Recovery Fund:
il ruolo dei sindaci

Recovery Fund
e la metafora delle maree

Per spendere al meglio i soldi europei bisogna affidarsi ai sindaci
e alla loro capacità di interpretare gli interessi delle comunità locali

di Maria Rita Curcio

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il ruolo dei sindaci

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e la metafora delle maree

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e la metafora delle maree

di Maria Rita Curcio
Recovery Fund

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il ruolo dei sindaci

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e la metafora delle maree

Per spendere al meglio i soldi europei bisogna affidarsi ai sindaci
e alla loro capacità di interpretare gli interessi delle comunità locali

di Maria Rita Curcio
5 minuti di lettura

La pandemia, anche sul fronte della dialettica centralismo-autonomie locali ha fatto esplodere un conflitto già latente che, prendendo vita da un motivo di ordine sanitario, ha manifestato tutta la sua portata in diversi ambiti dell’organizzazione amministrativa dello Stato e nel vivere sociale e civile degli italiani.

Il virus ci ha costretto a rimanere chiusi in casa, ad interrompere frequentazioni di luoghi e di persone, anche familiari, ci ha indotto insomma ad una “chiusura” che inevitabilmente si è riflessa sull’habitat di ogni comunità, più o meno vasta, urbana o rurale che sia.

E mentre tutto rimaneva sospeso, diffondendosi nell’etere il prodotto di uno smart working che, pur marcando distanze già incancrenite, legittimava la virtuale presenza di uno Stato che, attraverso i propri operatori tentava di continuare a fornire servizi ai cittadini, le comunità si ritraevano dai territori .

Come dopo il ritrarsi del flusso di una marea, ciò che è cominciato ad apparire sotto i nostri occhi, era una geografia mutata non tanto nella morfologia dei luoghi, ma nella percezione degli stessi; certamente luoghi familiari la cui frequentazione suscitava una paura nuova, venivano comunque rivissuti con un rinnovato gusto alla fruizione facendoci cogliere bellezze e sfumature rimaste incognite sotto i nostri occhi indifferenti, prima delle lacrime versate a causa della pandemia.

I luoghi familiari rimasti quasi deserti ed incontaminati dalla presenza umana per diversi mesi, mostravano potenzialità nuove e prima, forse impensabili e che vanno delineando l’esigenza di ripensare la vocazione dei territori ridisegnandone la progettazione e quel futuro e quel destino che, fino ad un giorno prima del lockdown del marzo dello scorso anno, sembravano già scritti nel dna delle comunità e dei territori stessi.

Ridisegnare i territori ed il loro destino, anche rispetto allo Stato centrale, vuol dire governare le comunità ed i territori non solo arginando le maree che si alzano, fino a sommergerle, ma anche gestire i fenomeni che si vanno manifestando per preservare e rilanciare le comunità territoriali avendo consapevolezza delle risorse e delle tradizioni, ma anche delle peculiarità e potenzialità delle stesse.

Così come abbiamo visto infatti moltissimi sindaci combattere in prima linea contro il dilagare della marea del virus, non solo attraverso gli atti formali quali le ordinanze contingibili ed urgenti di chiusura, ma anche mettendosi in gioco di persona, attraverso la distribuzione di viveri, medicinali e generi di prima necessità e coordinando le azioni di protezione civile a livello locale, adesso gli stessi sindaci, anzi tutti i sindaci, dovrebbero cominciare a programmare azioni collettive, anche attraverso l’organo di rappresentanza qual è l’Anci, affinchè la marea del Recovery fund non dilaghi inutilmente sui territori, lasciando, allorchè si sarà ritratta, soltanto qualche graziosa conchiglia.

E se da un lato è vero che, il primo problema che si pone quando si pensa alla marea di risorse economiche che dovrebbe portare il Recovery Fund, è quello della esigenza di riuscire a strutturare finalmente una classe dirigente in grado di progettare e spendere efficacemente e velocemente queste risorse, è assolutamente vero il fatto che vanno tenuti presenti una serie di altri fattori di altrettanto, se non addirittura maggiore importanza.

Il coinvolgimento della comunità locale nella riprogettazione dei territori è infatti fondamentale per coglierne le esigenze in termini di bisogni primari e di crescita e maturazione armonica di tutti i consociati  nel rispetto di quel patto tacito che sta alla base di ogni convivenza comunitaria, affinché il possibile cambiamento, non solo in termini di sviluppo economico e produttivo, ma anche di costumi e più in generale antropologico, non sia vissuto passando inevitabilmente dallo scontro fra categorie e portatori di interessi contrapposti e più in generale fra Stato ed enti locali.

Le comunità non devono “subire” ciò che in sedi lontane, centralizzate o da potenti lobby viene deciso per loro in termini di sviluppo, ma contribuire a delineare un positivo rapporto fra società ed economia a partire dalle tradizioni, dalle peculiarità e dalla storia di ogni territorio, dalla sostenibilità e rispetto per l’ambiente passando dalla valorizzazione del Sapere globale, delle conquiste tecnologiche più avanzate, dalla possibile valorizzazione degli investimenti di multinazionali o di flussi di migranti adulti o minori non accompagnati ,  non solo da accogliere per gestire risorse  economiche finalizzate, ma anche con la prospettiva di integrazione sostanziale nelle comunità locali.

Solo il saper fare dei sindaci, la capacità che avranno di far sentire forte e chiara la loro voce, che sia amplificatore del sentire delle comunità locali che rappresentano, potrà essere la giusta chiave che aprirà ad un futuro di ripensamento e riprogettazione dei territori in termini di sviluppo economico e antropologico   dove il governo dei luoghi non sia disgiunto dal governo e dalla gestione dei flussi economici.

I sindaci quindi dovranno interpretare il loro primario ruolo di rappresentanti della comunità locale, coinvolgendo ed ascoltando la comunità medesima, tenendo in gran conto  il  contributo che essa deve essere chiamata a dare affinchè possano essere declinati i progetti strategici  necessari ai territori, che nella loro diversità costituiscono la ricchezza dell’Italia, e utili a realizzare il più generale progetto di comunità locale di cui i cittadini sono componente principale e soggetti attivi.

I sindaci sono riusciti e stanno riuscendo, pur fra mille difficoltà a governare la marea della pandemia ed anche l’onda lunga che non arretra, dovranno riuscire a gestire anche l’onda lunga del centralismo e del lobbysmo, utilizzando tutti i mezzi che, anche in tempo di pandemia, la tecnologia mette a disposizione, affinché la voce delle comunità locali non sia soffocata dal vento che regola il flusso delle maree.

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