Speciale Indignados: Roma 15 ottobre 2011. Indignazione fallita, guerriglia premiata

di Lilith

Speciale Indignados: Roma 15 ottobre 2011. Indignazione fallita, guerriglia premiata

di Lilith

Speciale Indignados: Roma 15 ottobre 2011. Indignazione fallita, guerriglia premiata

di Lilith
3 minuti di lettura

Reportage esclusivo della manifestazione di Roma del 15 ottobre 2011. The Freak c’era. Ecco il racconto della nostra inviata speciale Lilith Fiorillo.

Roma, 15 ottobre 2011. Il clima era festoso come nei 950 eventi organizzati in oltre 80 Paesi del Mondo. Una folla di persone fiere, ispirate, di ogni età  e desiderose di esprimere pacificamente l’indignazione: quella contro le misure varate dai governi nazionali per fronteggiare la crisi economica, contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia.

Ti immergi nella quantità . Diverse le anime del corteo, dai sindacati di base all’unione degli studenti, dai precari al Popolo viola. E poi i movimenti spontanei dei cittadini, i centri sociali, i No-Tav, i cassintegrati dell’Asinara, i comitati per l’acqua pubblica, i pensionati, i terremotati dell’Aquila, i ragazzi del Teatro Valle Occupato. Si parte in anticipo per il grande afflusso. Cammini in mezzo a un patchwork di colori e di voci. Sole, musica, sigle e slogan che riempiono di entusiasmo; si intravede anche qualche volto noto: Valerio Mastandrea, Fiorrella Mannoia e un defilato e solitario Erri De Luca.

Via Cavour, il ritmo continua, ma per poco. Molti si fermano ai lati ed osservano il fumo alla coda del corteo (le prime macchine date alle fiamme). L’anomalia è già  presente quando gli incappucciati neri con caschi, volto coperto e oggetti contundenti non vengono bloccati dalle forze dell’ordine. Ci prova una parte dei manifestanti ad isolarli, ma sono sparsi ed anzi sono loro, i Black Bloc, a spezzare in due tronconi il flusso. Poi si concentrano, si accodano ai No-Tav, neri come loro e l’atmosfera cambia rapidamente. In testa al corteo.

Piazza S.Giovanni: basta una manciata di minuti per capire che la situazione è sfuggita di mano. Ecco le prime azioni delle forze dell’ordine: cariche violente, una giostra di autoblindo che con gli idranti spazza via i facinorosi e anche chi non c’entra niente. Il carosello si ripete per ore tra una piazza resa inaccessibile e gli incroci tutti intorno in cui respiri solo fumo e percepisci confusione e istinto di fuga. Si perchè ti rendi conto di essere in mezzo ai provocatori e quindi ogni momento è buono per essere caricati. “Via via!”, il panico è tutt’uno con la corsa. Via Emanuele Filiberto: nonostante il pericolo, è impossibile continuare a scappare quando senti gridare “Lasciatela!! E’ solo una pischella!”. Non ci puoi credere, è più forte di te, torni indietro e ti trovi di fronte una scena che ricorda Genova 2001: stretta in un triangolo di camionette, una ragazza si divincola, mentre quattro agenti le sono sopra, infieriscono coi manganelli, rendendola una maschera di sangue. E’ una ragazza come tante, maglietta e leggins, non sembra una di quelli, e allora la rivolta si fomenta. La paura quasi sparisce, non la senti e come gli altri ti spingi verso quella calca per vedere fino a che punto può arrivare l’irrazionalità . La gente grida, inveisce e dopo qualche minuto lei riesce a scappare, sparisce in una traversa. Ormai è tutto chiaro. Siamo stati sconfitti. Quei teppisti hanno rovinato una giornata che poteva essere il battesimo di un movimento con un ruolo importante nella rigenerazione della scena politica e civile. Infatti adesso nessuno parla del perché in tutto il mondo la gente è scesa in piazza, della stanchezza per questo sistema perverso di banche e fondi monetari, della stanchezza per una classe politica inadeguata, dell’esasperazione di chi non arriva a fine mese, di chi studia ed è umiliato, di chi è invalido e non viene curato.

No, adesso l’attenzione è rivolta essenzialmente al caos e agli scontri, protagonisti più familiari e comodi per un sistema mediatico sempre meno critico.

download (2)download (3)

 

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati

governo Draghi: un'ammucchiata necessaria

Ammucchiata
necessaria = Draghi

3 minuti di letturaIl governo Draghi oggi sembra un’ammucchiata, persino uscita male. Non c’è dubbio. Capisco infatti la delusione di molti. Di chi voleva discontinuità

LEGGI TUTTO