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“Dirompente” è la prima parola che mi è venuta in mente guardando e ascoltando Roberto Casalino  esibirsi, con un carisma che può nascere solo da una passione fortissima per la musica. Roberto Casalino è un giovane compositore e cantautore che ha scritto numerosi pezzi portati a successo da interpreti di rilievo come Giusy Ferrei, Emma Marrone, Marco Mengoni, Francesco Renga, Nina Zilli e molto altri. I suoi famosissimi brani sono molto romantici e talvolta drammatici, basti pensare a Distratto scritta per Francesca Michelin o Novembre, cantata da Giusy Ferreri. La spiccata passionalità di Roberto però emerge tanto più energicamente nei suoi live, mentre canta le canzoni del suo nuovo album indipendente, Errori di felicità, autentico e personale. E se di solito gli artisti sono altezzosi, in questo caso mi sono ritrovata davanti una persona disponibile, consapevole di se stessa ma allo stesso tempo molto umile. La storia che Roberto mi ha raccontato è quella di un bambino con un grande sogno e tanta voglia di imparare e di mettersi in gioco, la storia di un amore essenziale.

Parlami di Roberto, di chi, di come ha scoperto la passione per la musica e di come ha coltivato questa passione.

 

Sicuramente la cosa importante da cui parto sempre è che la musica è nata con me. Fin da piccolo ho nutrito questa passione e i miei genitori hanno avuto l’intelligenza di assecondarla. Quando ero piccolo c’era il mangiadischi portatile Penny ed io andavo in giro per casa sempre con questo Penny… non giocavo molto con i giocattoli soliti, più che altro costavo molto in batterie per il Penny! Oltre ai miei genitori devo molto anche a mio zio, che da chitarrista e musicista mi ha passato i suoi appunti e la sua passione. Poi la mia vita mi ha portato a viaggiare molto, anche all’estero e a 10 anni sono entrato in una compagnia teatrale italiana in Germania. Grazie a quella esperienza ho imparato a vincere la mia emotività, ad esibirmi su un palco, e ho capito che quella era la mia strada. Da lì a realizzare il mio sogno ce n’è voluto. Ovviamente di porte in faccia ce ne sono state tante, ma io sono andato avanti… senza sottovalutare altre cose come lo studio e la vita normale di un ragazzo qualsiasi, coltivando parallelamente una passione che volevo diventasse un lavoro: quindi oltre al liceo e allo studio c’erano i viaggi della speranza nel tentativo di presentare le mie demo alle case discografiche. Senza social il viaggio della speranza e i concorsi erano indispensabili per farsi notare. Quello che cerco di trasmettere ai ragazzi che si affacciano al mondo della musica è che serve dedizione totale e autocritica perenne, cosa che cerco di conservare anche oggi mettendomi sempre alla prova e cercando nuovi stimoli.

Di queste sfide, però, ne hai vinte tante, scrivendo canzoni molto belle e decisamente romantiche! Come sei arrivato a scrivere pezzi per artisti così importanti come Giusy Ferrei o Alessandra Amoroso, cedendo le tue creature?

In realtà, quando mi ponevo come cantautore, loro volevano le mie canzoni ed io rifiutavo. Ho ceduto la mia prima canzone a Giusy perché mi ero innamorato della sua voce e le ho dato un pezzo scritto anni prima, dal quale ormai mi ero distaccato (anche perché scritto in un momento difficile della mia vita). Prima che lei diventasse famosa, le ho sentito cantare la mia canzone e ho sentito dei brividi e lì ho capito che potevo cedere le mie canzoni ad artisti che mi suscitavano emozioni. Dopo di lei mi sono fermato per un anno e mezzo, perché avevo bisogno di tempo per accettare che dovessi privarmi di una cosa che io scrivevo, di una mia “creatura”. Nel 2010 ho iniziato a fare effettivamente l’autore. Ogni volta che ascolto una canzone mia alla radio o sento persone che le dedicano, mi rendo conto che ciò che vado a raccontare, le mie gioie e i miei dolori, appartengono a tutti. Il talento dell’autore è esprimere emozioni che non tutti riescono ad esprimere attraverso la canzone o altre forme d’arte.

Ora invece stai producendo il tuo album indipendente e ci stai mettendo la faccia, come ti fa sentire?

Io in realtà nasco come cantautore e questo è il mio terzo disco, ma è il primo autoprodotto. Ho deciso di assecondare il mio gusto musicale, per la prima volta dopo dieci anni mi sento libero di esprimermi su un palco. Finalmente ho raggiunto il mio scopo, l’autenticità, che è una cosa che apprezzo anche negli altri ed è ciò che penso  ti porti lontano. Mi piace mettermi a nudo, soprattutto su un palco, dove le emozioni non hanno filtri e i tuoi occhi incrociano quelli del pubblico: è questa la magia dei live, che li rende ancora così importanti per il mercato musicale.

Ti faccio due ultime domande: quale canzone consideri il tuo biglietto da visita, la canzone del cuore?

Voglio bene a tutte le mie canzoni, sono dei figli, dei pezzi di me che vanno in giro. Sono particolarmente legato a Non ti scordar mai di me, che è stato l’inizio di tutto. Il brano che ogni volta che ascolto mi suscita sempre le stesse forti emozioni. Però è Ti porto a cena con me, cantato sempre da Giusy Ferreri, che non ha avuto un grande successo ma ha l’effetto di destabilizzarmi ogni volta.

La seconda: una frase di un tuo testo che ti rappresenta particolarmente o che vorresti condividere con i lettori di The Freak.

“Piuttosto che essere normale ho scelto di essere felice”, tratta da Un isolato da te, cantata da Francesco Renga. Questa frase me la sono tatuata sulle braccia, è un concetto molto forte: non allinearti a ciò che gli altri pensano sia normale, ma pensa al tuo concetto di felicità e seguilo.

di Ariella Fonsi, all rights reserved

Errori di felicità: Roberto Casalino si presenta ultima modifica: 2018-05-07T08:09:37+00:00 da Ariella Fonsi

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