembre presso i locali dell’Ex Dogana di Roma in cui ci sarà  l’assegnazione dei premi “Miglior corto italiano”, “Miglior corto internazionale” e “Miglior corto d’animazione” da parte della giuria, mentre il pubblico decreterà il vincitore del “Premio MYmovies.it”, che offrirà visibilità su tutti i canali di comunicazione MYmovies.it e del “Premio Leone Film Group”.

Stay tuned!

di Giulia Covelli, all rights reserved

Roma Creative Contest 2017 ultima modifica: 2017-09-18T18:07:45+00:00 da Giulia Covelli
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