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Fanciulli scrisse: “Tutto il cielo è popolato di stelle. Sono le stelle piccolissime e immense. Sono punti d’un ricamo luminoso che scintillano su un velluto cupo, che tramano su un velo diafano, che impallidiscono su una seta cilestrina. Sono lucciole erranti per prati infinitamente vasti, con un palpito continuo, mai stanco.”

E a volte sono stelle cadenti quelle che illuminano l’anima dei creativi, una fonte d’ispirazione per gli stilisti che da Valentino a MSGM, dall’Haute Couture al Pret à Porter, ce le hanno presentate anche quest’anno, ma più poetiche che mai: grandi e stilizzate, perfetta riproduzione di costellazioni o spruzzi oro su sete color notte. In qualunque versione queste stelle tracciano scie nette e come i tagli di Fontana rompono superfici piatte e ci aprono verso qualcosa di più.

Non vediamo più versioni cartoon come nell’inverno del 2011/12 di Miu Miu o le impersonificazioni di dee presentate da Dior, non sono come da Armani nell’estate 2013 lanciate come mille punti luminosi su tessuti impalpabili e tantomeno come da Hilfinger nel 2014 che ne aveva mostrato un lato più festoso o Chanel un lato più western.

“Chi ci ha dato gli occhi per vedere le stelle senza darci le braccia per raggiungerle?” Ce lo chiedeva Florbela Espanca e c’è chi imperterrito prova a risponderle, anzi a darcele queste braccia in una continua interpretazione e reinterpretazione, in un continuo ciclo, in un continuo studio per catturare quella sensazione impalpabile di eterno e malinconia sui cui le stelle ci lasciano affacciare.

Si dice che quando una persona guarda verso le stelle è come se cercasse di ritrovare la propria dimensione dispersa nell’universo ed è questa missione impossibile che ispira la malinconia. Ma la malinconia non sempre è un sentimento negativo, non è un emozione negativa quella che la moda vuole riconsegnarci da questa ricerca, non è una dimensione dispersa, ma qualcosa da riconoscere.

Anzi, “Credo che la malinconia sia un problema musicale, una dissonanza, un ritmo alterato. Mentre fuori tutto accade con un vertiginoso ritmo da cascata, dentro c’è una lentezza esausta da goccia d’acqua che cade di tanto in tanto” diceva Alejandra Pizarnik, e anche se può sembrare un eresia pensare che proprio il frenetico mondo della moda possa restituirci il significato di qualcosa di cosi lento, è proprio in questa continua e metodica ricerca che la moda ci mostra una storia.

È una storia fatta di passato, di storie scritte addosso e di suoni. Sono storie che verranno indossate e che saranno strumenti di comunicazione visivi, di ciò che siamo e sentiamo. Valentino ci ha dato le parole con testi adagiati su organza riprodotti in fili d’oro che spaziano da Dante a Battiato a Prévert, mentre Dolce & Gabbana ci ha dato i suoni riconsegnandoci gli spartiti della Carmen, dello Schiaccianoci e del Lago dei Cigni tra un esibizione e l’altra di Roberto Bolle nel foyer della Scala.

Moda poesia

La moda ancora una volta ci dimostra che non è superficialità, ma superficie; arte espressiva dove noi siamo le tele di noi stessi, spazi bianchi in cui adagiare storie fatte di seta e cotone, tagli nella tela che mostrano e celano quello che siamo. E la moda è un po’ come il significato che Monica Vitti ha dato alla poesia: “La poesia è una grazia, una possibilità di staccarsi per un po’ dalla terra e sognare, volare, usare le parole come speranze, come occhi nuovi per reinventare quello che vediamo.”

A cura di Martina Cotena.

Quando la Moda si offre in poesia ultima modifica: 2015-03-16T11:58:03+00:00 da Martina Cotena

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