“Sotto sorveglianza”
anche per un libro

Scrittore "sotto sorveglianza":
tra le aggravanti il suo libro

La Procura di Torino ha chiesto la misura della sorveglianza speciale
nei confronti dell’attivista e scrittore Marco Boba. Il motivo: il suo libro

di Stefano Pazienza

“Sotto sorveglianza”
anche per un libro

Scrittore "sotto sorveglianza":
tra le aggravanti il suo libro

Scrittore "sotto sorveglianza":
tra le aggravanti il suo libro

di Stefano Pazienza
Sotto sorveglianza

“Sotto sorveglianza”
anche per un libro

Scrittore "sotto sorveglianza":
tra le aggravanti il suo libro

La Procura di Torino ha chiesto la misura della sorveglianza speciale
nei confronti dell’attivista e scrittore Marco Boba. Il motivo: il suo libro

di Stefano Pazienza
2 minuti di lettura

I miei genitori, evidentemente sbagliando, mi hanno insegnato che di per sé la lettura di un libro non è mai qualcosa di biasimevole. Da ragazzo, sul comodino della mia stanza vi erano contemporaneamente le Confessioni di Sant’Agostino e il manifesto del partito comunista di Karl Marx.

Io ero un fan del secondo libro, pur apprezzando la profondità del primo; i miei, cattolici praticanti, avevano altre idee, ma mi guardavano con sguardo benevolo mentre scoprivo che il fantasma comunista avrebbe di lì a poco cambiato il mondo.

Con chiare reminiscenze socratiche, i miei poveri genitori mi hanno dato questa errata idea che la cultura e la conoscenza, di per sé, siano positive, e non vadano mai tarpate.

Sbagliavano, ora me ne rendo conto scrutando il comportamento della Procura della Repubblica di Torino, chiaramente più titolata dei miei a spiegare al mondo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Scopro infatti che la Procura ha chiesto la misura della sorveglianza speciale (che si compone in limitazioni della libertà personale, quali limiti alle uscite in alcuni orari, divieto di frequentare certi luoghi ecc.) nei confronti dell’attivista e scrittore Marco Boba.

La sua “pericolosità sociale” (presupposto indefettibile per la richiesta della misura para-penalistica) consisterebbe tra l’altro nell’aver addirittura scritto un libro!

Sarà un libello sedizioso, come quelli scritti in altri tempi e che accorciavano molto spesso le vite degli autori?

In realtà è un romanzo di finzione, dal titolo “Io non sono come voi”. È la storia di un uomo che non sopporta più la discrepanza tra il mondo che vorrebbe e la realtà esistente, e che intraprende la via dell’autodistruzione, fino alla morte.

Chiaramente un libro non ascrivibile al genere autobiografico, poiché l’autore è tanto arzillo da essere considerato socialmente pericoloso!

Nella richiesta della misura della prevenzione speciale, viene citato uno stralcio del romanzo (con poca fantasia, esattamente quello riportato sul retro di copertina!), in cui si dicono le seguenti scabrosità: “Io odio. Dentro di me c’è solo voglia di distruggere, le mie sono pulsioni nichiliste. Per la società, per il sistema, sono un violento, ma ti assicuro che per indole sono una persona tendenzialmente tranquilla, la mia violenza è un centesimo rispetto alla violenza quotidiana che subisco, che subisci tu o gli altri miliardi di persone su questo pianeta”.

Parole forti, certamente.

Anche se reminiscenze delle scuole superiori mi fanno pensare che i miei professori (bombaroli, non v’è dubbio), mi fecero leggere di un tal Cecco Angiolieri, che proferiva addirittura la seguente frase: “S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo”.

Certamente un proposito criminale!

Ed infatti, il povero Cecco Angiolieri venne allontanato da Siena per via di un “bando politico”, una sorta di sorveglianza speciale ante litteram

Ma che ci vogliamo fare, quello era il medioevo! 

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