Robben Ford trasporta il pubblico romano nelle terre del blues, del rock e del funk

di Tommaso Fossella

Robben Ford trasporta il pubblico romano nelle terre del blues, del rock e del funk

di Tommaso Fossella

Robben Ford trasporta il pubblico romano nelle terre del blues, del rock e del funk

di Tommaso Fossella
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Sono bastati quei pochi attimi in cui si sono spente le luci di sala, i musicisti sono saliti sul palco e e si sono accese le luci di scena, per trasportare la sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma  in una città della California, magari Ukiah, città che ha dato il natale a Robben Ford. È stato proprio il chitarrista americano il protagonista di una bellissima serata, lo scorso 16 novembre durante la quale sono stati proposti molti brani tratti dalla sua discografia, giunta ormai al ventiduesimo lavoro da solista, oltre alle innumerevoli collaborazioni.

Il concerto si è aperto pescando dal passato con Good Times dall’album Made to Last, per proseguire subito con un brano del nuovissimo, album Purple House ovvero  Tangle With Ya, brano che ha trovato i favori del pubblico. Gli spettatori hanno accolto molto calorosamente l’artista e la sua band ai quali è bastato ritagliarsi un piccolo spazio al centro del palco e con pochissima strumentazione e tanta, tantissima classe hanno intrattenuto nel migliore dei modi il pubblico in sala.

Con sé Robben Ford ha portato tre fantastici musicisti: il batterista Derrek Phillip alla batteria, Ryan Madora al basso e Casey Wasner alla chitarra. La band sta portando il tour in Italia per ben nove date. Ford è sicuramente un amante del nostro Paese tanto che parla un discreto italiano, anche durante il concerto, per presentare i brani ha usato un mix di americano e italiano suscitando nel pubblico molta simpatia e stima per questo fenomeno della musica fusion, del blues, del rock e del funk. Nella sua musica infatti, nulla di tutto ciò viene mene, non a caso stiamo parlando di un musicista che ha suonato con dei dell’olimpo musicale quali Miles Davis e Joni Mitchell.

Il concerto è proseguito tra vecchi successi rock-fusion come Same Train o quei brani dedicati alle terre dove la sua musica ha avuto origine come Indianola e Oh Viginia. Spazio anche per le cover: Fare Child di Allen Toussaint e Baby Plese Set a Date, di Elmore James come brano di chiusura.

Da buon musicista e virtuoso del genere, Robben Ford ha lasciato spazio agli assoli di batteria e di basso (molto interessante la giovanissima bassista) durante i quali Ford si metteva in disparte sul palco a braccia incrociate dietro, per ascoltare insieme al pubblico la performance solista del suo musicista. Il concerto, che non ha mai trovato momenti di stallo musicale, è andato aventi per un’ora e mezzo generando quindi un groove continuo che non ha impedito al pubblico di muoversi nonostante le poltrone un po’ strette.

Una serata unica e indimenticabile per gli amanti di questo poliedrico musicista che ha saputo, nella sua discografia, esprimere il meglio di molte tradizioni musicali e restituirlo con le migliori virtù chitarristiche. Robben Ford ha trattato il pubblico con la gentilezza e una cordialità unica e il suo strumento con la decisione di chi, di palchi, ne ha calcati innumerevoli e sempre con lo stesso entusiasmo, enfasi e voglia di divertire il pubblico. Missione riuscita.

 

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