Presto al voto?

di Cecilia Bonacini

Presto al voto?

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Presto al voto?

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Tra le notizie delle ultime settimane, ha suscitato particolare attenzione il presunto incontro privato tra l’ex premier Matteo Renzi ed il leader della Lega Matteo Salvini che, stando a quanto riportato da La Stampa e Fatto Quotidiano, si sarebbero trovati per mettere a punto una strategia volta alla reciproca salvezza (politica) visto l’instabile equilibrio del Governo Conte-bis. Entrambi hanno smentito pubblicamente la notizia, ma le voci non sono scemate. Così, è tornato al centro dell’attenzione il ruolo giocato dal senatore Renzi e dal suo nuovo partito, Italia Viva, sul futuro del governo giallorosso e sui possibili sviluppi dello scenario politico italiano.

Da quanto dichiarato dai due leader le questioni all’ ordine del giorno sembrano essere due: la tenuta della maggioranza di Governo – incrinata dagli scontri tra le forze politiche su una serie di issue quali la manovra di bilancio, MES, Ilva e Alitalia, autonomie e dall’ esito delle regionali in Emilia Romagna che si terranno in data 26 gennaio 2020 – e le proposte di revisione della legge elettorale.

Per quanto riguarda il primo tema si pone il problema di come Italia Viva intenda muoversi alla luce dei costanti dissapori con Pd e M5s. L’annuncio del Presidente del Consiglio della necessità di una verifica dello stato della maggioranza, prevista per l’anno nuovo, una volta approvata la legge di bilancio, è un primo segnale d’allarme sulla condizione del Governo. Uno strappo dei renziani insieme alle fuoriuscite di alcuni parlamentari dai partiti di governo potrebbero seriamente mettere in discussione la permanenza al potere dell’attuale compagine. Se, da un lato, Renzi si sente messo con le spalle al muro dagli alleati, dall’altro sa di essere una pedina non sostituibile nella maggioranza e sta così rivendicando la propria posizione senza esclusione di colpi. Al contempo, sembra che abbia attivato (o mantenuto) determinati canali di dialogo con le opposizioni, specificatamente sulle sorti del governo e sulla revisione della legge elettorale, il che darebbe luogo a nuovi giochi di forza tra partiti.

In particolare, in questi giorni si sente parlare della volontà di superare il Rosatellum e di una possibile convergenza su un sistema elettorale proporzionale, anche da parte di forze politiche da sempre sostenitrici del maggioritario. Verosimilmente per la sinistra sarebbe l’unico modo di contenere un’avanzata leghista (a maggior ragione in vista dalla prossima elezione del Presidente della Repubblica), mentre le destre, con gli opportuni correttivi, riuscirebbero ad ottenere una maggioranza solida. Sia Renzi che Salvini avrebbero ceduto a questa eventualità: il primo per assicurarsi la massima resa di quel 5 % di consenso finora consolidato, l’altro invece per velocizzare i tempi ed arrivare ad un voto in primavera. I problemi iniziano a sorgere quanto alle declinazioni del sistema proporzionale, che per qualcuno dovrebbe essere puro e per altri sul modello di quello spagnolo – ossia un proporzionale dotato di meccanismi di correzione nell’ assegnazione dei seggi tendente a favorire i partiti medio-grandi come la Lega. Di Maio, dal canto suo non si è sbilanciato, ma è probabile che voglia riconfermare la funzione del Movimento 5 Stelle quale ago della bilancia nelle sorti delle coalizioni.

Qualunque cosa si stia progettando – il cronoprogramma di Conte, PD e M5S, un nuovo asse tra Iv e l’opposizione, elezioni anticipate, ecc. – ad oggi, risulta essere più vicino un accordo sulla revisione del Rosatellum piuttosto che un prosieguo del Governo giallorosso.

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