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La nebbia non mi dispiace dopotutto, non sai mai cosa nasconda il suo mistero lattiginoso e impenetrabile. Si posa sulle cose come la cappa di un prestigiatore e le smaterializza. Mi sorprendo a immaginare la città – i binari ingoiati dalla volta Liberty, i taxi in coda all’uscita, i senzatetto avvolti nei cartoni e nel respiro dei loro cani, le sagome in giacca e cravatta dagli occhi vacui – tutto questo fluire, dissolversi nel nulla.
Dalla nebbia non sai mai cosa aspettarti, magari giri l’angolo e incroci il fantasma di Jannacci. Era troppo forte Jannacci! Dai binari arriva quell’odore acido di ferro consumato. La stazione è illuminata, i tabelloni che segnano arrivi e partenze sono presi di mira da tanti sguardi. Pendolari, lavoratori. Ragazzi con degli enormi zaini sulle spalle. È inutile, non mi abituerò mai a queste temperature. Mi avvicino ad uomo seduto in un bar, ho bisogno di un’informazione. Il signore di mezz’età sorride. Mi fissa negli occhi. Ha riconosciuto il mio accento. Si sente molto? Gli chiedo. Abbassa lo sguardo. Purtroppo non ha la risposta alla mia domanda. Va bene, grazie; Lo saluto. Ho freddo, forse perché in treno non ho dormito, c’era troppo rumore. Eppure questo cappotto è caldo. I guanti, sono i guanti che non scaldano. Milano, stazione centrale.
Questa volta il viaggio è stato più lungo del solito, un ritardo quasi di un’ora per via di quello sciopero sindacale dei macchinisti. Intanto meglio farsi quattordici ore di viaggio che imbarcare la chitarra in stiva con un volo low cost. Dopo quello che mi è costata, risparmi di qua, risparmi di là. Dovrei prendere quel tipo di custodia che resiste a qualsiasi urto. Sì, devo prenderla. Intanto chi non suona fatica a capire l’attaccamento che si ha verso lo strumento. È un’appendice del proprio corpo. La chitarra, è bella per questo, te la puoi portare sempre dietro, al mare in montagna. La prima volta che ne ho imbracciata una ero un bambino, mi sembrava enorme.
Via Martin Luther King, 14. È questo l’indirizzo del piccolo teatrino in cui devo suonare. Ok … Maps dice che ci vogliono 45 minuti. Tram, metro. Perfetto! Posso andare nel B&B dove ho prenotato, che si trova a 10 minuti dal teatro, e dormire qualche ora.
Quando ho iniziato a scrivere canzoni, volevo proprio questo: viaggiare. Fare dei concerti nelle città più belle d’Italia, magari del mondo. A dire il vero, mi sono divertito pure quando sono finito in dei posti sperduti. Ricordo quella notte con Mario, tornavamo dalla Puglia, avevamo suonato ad un concorso per cantautori; dopo più di due ore di strada provinciale ci siamo resi conto di essere finiti nel nulla, il navigatore ci aveva portati in una amena campagna. Buio. D’improvviso sonno, paura, risate; poi ne siamo usciti sani e salvi. Mario che era andato in fissa per una ragazza, e cantava a palla le canzoni di Domenico Modugno, dietro un cd comprato sottocosto in un Autogrill. Di notte negli Autogrill incontri camionisti, altri musicisti. Poliziotti.
Viaggiatori pochi. Tutti a lamentarsi del caffè. Quello del musicista non è un lavoro, è un hobby, una passione. Questo è quanto ti dicono in tenera età. Eccezion fatta se decidi di studiare in conservatorio. Allora la musica cambia. Eppure, se mi metto a contare le ore impiegate in questo hobby mi rendo conto che non esiste nessun contratto sindacale che può inquadrarmi. Notte, giorno, non c’è un inizio e non si vede un fine lavoro. Penso che ognuno dovrebbe essere messo nelle condizioni di trovare la professione che ama svolgere. Qualcuno lo ha scritto persino nella Costituzione della Repubblica Italiana. Ma forse ricordo male.
La scorsa settimana ero a Roma, poi di nuovo in Calabria, e oggi Milano. Fa davvero freddo! Non è colpa dei guanti. Oggi fa molto freddo a Milano. In tanti mi dicono che se voglio continuare a fare questo lavoro devo andarmene dalla Calabria, dal Sud, altri sottolineano che è proprio l’Italia che non va. Spesso mi viene da dargli ragione. Ho vissuto in Svizzera per un periodo, a Lugano, e bisogna riconoscere che hanno un’altra considerazione dell’Arte, nelle sue forme di espressione. Le istituzioni statali sovvenzionano gli artisti, il pubblico frequenta i Festival che sono numerosi e di diverso genere. Esiste un grande rispetto. Dovremmo prendere esempio. È un paese strano l’Italia.
Scrivo canzoni per amore. Amore, e fascino verso “ l’essere umano “, in perenne lotta e movimento con la vita. Vita, piena di contraddizioni, di fragilità, di crisi irrisolte. Di gioia inaspettata, e speranza sempre custodita, in sordina. Penso all’arte, alla musica, alla scrittura, come un atto d’amore, capace di compiere delle “ piccole “, spesso invisibili ai più, ma importanti rivoluzioni, un grimaldello che può, o almeno provare a, sovvertire un equilibrio di menti e libertà, che oggi sono sotto anestesia. Sono drogate.
Dovrebbero sentirmi i mie professori del liceo, sempre pronti a riempirmi di insufficienze!
Alessandro Manzoni, B&B, sono arrivato. Chissà cosa ne pensa Manzoni del fatto che gli hanno intitolato un B&B. Va bè, a Padre Pio non è che sia andata meglio, con tutte le pizzerie che portano il suo nome.
Domani mi tocca scendere nuovamente in Calabria, e poi altre date in Sicilia. Insomma la musica non è un lavoro, ma un po’ ci somiglia. Come impegni, spostamenti, e ogni tanto stanchezza. Anche se nel mio caso, come “ Lavoratore Autonomo “, si affianca bene a tutte le libere professioni che operano in Italia. Professioni con tutele, sanitarie e previdenziali, quasi assenti. Se poi penso a tutti gli amici che sono precari tra contratti a progetto, lavori a chiamata, e altro … insomma poi tutta questa differenza tra lavoro e hobby comincio a pensare che non ci sia.

Buongiorno, ho riservato una camera. Le do la patente ok?

Sì, confermo una sola notte.

Come dice? Che lavoro faccio? Sono un Cantautore.

Scusi, non ho capito, può ripetere?

Ah! Non può scrivere Cantautore? Certo, certo. Allora faccia una cosa, scriva: Sognatore!

di Gaspare Tancredi, all rights reserved

Professione, sognatore. ultima modifica: 2018-02-07T15:13:08+00:00 da Redazione

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