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Isola di Samo (Grecia), 530 a.C circa, durante i lavori per la fornitura di acqua si dovette moderare il consumo di vino dei lavoratori; ci pensò Pitagora, inventando la Coppa della Giustizia. Ecco come funziona…

Vi aspetto tutti al prossimo – e primo – articolo della DIVIGNA COMMEDIA in cui parleremo di una Coppa molto speciale, che ci riporta nell’Antica Grecia…così finiva la presentazione dell’ultimo articolo che ci preparava a degustare un nuovo anno di letture, addentrandoci nei meandri della storia, nei passaparola, nella letteratura e dunque nel Tempo che, come si sa, migliora il vino.

Sul Tempo, Chronos, ci sarebbe molto da dire, ma non è di divinità che parleremo oggi, bensì di un’invenzione molto particolare, la Coppa di Pitagora. La scelta del titolo di questo articolo è stata la più ardua tra tutte, credo. I riferimenti più banali sarebbero potuti essere alla Coppa – parliamo di Champions? Non mi sembra il luogo adatto (e io, ahimè, non ne parlo volentieri di questo argomento!)… Parliamo di leggi ? In quante città ancora oggi limitano il consumo di alcolici o non si può bere prima di guidare? Eppure la soluzione, come sempre, la porta il Genio Umano. Ed è per questa ragione che colui che ha teorizzato un Teorema conosciuto ai più (e se pensate a Marco Ferradini o Aldo, Giovanni e Giacomo vi sbagliate!) ha anche sfruttato un Principio divenuto solo molti secoli più avanti di sapere comune: il principio dei vasi comunicanti.

pitagora

Ma non parliamo solo di un principio fisico, bensì, in questo caso, anche di un principio morale, e volendo dirla tutta, politico. Siamo infatti sull’Isola di Samo (Grecia), 530 a.C circa, sotto la tirannide di Policrate, che tentò di fare di Samo una potenza egemone nel mar Egeo.

Policrate, grazie alle ingenti ricchezze accumulate attraverso il dominio dei mari, face innalzare possenti mura attorno alla propria capitale e, per poterla approvvigionare d’acqua in caso d’assedio, fece scavare una galleria lunga più d’un chilometro attraverso un monte, nella quale venne ricavata una condotta che trasportava l’acqua captata dalle numerose fonti dell’isola, e la convogliava in città.

Durante i lavori per la fornitura di acqua, Policrate cercava invano una soluzione per moderare il consumo di vino dei lavoratori. Fu per questa ragione che venne chiesto a Pitagora di porre rimedio a tale problema che avrebbe comportato il rallentamento dei lavori ed una peggiore produttività.

Così Pitagora invento la Coppa della Giustizia. Apparentemente è una normale coppa al cui interno è segnata una tacca, che simboleggiava la quantità di vino concessa a ciascun operaio. Finché ci si tiene sotto quel livello la coppa si comporta come un normale bicchiere, ma non appena si eccede tutto il contenuto viene rovesciato a terra tramite un piccolo foro presente nella parte inferiore della coppa. Fino all’ultima goccia.

pitagora

Il funzionamento dipende da un principio di pressione idrostatica, alla base poi del concetto dei vasi comunicanti. E fu così dunque che il matematico, che abbandonò poco dopo l’isola alla volta di Crotone, dove fondo la sua Scuola – e certamente bevve ben altri vini! – risolse un problema di risorse, di moderazione e di giustizia, che appariva sull’isola un dilemma divino, mentre fu solo un quesito di-vino.

 

Spero abbiate gustato questa prima Storia della DIVIGNA COMMEDIA con moderazione e che non abbiate cercato di leggerla tutta d’un sorso facendola scivolare via tutta. E dopo questa Ouverture “stuzzicante” iniziamo davvero il nostro percorso nel Tempo e nello Spazio ed andiamo a scoprire insieme le origini del vino…

di Fabrizio Spaolonzi, all rights reserved

In Principio fu il Vino: la Coppa di Pitagora ultima modifica: 2017-10-13T06:55:05+00:00 da Fabrizio Spaolonzi
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A proposito dell'autore

Under 30 - così non devo aggiornare questo profilo per un pò di anni - torinese, un pò veneto, un pò lombardo, con trascorsi esteri e fortemente romani. Ho studiato diritto ed economia, per ritrovarmi a scienze politiche prima di lavorare in finanza. La vita? È un fiume in piena, bisogna saper remare bene, mai perdere pazienza e speranza e sapersi rialzare quando si cade. E proseguire. Obiettivi? Tanti. Ambizioso? Certo, ma non arrivista. E, sì, c'è una sostanziale differenza. Sono un Freak? Non lo so, ma certamente a modo mio, come tutti, non posso giudicarmi normale. Tutti mi chiedono di descrivermi in tre parole, ma io preferisco dire cosa non sono, a volte suona più chiaro! Non sono: monotono, tedioso, borioso, quotidiano, grigio, tetro, troppo serio. (Alto). Scrivo di vino perchè mi piace. Sì, mi piace scrivere; sì, mi piace il vino. Degusto la vita come degusto il vino, imparando a poco a poco.

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